Otto grafici per capire gli effetti sull’economia svizzera della libera circolazione con l’UE
L'Accordo sulla libera circolazione delle persone con i Paesi UE e AELS ha favorito l'immigrazione europea in Svizzera. Autorità e parti sociali ritengono che questa apertura risponda a esigenze del mercato del lavoro e sarà ancor più necessaria con l'invecchiamento della popolazione. Ma ha anche un costo.
Dal giugno 2002, cittadine e cittadini dell’Unione Europea (UE) e dell’Associazione europea di libero scambio (AELS) possono lavorare e stabilirsi liberamente in Svizzera – lo stesso vale per svizzere e svizzeri in UE/AELS – purché abbiano una fonte di reddito.
Firmato il 21 giugno 1999 tra la Svizzera e l’UE, l’Accordo sulla libera circolazione delle personeCollegamento esterno (ALC) facilita le condizioni di soggiorno e di lavoro sul territorio elvetico per i cittadini e le cittadine degli Stati dell’UE e dell’AELS. Il testo è in vigore dal 1° giugno 2002 ed è stato esteso nel 2006, 2009 e 2017 ai nuovi Stati dell’UE. Il diritto alla libera circolazione delle persone è completato da disposizioni sul reciproco riconoscimento dei diplomi, sull’acquisizione di beni immobili e sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale.
La Svizzera e l’UE hanno siglato a marzo un nuovo pacchetto di accordi bilaterali dopo anni di difficili negoziati. Esso prevede in particolare l’aggiornamento dell’ALC e include una clausola di salvaguardia che consente alla Svizzera di adottare misure qualora l’applicazione del trattato causasse gravi problemi economici o sociali.
Tra tutti gli accordi bilaterali con l’UE, è quello che solleva più discussioni in Svizzera. Le autorità e gli ambienti economici ritengono che la libera circolazione risponda strettamente alle esigenze dell’economia. È quanto concludono ogni anno i rapporti della Segreteria di Stato dell’economia (SECO)Collegamento esterno. Anche i sindacati difendono la libera circolazione, ritenendo che stabilizzi il mercato del lavoro.Collegamento esterno
L’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) la ritiene al contrario dannosa e ha tentato più volte di limitarla portandola in votazione popolare. Sarà di nuovo così a giugno: con l’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni! (Iniziativa per la sostenibilità)”, il partito – per prevenire la sovrappopolazione – chiede di limitare l’immigrazione che giudica “massiccia” e ritiene responsabile tra l’altro di un sovraccarico delle infrastrutture, del rincaro degli affitti, della crescita della spesa sociale e dell’aumento della criminalità.
>> Presentazione dell’iniziativa, e dei diversi schieramenti, in questo articolo:
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“No a una Svizzera da 10 milioni!”: il Paese deve limitare la sua popolazione?
Il comitato promotore dell’iniziativa sostiene che gran parte della dipendenza dalla manodopera straniera sia causata dall’immigrazione stessa. Vi sono anche economiste ed economisti che reputano che la libera circolazione costi alla Svizzera più di quanto le rendaCollegamento esterno, sebbene manchino dati d’appoggio.
>> Le possibili conseguenze di una forte crescita demografica legata all’immigrazione in questo articolo:
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Calibrare l’immigrazione tra necessità economiche e tensioni sociali
L’approvazione alle urne dell’iniziativa UDC metterebbe a rischio l’ALC. Quale impatto hanno avuto quasi 25 anni di applicazione dell’Accordo sull’economia svizzera? Ecco alcune risposte in cifre.
1- Com’è cambiata l’immigrazione dall’introduzione della libera circolazione?
2- Quali settori ricorrono maggiormente alla manodopera europea?
3- Qual è il livello di qualificazione professionale di chi arriva dall’Europa?
4- La libera circolazione ha fatto diminuire i salari?
5- La manodopera europea ruba il lavoro a svizzere e svizzeri?
6- Qual è l’impatto dell’immigrazione sulle prestazioni sociali?
7- Qual è l’impatto della libera circolazione sulla crescita?
1- Com’è cambiata l’immigrazione dall’introduzione della libera circolazione
L’ALC ha favorito l’immigrazione in Svizzera e ne ha modificato la struttura. Da allora, essa è dominata dalla manodopera europea, proveniente principalmente dai Paesi confinanti. In totale, secondo l’Ufficio federale di statistica (USTCollegamento esterno), tra il 2015 e il 2024 sono immigrate in Svizzera oltre un milione di persone provenienti dall’UE/AELS (circa due terzi dell’immigrazione totale).
Nello stesso periodo, circa 600’000 persone hanno lasciato il Paese, portando il saldo migratorio europeo complessivo a oltre 400’000 unità. L’immigrazione in Svizzera registra una delle percentuali più elevate di cittadine e cittadini UE/AELS in Europa, dopo l’Islanda e il Lussemburgo.
Grazie alle condizioni di soggiorno favorevoli, gran parte di queste persone si stabilisce in modo duraturo. Il loro numero è cresciuto costantemente, passando da poco meno di 900’000 nel 2002 a oltre 1,5 milioni nel 2024 (17% della popolazione).
Anche il numero delle frontaliere e dei frontalieriCollegamento esterno è aumentato notevolmente dal 2002, passando da poco meno di 163’000 a oltre 400’000.
2- Quali settori ricorrono maggiormente alla manodopera europea
Secondo la SECO, la libera circolazione ha reso possibile una crescita dell’occupazione di gran lunga superiore al potenziale demografico del mercato del lavoro svizzero.
Nel 2024, su 10 persone con cittadinanza UE/AELS immigrate in Svizzera, 7 sono venute per lavoro. La maggioranza era stata reclutata all’estero e al momento dell’arrivo possedeva già un contratto di impiego.
In percentuale, è nel settore alberghiero e della ristorazione, nell’edilizia e nell’industria che la manodopera europea ha storicamente il peso maggiore. Mentre in termini assoluti, a contare il maggior numero di persone impiegate nel quadro dell’ALC sono la stessa industria, la riparazione di veicoli e la sanità.
Negli ultimi dieci anni, la manodopera europea è cresciuta in modo significativo nel settore dell’informazione e della comunicazione, così come nella categoria denominata “attività specializzate, scientifiche e tecniche”, che raggruppa diverse professioniCollegamento esterno altamente qualificate in ambiti come ricerca e sviluppo, architettura e consulenza.
Fautrici e fautori della libera circolazione sostengono che essa sarà ancor più necessaria per soddisfare il fabbisogno di manodopera in futuro, nel contesto dell’invecchiamento della popolazione. Secondo le previsioni, i pensionamenti delle persone nate durante l’esplosione demografica degli anni 1950-60 (baby boom), uniti a un tasso di natalità storicamente basso, lasceranno decine di migliaia di posti vacanti in diversi settori chiave.
Ma alcune voci, come quella dell’economista liberale Reiner EichenbergerCollegamento esterno riportata da L’Agefi, giudicano questa visione “troppo semplicistica”, poiché chi arriva “occupa un posto di lavoro ma genera anche nuovi bisogni in altri settori dell’economia”.
3- Qual è il livello di qualificazione professionale di chi arriva dall’Europa
Immigrate e immigrati dall’UE/AELS sono maggiormente rappresentati alle due estremità dello spettro delle qualifiche. Hanno più probabilità di possedere un diploma di istruzione superiore rispetto a svizzere e svizzeri (55% contro 45%), ma anche di non avere una formazione post-obbligatoria (19%, contro il 9%).
Per la SECO, ciò dimostra che l’economia svizzera ha fatto ricorso alla manodopera straniera sia per coprire il proprio fabbisogno di personale altamente qualificato nel settore dei servizi, sia per le attività stagionali poco qualificate.
Il livello di istruzione dell’immigrazione europea è tuttavia aumentato negli ultimi anni. Oltre il 60% delle persone arrivate dal 2015 possiede una formazione superiore, contro il 44% di prima.
4- La libera circolazione ha fatto diminuire i salari?
L’apertura del mercato del lavoro ha inizialmente fatto temere che i salari potessero essere spinti al ribasso.
I dati dell’UST mostrano che la libera circolazione non ha influito negativamente sull’evoluzione generale: il salario mediano è aumentato dal 2008 sia per svizzere e svizzeri che per chi proviene dall’estero (dati distinti per le persone dall’UE/AELS non sono disponibili), sebbene in misura maggiore per quella indigena: +18% dal 2008, contro un +15% per quella immigrata (con notevoli differenze a seconda dello statuto).
Stando alla SECO, cittadine e cittadini dell’UE/AELS esercitano per la maggior parte una professione corrispondente al proprio livello di formazione. A parità di posizione, percepiscono in media salari simili a quelli del personale svizzero.
Ciò non significa che non esistano casi di cosiddetto dumping salariale. Alcuni settori – come l’edilizia o la ristorazione – e le regioni di confine (Arco Lemanico, Ticino) sono maggiormente esposti al fenomeno. Da qui il ruolo essenziale delle misure d’accompagnamento, entrate in vigore il 1° giugno 2004 per contrastare il mancato rispetto degli standard minimi, legali o usuali, delle condizioni salariali e di lavoro in Svizzera.
La SECO pubblica ogni anno un rapportoCollegamento esterno sull’attuazione di queste misure. Ne emerge che negli ultimi tre anni sono stati riscontrati casi di dumping salariale nel 10% delle imprese controllate.
5- La manodopera europea ruba il lavoro a svizzere e svizzeri?
L’altro grande timore legato alla libera circolazione è che la maggiore concorrenza sul mercato del lavoro estrometta la popolazione indigena. Considerato che la principale ragione di immigrazione è l’impiego, immigrate e immigrati UE/AELS partecipano al mercato del lavoro in misura superiore alla media. L’anno scorso il loro tasso di occupazione era superiore all’87%, contro meno dell’85% di chi ha la nazionalità svizzera.
La partecipazione al mercato del lavoro è tuttavia aumentata per l’intera popolazione – comprese le donne, in particolare le madri, e le persone attive più anziane – il che induce la SECO ad affermare che la forte immigrazione non abbia escluso la manodopera locale.
La maggior parte degli studi concorda anzi sul fatto che questa immigrazione integra l’offerta di forza lavoro esistente, più che farle concorrenza. Anche i sindacati, un tempo più cauti nei confronti della libera circolazione, oggi la sostengonoCollegamento esterno. Ritengono infatti che, purché completata da misure di accompagnamento, contribuisca piuttosto a proteggereCollegamento esterno l’occupazione in Svizzera.
6- Qual è l’impatto dell’immigrazione sulle prestazioni sociali
Nel suo ultimo rapporto annuale, la SECO ha definito, per i diversi tipi di assicurazioni sociali, le categorie di contribuenti netti e beneficiari netti.
Cittadine e cittadini dell’UE/AELS hanno contribuito all’assicurazione contro la disoccupazione meno di quanto ne abbiano beneficiato (la loro quota nei contributi ammontava al 27%, mentre hanno percepito il 33% delle indennità). Svizzere e svizzeri sono invece in maggior misura contribuenti (67% dei contributi, 51% delle indennità di disoccupazione percepite).
Le lavoratrici e i lavoratori provenienti dall’Europa sono più a rischio di disoccupazione perché più presenti in settori precari e/o soggetti a fluttuazioni stagionali.
Dal 2003, il loro tasso di disoccupazione ha seguito l’andamento congiunturale, rimanendo a un livello superiore alla media svizzera (ma inferiore alla media osservata nell’UECollegamento esterno, fatta eccezione per il 2025). Il tasso di disoccupazione della forza lavoro svizzera, per contro, ha subito solo lievi variazioni, mantenendosi a un livello basso.
Chi proviene dall’UE/AELS presenta inoltre un rischio più elevato di dover ricorrere agli aiuti sociali, ma il tasso di assistenza si è avvicinato a quello di svizzere e svizzeri negli ultimi anni. Nel 2023 si attestava al 2,2%, contro l’1,8%.
La situazione è opposta nell’ambito dell’Assicurazione vecchiaia e superstiti (AVS, cosiddetto 1° pilastro del sistema previdenziale svizzero) e dell’Assicurazione invalidità (AI).
Tra il 2010 e il 2022, la partecipazione della manodopera UE/AELS al finanziamento dell’AVS è aumentata di 6 punti percentuali, mentre quella della popolazione svizzera è in egual misura diminuita. Nel 2022, immigrate e immigrati dall’Europa hanno contribuito per il 27% e hanno percepito solo il 15% delle rendite.
La Segreteria di Stato dell’economia (SECO) ha calcolato gli effetti dell’immigrazione sul 1° pilastro fino al 2070. Anche tenendo conto dell’invecchiamento di questa popolazione, cittadine e cittadini UE/AELS continueranno a versare contributi nettamente superiori alle prestazioni che percepiscono.
Per la SECO, così come per le parti sociali, l’arrivo regolare di giovani lavoratrici e lavoratori dagli Stati UE/AELS è necessario per la sostenibilità del sistema pensionistico.
7- Qual è l’impatto della libera circolazione sulla crescita
L’istituto Ecoplan ha realizzato per conto della SECO una sintesiCollegamento esterno di studi che analizzano i contributi della libera circolazione alla crescita in Svizzera. La conclusione è che vi è un effetto positivo sul Prodotto interno lordo totale, poiché la crescita della popolazione attiva aumenta il potenziale produttivo dell’economia (PIL potenziale) e la domanda di beni di consumo e di alloggi.
Il documento aggiunge che l’arrivo di manodopera altamente qualificata migliora la produttività e la capacità di innovazione delle imprese e ne attira di nuove.
L’immigrazione avrebbe anche un effetto positivo, per quanto impossibile da dimostrare, sul PIL pro capite. Un punto messo in dubbio dal già citato Reiner Eichenberger. L’economista rileva che il dato è cresciuto in media dello 0,64% all’anno in Svizzera tra il 2007 e il 2023, “ossia un po’ meno che in Germania (0,67%)”.
Secondo Eichenberger, “a questi indicatori (…) andrebbero aggiunti i costi indotti dalla libera circolazione”, dati non disponibili.
Come spesso accade in economia, insomma, il dibattito sulla libera circolazione mette in luce sia costi sia benefici e richiede dunque conclusioni articolate.
A cura di Samuel Jaberg
Traduzione di Rino Scarcelli
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