Non un computer ma un cervello artificiale
Ricercatori dell'Istituto di Neuroinformatica di Zurigo hanno realizzato un circuito di silicio che riproduce il funzionamento della corteccia cerebrale. Il primo cervello artificiale della storia è nato quindi in Svizzera.
È un circuito di silicio che riproduce i meccanismi di funzionamento della corteccia cerebrale umana. Lo ha progettato e costruito Richard Hahnloser, un giovane ricercatore dell’Istituto di Neuroinformatica dell’Università di Zurigo.
La notizia è apparsa con grande risalto sull’ultimo numero della rivista Nature, che ha dedicato la copertina al lavoro di Hahnloser.
A differenza dei tradizionali computer, il cervello artificiale filtra le informazioni che riceve e distingue quelle importanti dai dettagli insignificanti, una capacità che lo rende più preciso ed efficiente dei calcolatori digitali. Avrà immediate applicazioni nel campo della robotica e dei sistemi per la ricerca e il riconoscimento delle immagini.
I computer sono superiori al cervello umano per quanto riguarda la potenza e la velocità di calcolo, ma hanno una scarsa flessibilità: non sono in grado di selezionare gli stimoli che ricevono e separare i dati significativi dal rumore di fondo. Per esempio, se un essere umano partcipa a una conversazione in un ambiente rumoroso, riesce a distinguere la voce del suo interlocutore tra gli altri suoni. Per un computer questo è un compito estremamente difficile, che richiede informazioni supplementari, e dispendiose procedure di controllo.
Il circuito realizzato da Hahnloser è un anello formato da 16 neuroni artificiali. Questi comunicano tra loro attraverso un segnale elettrico che varia con continuità e non attraverso una successione di 0 e di 1, come le macchine digitali. I neuroni dell’anello, sottoposti ad un insieme di stimoli provenienti dall’esterno, amplificano lo stimolo più intenso e sopprimono tutti gli altri.
Per ora si tratta di un dispositivo semplice, costruito per verificare la validità delle teorie messe a punto dagli esperti di Zurigo. Tra qualche anno, un modello più sofisticato di cervello artificiale, collegato ad un apparato visivo, riuscirà a leggere un testo scritto su un foglio sporco e distinguere le lettere dalle macchie di inchiostro che le circondano.
Maria Cristina Valsecchi
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