The Swiss voice in the world since 1935
In primo piano
Democrazia diretta in Svizzera

Quando una democrazia smette di essere tale?

un manifestante che spinge un agente di polizia
Una manifestazione a Caracas, aprile 2026: dopo anni di governo autoritario, Nicolas Maduro è stato destituito senza tanti complimenti, ma non è chiaro quanto spazio ci sarà per la democrazia. Pedro Mattey / Keystone

Al di fuori dei confini della Svizzera, la democrazia è sottoposta a pressioni sempre più forti. Ma, con un declino graduale che è ormai tanto comune quanto i colpi di Stato violenti, non è sempre chiaro quando, o se, la democrazia “finisca” davvero.

C’è un momento in cui una democrazia smette di essere tale? “Quando non è più possibile ottenere cambiamenti politici significativi attraverso le urne”, è questa la regola empirica di Kevin Casas-Zamora. Per il segretario generale dell’International Institute for Democracy and Electoral Assistance (International IDEA), questo segna la differenza tra un Paese come l’India, dove le elezioni contano ancora, e il Venezuela, dove negli ultimi anni non è più così.

Ma questo criterio sta diventando meno affidabile. Un tempo era facile individuare il crollo della democrazia: un colpo di Stato militare qui, elezioni annullate là. Nel XXI secolo i colpi di Stato avvengono ancora – il più recente è stato in Guinea-Bissau nel novembre 2025 – ma nel complesso il confine è più sfumato.

Sempre più spesso, un’erosione graduale delle regole e delle norme democratiche è diventata la caratteristica principale di ciò che viene definito “regressione della democrazia”. E, a differenza dei carri armati nelle strade, questo fenomeno non è sempre così visibile.

Ad esempio, la concentrazione del potere esecutivo sotto Donald Trump significa che gli Stati Uniti non sono più una democrazia libera? Le riforme istituzionali attuate da Viktor Orbán in Ungheria tra il 2010 e il 2026, o la politicizzazione dei tribunali e dei media sotto il partito Diritto e Giustizia in Polonia, hanno privato questi Stati del loro status democratico? Se sì, lo riacquistano quando i nuovi governi cercano di ristabilire l’indipendenza dei giudici, dei media o delle elezioni? Oppure quando – come in Ungheria – un leader “illiberale” accetta la sconfitta alle urne?

Come ha affermato Casas-Zamora in occasione di un evento tenutosi nel 2025 a BernaCollegamento esterno e co-organizzato dal Dipartimento federale degli affari esteri, “è molto difficile sapere quando viene attraversato il Rubicone”.

folla che sventola una bandiera ungherese/dell'UE
È tempo di festeggiamenti a Budapest: i sostenitori del partito Tisza celebrano la vittoria alle elezioni ungheresi dell’aprile 2026, che hanno visto la sconfitta del leader di lunga data Viktor Orbán. Robert Hegedus / Keystone

Scale graduali tra i diversi tipi di regime

Tali difficoltà non impediscono a organismi come International IDEA – un’organizzazione a sostegno della democrazia che annovera tra i suoi 35 Stati membri anche la Svizzera – di portare avanti le proprie ricerche.

Nel marzo 2026 sono stati pubblicati due importanti rapporti annuali sullo stato della democrazia nel mondo: uno redatto dall’organizzazione statunitense Freedom HouseCollegamento esterno e l’altro dell’istituto Varieties of DemocracyCollegamento esterno (V-Dem) di Göteborg. Nessuno dei due era particolarmente ottimista. Secondo Freedom House, “nel 2025 la libertà globale è diminuita per il ventesimo anno consecutivo”. Per V-Dem, “la democrazia è tornata ai livelli del 1978 per il cittadino medio del mondo”.

Scoprite come la democrazia nella sua forma più elementare – un sistema che garantisce elezioni libere e corrette – si è evoluta a livello globale dal 1946:

Contenuto esterno

Tuttavia, le valutazioni possono variare a seconda dei singoli Paesi. Entrambi rapporti hanno rilevato un forte declino negli Stati Uniti nel 2025, ma lo hanno descritto in modo diverso. Per V-Dem, la rapidità con cui l’amministrazione Trump ha concentrato il potere esecutivo è stata senza precedenti: gli Stati Uniti sono addirittura passati da “democrazia liberale” a “democrazia elettorale” nella sezione “Regimi del mondo” del rapporto. Anche Freedom House, una ONG con sede a Washington, ha riscontrato significativi problemi di libertà di espressione e corruzione negli Stati Uniti, ma in definitiva il Paese è ancora considerato “libero”.

Nel frattempo, un altro rapporto pubblicato in aprile dall’Economist Intelligence UnitCollegamento esterno (EIU) di Londra ha espresso una valutazione ancora diversa. Dopo aver già declassato gli Stati Uniti a “democrazia imperfetta” nel 2016, ha rilevato un ulteriore declino, ma solo leggero, nel 2025.

Altri sviluppi

Dibattito
Moderato da: Benjamin von Wyl

Il vostro Paese può resistere ad attacchi contro la sua democrazia?

Le democrazie sono sempre più minacciate, sia dall’interno che dall’esterno. Come se la cavano le istituzioni del vostro Paese?

53 Mi piace
129 Commenti
Visualizza la discussione

Le elezioni non sono tutto

Al di là del caso degli Stati Uniti, emergono altre differenze. L’Ungheria è una “autocrazia elettorale” secondo V-Dem, «parzialmente libera» secondo Freedom House e una “democrazia imperfetta” secondo l’EIU. Le Fiji hanno migliorato la propria valutazione secondo Freedom House, passando da «parzialmente libere» a «libere» grazie ai progressi compiuti nell’indipendenza giudiziaria e nello Stato di diritto. Per V-Dem, rimane in una “zona grigia democratica”; per l’EIU, è un “regime ibrido”.

Carl Henrik Knutsen, uno dei principali ricercatori di V-Dem, concorda con Casas-Zamora: definire con precisione quando finisce una democrazia non è evidente.

Le elezioni competitive sono probabilmente l’“aspetto chiave”, afferma. Ma anche questo è difficile da definire. Molti regimi non democratici tengono elezioni, per esempio la Russia. E anche dove le votazioni non sono truccate e i partiti di opposizione non sono vietati, fattori più sottili possono alterare le regole del gioco elettorale, aggiunge Knutsen. Se un governo in carica utilizza le risorse dello Stato per egemonizzare la copertura mediatica e promuovere la propria campagna, un voto del genere è ancora democratico?

Le concezioni moderne di democrazia si sono quindi estese oltre le elezioni per includere una serie più ampia di diritti e libertà, da qui il termine “democrazia liberale”. V-Dem, spiega Knutsen, combina vari criteri “come mattoncini Lego” attraverso indici quali partecipazione e uguaglianza, collocando i Paesi su uno spettro che va da più a meno democratici. Vengono classificati come “democrazie liberali” (31 nel 2025), “democrazie elettorali” (56), “autocrazie elettorali” (57) o “autocrazie chiuse” (35).

Considerata la grande varietà di indicatori democratici, i passaggi da una categoria all’altra tendono a riflettere un complesso intreccio di fattori. Tuttavia, nell’attuale “regressione della democrazia” globale, afferma Knutsen, la componente liberale è stata sottoposta a una pressione particolare. Ciò è evidente anche negli Stati Uniti, il cui punteggio relativo agli indicatori elettorali è rimasto stabile nel 2025. Però la diminuzione dei controlli legislativi sul potere esecutivo, dell’indipendenza giudiziaria, della tutela dei diritti civili e della libertà di stampa ha contribuito al calo più forte mai registrato dal Paese in un solo anno nell’indice di democrazia liberale.

Questa mappa interattiva mostra l’espansione della democrazia liberale nel mondo:

Contenuto esterno

Spostare i parametri di ciò che si considera democrazia?

Questo pone una domanda: un declino specifico degli aspetti liberali giustifica un timore più generale che la democrazia stessa stia “finendo”?

Philip Manow, politologo dell’Università di Siegen in Germania, ha scritto che l’ampliamento delle definizioni occidentali di democrazia per includere aspetti più liberali potrebbe aver spostato indebitamente i criteri, ridefinendo non solo ciò che si considera democrazia, ma anche dove essa sembra fallire. Il conflitto tra i tribunali e il governo in Ungheria è una prova di un cedimento democratico o parte di una normale lotta di potere in un sistema democratico competitivo? Per Manow, come ha scritto in Unter BeobachtungCollegamento esterno (“Sotto osservazione”), la “crisi della democrazia liberale” potrebbe essere proprio questo: una crisi della democrazia liberale piuttosto che della democrazia stessa.

Non si tratta solo di dispute accademiche, prosegue Manow. Nel 2022, il Parlamento europeo ha dichiarato che l’Ungheria non era più una democrazia a tutti gli effetti, ma piuttosto – riecheggiando V-Dem – una “autocrazia elettorale”. “Le elezioni ci sono, ma manca il rispetto delle norme e degli standard democratici”, hanno affermato i parlamentari. Hanno inoltre esortato la Commissione europea a esercitare pressioni facendo leva sul bilancio per spingere Budapest a fare le riforme, un chiaro esempio di come le classificazioni possano condizionare in modo concreto le politiche e i finanziamenti.

Al posto delle istituzioni guardare ai risultati?

Un’altra questione è quindi se il concetto stesso di democrazia rischi di essere esteso a tal punto da rendere troppo facile, o politicamente controverso, parlare della sua “fine”.

Eva Maria Belser, docente di diritto costituzionale all’Università di Friburgo, propende per una concezione “ampia” della democrazia, che, oltre alle elezioni, includa i diritti umani e lo Stato di diritto. Ma diffida delle rigide divisioni tra democrazie “vere e proprie” e altre. La critica alle violazioni dei diritti è necessaria, sostiene Belser, che rappresenta la Svizzera nel comitato consultivo di International IDEA. Ma dopo un XX secolo segnato da profonde fratture, “non abbiamo bisogno di una divisione globale tra sistemi democratici e non democratici”.

Per Belser, la domanda più importante non è quando finisce la democrazia, ma perché sempre meno persone sembrano disposte a difenderla. Per rispondere a questa domanda, suggerisce, è necessario guardare oltre le istituzioni e concentrarsi sui risultati.

Le preoccupazioni della maggior parte delle persone sono concrete: salari, alloggio, istruzione, prospettive per i propri figli. In questo senso, afferma Belser, “dobbiamo accettare il fatto che in molti luoghi i sistemi democratici si sono rivelati una delusione”.

Un’occasione per ripensare alla diversità

Eppure, non è affatto scontato che una visione più orientata ai risultati renderebbe le cose meno confuse.

Infatti, alcuni Stati tutt’altro che liberi rivendicano già il termine “democrazia”. La Corea del Nord, dopotutto, lo include nel proprio nome ufficiale. Altri, tra cui la Cina – uno Stato autoritario secondo tutti i principali rapporti – contestano quelli che considerano criteri occidentali esclusivi. Nel 2021, il ministro degli esteri cinese, Wang Yi, ha sostenuto che una vera democrazia è quella che “soddisfa i bisogni del popolo e gli dà un sufficiente senso di partecipazione, soddisfazione e profitto”, non quella che soddisfa una lista di requisiti liberali.

incontro politico in Cina
L’Assemblea nazionale del popolo, l’organo supremo del potere statale in Cina, si è riunita a Pechino nel marzo 2026. Ichiro Ohara / AFP

Portato alle sue estreme conseguenze, tuttavia, un simile approccio potrebbe diventare fin troppo fluido: una democrazia basata principalmente sui risultati economici, ad esempio, potrebbe in teoria essere rimessa in discussione a ogni recessione.

Per Belser, alcuni punti fermi rimangono essenziali, tra cui i diritti fondamentali. “Fa parte della dignità umana poter parlare liberamente ed essere ascoltati, credo che questo sia un principio universale”, afferma. Per la democrazia in generale, data l’enorme libertà di interpretare un sistema di governo “del popolo, dal popolo, per il popolo”, probabilmente ci sarà sempre una certa diversità. Le attuali sfide alla democrazia liberale potrebbero quindi rappresentare un’occasione, pensa Belser, “per sederci insieme, discutere e migliorare il nostro modo di intendere ciò che la democrazia è, potrebbe essere e dovrebbe essere”, e dove si trovano i suoi limiti.

Articolo a cura di Benjamin von Wyl/ts

Traduzione di Adriano Bazzocco

Articoli più popolari

I più discussi

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.

Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR