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Richiesta di indennizzo record nel caso Rishikof

La donna di 64 anni è stata investita da un veicolo dell'ambasciata svizzera di Washington. Darcy Spencer

Harvey Rishikof, marito della donna uccisa a Washington da un veicolo dell’ambasciata svizzera, ha chiesto al governo elvetico un risarcimento di 10 milioni di dollari. Una somma insolitamente elevata, anche negli Stati Uniti, rileva un professore di diritto civile.

Trudith Rishikof era stata investita il 6 ottobre mentre stava attraversando una strada della capitale statunitense. Al volante del grosso SUV dell’ambasciata svizzera c’era un impegato della rappresentanza elvetica che, nel 2008 a Ginevra, era finito al centro della cronaca per aver denunciato il suo padrone di allora Hannibal Gheddafi (figlio dell’ex leader libico) per violenze fisiche e morali.

Conosciuta negli ambienti francofoni di Washington per aver lavorato 18 anni nel consiglio di amministrazione dell’Alliance Française, Trudith Rishikof è deceduta in seguito alle gravi ferite.

Il 22 dicembre 2011, suo marito Harvey Rishikof ha depositato una denuncia contro il governo svizzero al tribunale distrettuale di Washington, nella quale chiede un risarcimento di 10 milioni di dollari (9,4 milioni di franchi).

Contattato da swissinfo.ch, il portavoce dell’ambasciata afferma che il governo svizzero ha preso conoscenza dell’azione legale di Harvey Rishikof dalla stampa. «È la prima volta che sentiamo parlare di questa denuncia, di cui non abbiamo preso ufficialmente atto», spiega Norbert Bärlocher, aggiungendo che l’ambasciata ha assunto degli avvocati difensori.

Nessun contatto con la polizia

Il Dipartimento federale degli affari esteri non si esprime sull’identità dell’accusato. La stampa ha però recentemente rivelato che si tratta di una persona trasferita a Washington per ragioni di sicurezza. In altre parole: per timore di subire rappresaglie nel quadro della vicenda Gheddafi.

«Lavorava all’ambasciata da anni in qualità di autista e di impiegato», precisa il portavoce. Alla domanda se l’autista sia stato sospeso o licenziato dopo l’incidente, Bärlocher indica che «continua a lavorare per l’ambasciata, ma non guida più».

L’ambasciata, prosegue, «non è stata contattata dalla polizia» in merito all’incidente. Il giorno del dramma, aggiunge Bärlocher, «qualcuno dell’ambasciata si è recato sul luogo dell’incidente». L’ambasciatore svizzero Manuel Sager ha inoltre inviato una lettera di condoglianze al signor Rishikof «alcuni giorni dopo».

A tutte le altre domande, Norbert Bärlocher ci risponde invece con un «no comment», sottolineando che è Berna a gestire la vicenda.

Una somma «molto elevata»

Dopo essersi procurato una copia della denuncia depositata dal vedovo della vittima, swissinfo.ch ha sottoposto il documento a Michael Krauss, noto professore di diritto civile all’Università George Mason, nei pressi di Washington.

Negli Stati Uniti, spiega Krauss, «è estremamente frequente, addirittura normale» chiedere un indennizzo per compensare la perdita di guadagno occasionata alla famiglia dalla morte di una persona.

Tuttavia, puntualizza il giurista americano riferendosi al caso della signora Rishikof, «l’età della vittima, che avrbbe presto compiuto 65 anni, e il fatto che non avesse un impiego remunerato, sono fattori che dovrebbero ridurre, o persino azzerare, l’indennizzo per mancato guadagno».

Il montante del risarcimento è secondo Krauss «molto atipico». Anzi, aggiunge, nella storia giudiziaria di Washington gli indennizzi non hanno mai raggiunto la cifra di 10 milioni di dollari.

Secondo il professore, questa somma potrebbe essere raggiunta soltanto se la famiglia della vittima reclamasse un risarcimento punitivo, e non solo compensatorio. Questo scenario presuppone una serie di aggravanti a carico del conducente, come ad esempio l’abuso di alcol, l’utilizzo del cellulare o un’altra violazione del codice stradale al momento dell’incidente. Tali circostanze non sono però menzionate nella denuncia.

Per questo tipo di denuncia, ritiene Krauss, «il montante chiesto è molto elevato».

Chi ha sbagliato?

Nel caso in cui la denuncia dovesse portare a un processo, invece che a un accordo extragiudiziario, ad essere determinante sarà il comportamento del conducente e della vittima al momento dell’incidente. Il conducente ha rispettato le regole della circolazione? La vittima stava attraversando sulle strisce pedonali?

Il comportamento della vittima è in effetti un aspetto particolarmente importante a Washington, tra i sei distretti e Stati americani in cui l’accusato non è affatto ritenuto responsabile se la vittima ha contribuito all’incidente per negligenza.

«L’unica eccezione a questa regola della

contributory negligence

è quando l’accusato ha infranto la legge. In questo caso è assolutamente responsabile, anche se la vittima ha agito con negligenza», spiega Krauss.

Alla guida del veicolo dell’ambasciata svizzera di Washington coinvolto nell’incidente c’era il cameriere-domestico che, nel luglio del 2008, denunciò Hannibal Gheddafi alla polizia ginevrina.

L’ex dipendente di nazionalità marocchina affermò di aver subito violenze fisiche e morali da parte del figlio dell’ex leader libico Muammar Gheddafi.

L’intervento energico delle forze dell’ordine ginevrine e la breve detenzione di Hannibal Gheddafi fu all’origine di tensioni tra i due paesi.

Tripoli reagì con una serie di ritorsioni nei confronti di cittadini e imprese svizzere in Libia.

A farne le spese furono soprattutto i due ingeneri svizzeri Rachid Hamdani e Max Göldi, trattenuti in Libia per quasi due anni (fecero ritorno in Svizzera rispettivamente nel febbraio e nel giugno 2010).

La crisi con la Libia, tra le più delicate affrontate dal governo svizzero, si è definitivamente conclusa nel fabbraio 2011, al momento dell’insurrezione popolare contro il regime di Gheddafi.

Traduzione e adattamento di Luigi Jorio

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