Oms: aumentare il prezzo delle sigarette per diminuire il numero di fumatori
In uno studio presentato martedì a Ginevra la nuova proposta dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e della Banca Mondiale per rafforzare la battaglia contro il tabagismo che uccide ogni anno 4 milioni di persone nel mondo.
Dopo aver denunciato le multinazionali del tabacco per aver tentato di sabotare le campagne anti-sigarette, l’Oms lancia un nuovo attacco contro il tabagismo. In un voluminoso studio di oltre 500 pagine realizzato con la Banca Mondiale e durato tre anni (intitolato Tobacco Control in Developing Countries), l’agenzia dell’Onu, guidata dall’ex primo ministro norvegese Gro Harlem Brundtland, afferma di aver trovato la soluzione per ridurre il numero di fumatori, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, come Cina e India, dove le battaglie contro il fumo sono fallite perché il tabagismo è in aumento e si è abbassata la soglia di età dei giovani che accendono la loro prima sigaretta.
La soluzione dell’Oms passa attraverso la politica fiscale dei governi, ovvero attraverso l’aumento del prezzo delle sigarette. “Alzando del 10 per cento le imposte – dicono gli autori del rapporto – 42 milioni di persone smetterebbero di fumare e si eviterebbero 10 milioni di morti per malattie legate al tabagismo. Ne beneficerebbero anche i bilanci nazionali che aumenterebbero le loro entrate del 7 per cento circa e avrebbero così più risorse a disposizione per campagne di prevenzione contro il fumo”.
L’unico problema che può derivare è sul fronte del contrabbando, un’attività molto fiorente e che sfrutta la diversità di imposizione fiscale esistente da un paese all’altro. Secondo l’Oms, maggiori tasse da parte dei monopoli statali non farebbero aumentare il traffico illegale di “bionde”. Le tasse incidono oggi per oltre il 70 per cento sul prezzo di vendita nei paesi ricchi e per il 50 per cento nei paesi in via di sviluppo.
Oltre a questa proposta, che è stata lanciata martedì da Ginevra e contemporaneamente da Chicago, dove si svolge la Conferenza Mondiale sul Tabacco, la strategia dell’Oms si basa anche sulla messa al bando totale della pubblicità diretta e indiretta e sul divieto di fumo nei luoghi pubblici e sui posti di lavoro. “Se attuati questi due divieti – si legge nel rapporto stilato da 40 economisti, epidemiologi, esperti in politiche sociali – avrebbero convinto cinque anni fa ben 23 milioni di fumatori a smettere e avrebbero arginato di qualche milione il numero di decessi per malattie legate al fumo”.
Un numero di morti che “in assenza di interventi potrebbero toccare la cifra record di un miliardo nel prossimo secolo”.
Queste misure saranno oggetto di discussione a metà ottobre quando a Ginevra inizierà il primo round di negoziati tra i 191 stati membri dell’agenzia dell’Onu per una Convenzione Quadro sul Tabacco che dovrebbe venire alla luce nel 2003. Alle preparazione di questo strumento sono state invitate, per la prima volta, anche le industrie delle sigarette che in una serie di audizioni pubbliche fissate per il 12 e 13 ottobre, potranno esprimere il loro punto di vista davanti agli esperti dell’Oms.
Maria Grazia Coggiola
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