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I giovani (ri)provano a farsi sentire

La sessione dei giovani è iniziata venerdì a Berna: due centinaia di politici in erba discuteranno temi d'attualità e formuleranno le loro proposte, di solito però inascoltate.

L’ordine del giorno della 19esima sessione dei giovani prevede – oltre a un dibattito tra i due ex ministri Adolf Ogi e Ruth Dreifuss – discussioni concernenti la politica famigliare, quella dei trasporti e la presenza di simboli religiosi nelle scuole. Le risoluzioni adottate dai giovani parlamentari (14-21 anni) saranno poi consegnate ai loro omologhi… più anziani.

Questi ultimi – però – di regola si limitano a prendere atto delle richieste ricevute, senza dar loro seguito. Stando alla banca dati del parlamento, infatti, soltanto una delle trenta proposte avanzate dai giovani dal 2000 a oggi è diventata una mozione approvata dal parlamento (quella sulla proibizione dei simboli nazisti e fascisti).

«Ogni volta è una delusione, ma allo stesso tempo ciò fa parte del processo politico», ha spiegato all’Agenzia telegrafica svizzera Geo Taglioni, responsabile della sessione. A suo parere l’esercizio è però tutt’altro che inutile, dato che molti ex partecipanti hanno scelto di aderire a un partito o di optare per una carriera politica. Segno che «è rimasta loro la motivazione per impegnarsi».

Un’opinione condivisa dalla presidente della Camera del popolo, Pascale Bruderer: «Non conta il risultato, bensì il processo che consente di formarsi un’opinione».

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