La rete di Voltaire, ovvero il giornalismo nell’era di internet
Quali sono gli effetti delle tecnologie dell'informazione sul lavoro giornalistico? E potrà sopravvivere un giornalismo di qualità nel mondo di internet? A simili domande ha cercato di rispondere un seminario della Commissione nazionale dell'Unesco.
Internet è sulla bocca di tutti. Ma spesso l’attenzione è posta prioritariamente sugli aspetti economici della rete informatica. E ci si dimentica che internet è fatta anche di informazioni e di lavoro giornalistico. In questi termini Peter Ziegler, membro della Commissione nazionale dell’Unesco, ha introdotto giovedì a Berna un seminario intitolato “Il giornalismo nell’era della rivoluzione internet.” Scopo del seminario, quello di individuare i percorsi necessari e possibili del giornalismo nel mondo della comunicazione elettronica.
Internet è un medium giovane, ancora in piena evoluzione, con tassi di crescita e di innovazione estremamente alti. Le previsioni non sono dunque facili: “è come leggere i fondi di caffè” ha notato, neppure troppo ironicamente, la direttrice del centro di formazione per i media (MAZ) di Lucerna Sylvia Egli von Matt.
Ma una riflessione si impone, perché internet sta cambiando rapidamente il mondo e i modi dell’informazione. E almeno alcune tendenze sono riconoscibili e possono fornire qualche suggerimento. Provocatoriamente Roger Blum, professore di scienza dei mass-media all’università di Berna e presidente del Consiglio svizzero della stampa, ha proposto un paragone fra internet, un mercato medievale e la libellistica del Settecento.
Come nel mercato, internet offre merci, suoni, colori, rumori e come i fogli volanti dell’epoca dell’Illuminismo, distribuisce immagini e messaggi, spesso incontrollati e incontrollabili. Allora, in questo contesto, la differenza può essere fatta proprio dai giornalisti. In internet l’informazione è democratica, in teoria. Ma la massa di dati e il rischio di disorientamento sono tali che la funzione di selezione e confezione delle informazioni proprie del giornalismo rimangono, secondo Blum “irrinunciabili”.
Ma bastano capacità di selezione e di sintesi a fare del giornalismo un buon giornalismo? Una risposta indiretta, e negativa, è venuta da Ludwig Hasler, direttore del settore cultura del settimanale “Weltwoche”. Muovendo dall’ideale illuministico di soggetto dotato di capacità autonoma di giudizio, Hasler si è chiesto, retoricamente, se internet sia una “gigantesca macchina illuminista” che permetta una radicale democratizzazione dell’informazione.
Per rispondere, Hasler ha proposto una suggestiva lettura del coinvolgimento dell’illuminista Voltaire nel cosiddetto caso Calas. Nella sua residenza di Ferney, nella provincia francese, Voltaire era venuto a conoscenza, grazie alla sua amplissima rete di corrispondenti, della condanna del calvinista Jean Calas, accusato di aver assassinato il figlio convertitosi al cattolicesimo. Le informazioni raccolte da Voltaire tendevano prevalentemente a confermare la colpevolezza dell’uomo. Ma Voltaire diede il via ad un campagna giornalistica in difesa dell’innocenza di Calas che avrebbe condotto, dopo tre anni, alla sua riabilitazione postuma.
Cosa, si è chiesto Hasler, ha spinto Voltaire a convincersi dell’innocenza di Calas, nonostante il flusso di informazioni di segno contrario? La risposta si riassume in tre concetti: critica, cioè atteggiamento diffidente verso ogni medium e verso ogni tentazione di “surfare” sulla superficie delle informazioni, morale, cioè capacità di contrapporre idee forti al semplice abbandono all’ineluttabilità del reale, e buon senso comune, cioè conoscenza degli uomini, “al di là della loro rappresentazione mediale”. In conclusione, per Hasler internet non è che “un opulento strumento secondario”, che non può sostituirsi al giornalista in quanto soggetto pensante.
Una posizione altrettanto critica sulle relazioni tra giornalismo e internet, ma di segno assai diverso, è stata espressa da Hans Geser, ordinario di sociologia all’università di Zurigo. Secondo Geser, internet tende a mutare radicalmente le forme di trasmissione delle informazione. La rete è caotica, multilaterale, non gerarchica. Dati empirici sembrano confermare che gli utenti sono interessati più alle potenzialità comunicative delle nuove tecnologie che a quelle informative.
E-mail, chat-lines e newsgroups, cioè forme di comunicazione multilaterale, interessano più della forma classica di informazione unilaterale. Geser ritiene che la tendenza alla comunicazione orizzontale si possa riscontrare anche in altri settori della società: nelle aziende, nella scuola, nei nuovi movimenti sociali… e che questo comporti la necessità di un ripensamento del ruolo della stampa. I giornalisti dovrebbero abbandonare, secondo il sociologo, il loro “atteggiamento paternalistico” di “interpreti del mondo”, e proporsi piuttosto come broker dell’informazione, come consulenti nella lettura del flusso crescente di dati.
Louis Bosshart, direttore dell’istituto di giornalismo e comunicazione dell’Università di Friborgo, ha però indirettamente invitato ad una certa cautela nella lettura dei dati empirici sull’utenza di internet. Il popolo della rete è molto eterogeneo, la domanda degli utenti è estremamente differenziata ed è difficile leggerne tendenze definitive.
È toccato in conclusione, e non a caso, alla direttrice del MAZ Sylvia Egli von Matt, ricordare che il lavoro giornalistico su internet già esiste. La figura della redattrice o del redattore online non è ancora ben definita e aziende e paesi diversi hanno adottato profili professionali divergenti. Ma è comune la tendenza verso la multimedialità e verso la richiesta di competenze tecniche, oltre che giornalistiche. Ciò induce a porre particolare attenzione sulla formazione dei nuovi giornalisti, una formazione che non può assolutamente esimersi dal fornire solide basi di cultura generale a lavoratori che dovranno saper nuotare, e quando necessario scendere sui fondali, nel grande mare delle informazioni elettroniche.
Andrea Tognina
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