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Wikileaks, dispacci anche dalla Svizzera

250‘000 messaggi tra il Dipartimento di Stato americano e i diplomatici nel mondo sono stati pubbicati da Wikileaks e da alcuni media internazionali. Fra i dispacci, ce ne sono anche 255 provenienti dall’ambasciata statunitense a Berna.

I dispacci diplomatici sono stati pubblicati domenica sera da El Pais, Le Monde, Der Spiegel, The Guardian e New York Times e raccolgono le conversazioni tra Washington e le circa 270 ambasciate e consolati di diversi Paesi del mondo, in cui vengono tracciati, tra l’altro, i profili – a volte imbarazzanti – dei vari leader mondiali.

Silvio Berlusconi viene definito «incapace, vanitoso e inefficace» dall’incaricata d’affari americana a Roma. Putin è invece un «alpha dog», il maschio dominante, la cancelliera tedesca Angela Merkel «evita i rischi ed è raramente creativa», Nicolas Sarkozy è «un imperatore nudo», mentre Muhammar Gheddafi è «il dittatore più longevo del mondo».

Sotto le particolari attenzioni degli Usa sono finiti anche i vertici delle Nazioni Unite, a cominciare dal segretario generale Ban Ki-moon. The Guardian scrive che la segretaria di Stato, Hillary Clinton, ha chiesto di raccogliere i dati personali – compresi password, chiavi in codice usate per comunicare e anche dati biometrici – sui rappresentanti del Consiglio di Sicurezza.

Fra i circa 250’000 dispacci resi noti, 255 provengono dall’ambasciata americana a Berna e sono stati redatti tra la fine del 2005 e la fine di febbraio di quest’anno. Altri 432 messaggi derivano dalla US-Mission di Ginevra.

La parola “Svizzera” è apparsa 506 volte nei documenti pubblicati da The Guardian. Tuttavia, non è ancora dato sapere il contenuto esatto dei file. Infatti, sia i media internazionali che Wikileaks non hanno pubblicato gli argomenti dei messaggi per motivi di sicurezza. Nel web sono stati divulgati soltanto informazioni su date, mittente e parole chiave.

Wikileaks ha subito nel tardo pomeriggio di domenica un attacco informatico DDos (distributed denial-of-service attack) da parte di hacker che lo ha di fatto oscurato per diverse ore. La documentazione, che conta circa 250.000 file raccolti dal 1966 al 2010, è stata però pubblicata dai media internazionali. Stando a Der Spiegel, il 50% dei documenti non è classificato, il 40.5% è definito «riservato» e il 6% è «segreto».

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