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Crisi climatica, più fatalismo e meno responsabilità individuale in Svizzera

due persone con una bandiera dello sciopero per clima sulle spalle sono in piedi in mezzo a una piazza
Tra la popolazione svizzera c’è un crescente distacco dalla questione climatica, nonostante le ricorrenti proteste per una maggiore azione a favore del clima, come qui a Berna il 23 settembre 2022. Keystone / Peter Klaunzer

Un’indagine internazionale mostra che la popolazione svizzera è meno propensa ad agire contro il cambiamento climatico rispetto a chi vive nei Paesi vicini. E questo nonostante la Confederazione sia tra le nazioni al mondo che si riscaldano di più.

“I risultati del 2026 indicano una svolta psicologica per la Svizzera”, afferma Marcus Burke, analista in Svizzera di Ipsos, tra le principali aziende mondiali di studi di mercato e sondaggi di opinione. Proprio mentre il Paese è fisicamente più esposto al riscaldamento globale rispetto a molti altri, si osserva “un netto affievolimento del senso di urgenza percepita e una preoccupante crescita del fatalismo climatico”.

Ipsos ha analizzato le percezioni dei rischi legati al cambiamento climatico e l’atteggiamento della popolazione nei confronti della transizione energetica. Il sondaggioCollegamento esterno pubblicato il 21 aprile ha coinvolto 23’704 persone in 31 Paesi in tutto il mondo (intervistate di persona e online tra il 23 gennaio e il 6 febbraio 2026), di cui 500 in Svizzera. Ipsos considera il sondaggio rappresentativo della fascia di età 16-74 anni.

I risultati mostrano che tra i cittadini e le cittadine elvetiche c’è un crescente distacco dalla questione climatica, sia in generale sia nel confronto con le medie in Europa e nel mondo. Sebbene il cambiamento climatico abbia degli impatti sempre più tangibili, il senso di responsabilità individuale in Svizzera continua a diminuire, afferma Marcus Burke a Swissinfo.

“Una quota crescente della popolazione ritiene che sia ormai troppo tardi per agire, un atteggiamento che distingue la Svizzera dai Paesi vicini”, dice Burke.

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Chi deve agire per il clima? “Non io”

Ipsos rileva che in tutti i Paesi considerati è diminuita la percentuale di persone convinte che l’inazione climatica individuale rappresenti un fallimento verso le generazioni future: dal 72% nel 2021 al 61% oggi. In altre parole, proporzionalmente sono sempre meno gli individui che avvertono un dovere morale di lasciare in eredità un pianeta con meno emissioni di gas serra.

La quota in Svizzera è del 50%, con un calo significativo del 14% rispetto al 2021. Questo valore è nettamente inferiore a quello di Paesi limitrofi come Francia (63%) e Italia (62%).

Marcus Burke non è stupito del progressivo disinteresse per il clima nella Confederazione, poiché riflette una tendenza più ampia a livello globale. “Nonostante il susseguirsi di nuovi record di temperatura, la propensione individuale ad agire contro il cambiamento climatico è in declino”, dice.

Gli ultimi 11 anni sono stati i più caldi dell’era modernaCollegamento esterno. La temperatura media del globo potrebbe superare presto la soglia critica di riscaldamento di 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali.

Il rapporto Ipsos mostra che, pur rimanendo diffusa l’idea che anche i singoli debbano fare la propria parte, il senso di urgenza e di responsabilità individuale si indebolisce. Al contempo cresce la tendenza a considerare Governi e imprese come i principali responsabili dell’azione climatica.

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I prezzi dell’energia preoccupano più del clima

Marcus Burke parla di un “esaurimento collettivo”: una stanchezza diffusa alimentata dalla percezione di una crisi climatica complessa e apparentemente senza fine.

Altre preoccupazioni, più immediate e palpabili, offuscano il tema del cambiamento climatico, spiega. “La gente è più inquieta per l’inflazione, l’aumento del costo della vita e i conflitti geopolitici. Si chiede quanto costerà la benzina e quali saranno le conseguenze della guerra in Iran”, dice Burke. 

In media il 74% delle persone intervistate nei 31 Paesi dichiara di essere preoccupato per l’incremento dei costi dell’energia. Per circa la metà del campione la priorità è mantenere i prezzi bassi, anche a costo di un aumento delle emissioni di gas serra.

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Popolazione svizzera più fiduciosa nella strategia climatica nazionale

Rispetto alle persone intervistate in Francia, Germania e Italia, la popolazione svizzera appare più distaccata e meno esigente sul fronte del cambiamento climatico, spiega Marcus Burke. La ragione è “una combinazione di maggiore fatalismo e, paradossalmente, di una fiducia più elevata nella strategia già adottata dal proprio Governo”.

Nel dettaglio, la percentuale di popolazione in Svizzera che afferma che è “troppo tardi per fare qualcosa” contro il cambiamento climatico (29%) è superiore a quella nei Paesi limitrofi. Anche l’opinione secondo cui le azioni individuali “non facciano alcuna differenza” è più diffusa.

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A questo sentimento d’impotenza, spiega Burke, si affianca un livello insolitamente elevato di fiducia nel fatto che il Governo svizzero “disponga di un piano chiaro” per affrontare la crisi climatica (32%). La fiducia nelle autorità è minore in Italia (24%), Francia (21%) e Germania (19%).

“Questa combinazione – la convinzione che gli sforzi individuali siano inutili e la fiducia che le autorità abbiano la situazione sotto controllo – contribuisce probabilmente a ridurre il senso di urgenza personale e la pressione pubblica per politiche climatiche più ambiziose”, dice.

Resta da capire se questo distacco emotivo sia temporaneo oppure rifletta un mutamento più duraturo nel rapporto della popolazione svizzera con la crisi climatica.

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A cura di Balz Rigendinger

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