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Per il comitato d’iniziativa, il pensionamento flessibile a 62 anni è finanziabile

Per gli iniziativisti, il pensionamento flessibile sarebbe una risposta socialmente corretta alla crescita della disoccupazione delle persone sopra i 55 anni Keystone

«L'AVS a 62 anni è una questione di giustizia»: il comitato per il doppio sì alle iniziative sull'AVS in votazione il prossimo 26 settembre, comitato di cui fanno parte socialisti, verdi e sindacati, ha presentato venerdì le sue posizioni.

La possibilità del pensionamento flessibile a 62 anni per uomini e donne, come chiedono le due iniziative in votazione il prossimo 26 novembre, «è una questione di giustizia ed equità». Ed è finanziariamente sopportabile. «I soldi ci sono», secondo il comitato per il doppio sì.

In numerosi rami e settori due persone attive professionalmente su cinque lasciano il mondo del lavoro anzitempo, ha detto venerdì in una conferenza stampa a Berna Alexander Tchäppät, consigliere nazionale e presidente della Società svizzera degli impiegati di commercio (SSIC), promotrice di una delle due iniziative popolari. «L’età flessibile di pensionamento è perciò oggi un’esigenza».

Certo, non sarà un’operazione gratuita, ma non costerà neppure quanto paventato dal Consiglio federale, che in primo tempo ha parlato di 1,5 miliardi di franchi, scesi poi a 1,1. «I più recenti calcoli dimostrano che i costi saranno inferiori al miliardo – ha proseguito Tschäppät – ciò che significa, approssimativamente, un quinto di quanto la Confederazione spende ogni anno per il militare».

Per chi lavora nel settore della costruzione la probabilità di morire prima della pensione è tre volte maggiore di chi esercita un’attività accademica. Il rischio di rimanere invalido è venti volte maggiore, ha ricordato Paul Rechsteiner, presidente dell’Unione sindacale svizzera (USS), che sostiene le due iniziative insieme al Partito socialista. «E’ lo scandalo della disuguaglianza perfino davanti alla morte», ha commentato.

Sarebbe possibile uguagliare la speranza di vita tra le classi sociali solo se ogni giorno un Jumbo pieno di manager si schiantasse al suolo, ha proseguito Rechsteiner, citando uno studio condotto in Inghilterra. Se il pensionamento anticipato deve rimanere un privilegio riservato ai ricchi e a chi può permettersi alti redditi, allora non si tratta altro che di «una lotta di classe che viene dall’alto».

La disoccupazione è rientrata, tuttavia il tasso dei senza-lavoro nella fascia di età 55-61 anni è passato dal 2,6 al 2,8 per cento in un anno. «La possibilità per queste persone di andare in pensione anticipatamente, nella dignità, è una risposta agli enormi problemi sociali che esse vivono», ha concluso il presidente dell’USS.

Per la consigliera nazionale Anne-Catherine Menétrey, del partito dei Verdi, il pensionamento flessibile a 62 anni non può essere ridotto soltanto ad una mera questione contabile. La posta in gioco è quella della giustizia e di un miglior riconoscimento sociale per coloro che – per dirla con Cesare Pavese – «lavorare stanca».

Proseguendo nel suo atteggiamento, ha aggiunto, il Consiglio federale non fa altro che «cementificare le disparità sociali». L’obiettivo che si prefiggono le due iniziative poggia su un’«idea giusta», sottoscritta da oltre 200mila cittadini. Per costoro, il fatto di beneficiare a 62 anni del diritto ad una rendita di pensione «è il riconoscimento del loro diritto alla dignità, alla qualità di vita e alla salute».

Martedì scorso Ruth Dreifuss aveva presentato gli argomenti del Consiglio federale,contrari alle due iniziative sull’AVS in votazione. Secondo il governo, le due iniziative peserebbero seriamente sul futuro finanziario del sistema pensionistico già sotto pressione per l’evoluzione demografica. In base all’esperienze fatte all’estero ci si dovrebbe infatti attendere una proporzione elevata di persone che ricorrerebbero a questa possibilità causando costi supplementari per circa 2 miliardi di franchi all’anno.

È altrettanto vero che circa 900 milioni verrebbero risparmiati nell’AI e nell’assicurazione disoccupazione, ma alla fine dei conti occorrerebbero pur sempre nuove risorse che esigerebbero, ha precisato Ruth Dreifuss, un aumento di mezzo punto dell’IVA.

swissinfo e agenzie

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