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Camera alta: depenalizzare la canapa

Legalizzare la canapa, ma non le droghe pesanti: è questa la volontà della Camera alta, che martedì ha accolto due iniziative cantonali per depenalizzare il consumo e il commercio della canapa.

In questo modo, i senatori vogliono inviare un segnale al Governo, che deve affrontare la questione nell’ambito della revisione totale della legge sugli stupefacenti. Le due iniziative sono già stata accolte dal Nazionale.

Nelle intenzioni dei Cantoni di Zurigo e Basilea Campagna, autori delle due iniziative, il consumo e il commercio di canapa – come anche dei suoi derivati – andrebbero esclusi dalla legge sugli stupefacenti. A proposito della commercializzazione, Zurigo chiede l’istituzione di un monopolio federale. Una posizione simile è prevista anche nel progetto di Basilea Campagna. Entrambe chiedono inoltre l’adozione di misure destinate alla protezione dei più giovani.

Christiane Brunner (PS/GE) ha criticato quella che ha definito una «doppia morale», che da una parte condanna il consumo della canapa e dall’altra autorizza alcool e tabacco. «Farsi uno spinello non è più pericoloso del bere vino bianco svizzero o fumare una sigaretta», ha rincarato Bruno Frick (PPD/SZ). Al coro si è aggiunto Hans Hofmann (UDC/ZH), secondo cui con le conoscenze attuali non si può porre la marijuana o l’haschisch sullo stesso piano dell’eroina. La canapa, inoltre, non rappresenta l’anticamera delle droghe dure, ha sottolineato.

Il Consiglio degli Stati ha respinto invece (38:1) l’iniziativa del canton Soletta che chiedeva la depenalizzazione di tutti gli stupefacenti, comprese le droghe dure.

La Camera alta ha inoltre trasformato in postulato una mozione di Filippo Lombardi (PPD/TI) in cui si chiede al Consiglio federale di prendere senza tergiversare misure per impedire abusi nella coltivazione della canapa a fini di droga e assicurare un miglior controllo della coltivazione e del commercio sia della canapa stessa che dei suoi derivati.

Il Governo – ha risposto la consigliera federale Ruth Dreifuss – ha già esaminato il problema ed è giunto alla conclusione che non è il caso ora, in modo urgente, prendere altre misure. Conviene invece seguire una «politica coerente».

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