Sempre più persone attive in Svizzera, ma non per tutti le prospettive sono rosee
Sempre più uomini e donne lavorano in Svizzera e sempre più persone, soprattutto fra gli alti redditi, hanno fatto ricorso nell'ultimo decennio al pensionamento anticipato. Allora, Svizzera paese di grandi lavoratori?
A quanto pare sì stando all’ultima inchiesta svizzera sulla popolazione attiva (ISPA), un’analisi dettagliata sul mercato del lavoro elvetico che da dieci viene realizzata dall’Ufficio federale di statistica.
Il nostro paese non solo vanta la quota più alta di popolazione attiva tra i paesi industrializzati (79,7 percento nel 1999), ma questa quota continua ad aumentare. Nel secondo trimestre del 2000 si contavano 3,879 milioni di persone occupate, ossia lo 0,4 percento in più rispetto all’anno precedente, una cifra che non tiene conto dei frontalieri, degli stagionali, di chi soggiorna per breve durata e delle attività svolte dai richiedenti l’asilo.
La progressione segue quelle del 1998 (più 1,8 percento) e del 1999 (più 0,8 percento). Se la progressione è dovuta essenzialmente all’aumento del numero di uomini attivi occupati (più 0,7 percento), l’importanza delle donne nel mercato del lavoro negli ultimi dieci anni non è per questo diminuita, al contrario di quanto ci si poteva immaginare considerata la crisi economica degli anni ’90.
La quota di donne occupate sul totale della popolazione attiva è lentamente ma costantemente salita raggiungendo il 44 percento attuale. All’origine di questo aumento è soprattutto la fascia d’età tra i 25 e i 54 anni e in particolare le giovani madri. Un aumento dovuto soprattutto al migliore livello di formazione professionale che hanno raggiunto le donne, ma anche alla necessità di far quadrare il bilancio delle famiglie, un problema che rimane attuale nonostante la ripresa economica.
Del resto, l’ISPA ha mostrato anche il rovescio della medaglia della crescita. Nonostante il numero dei disoccupati sia diminuito dal 3,1 al 2,7 percento, tanto che il mercato del lavoro rischia di prosciugarsi per mancanza di manodopera, le persone con un basso livello di formazione registrano un tasso di disoccupazione del 4,8 percento. Questo problema tocca in particolare i lavoratori più anziani.
Per questa categoria l’alternativa offerta dal pensionamento anticipato non sembra inoltre rappresentare una soluzione praticabile, visto che i relativi tagli alle rendite peggiorerebbero una situazione finanziaria già precaria.
L’inchiesta rileva che negli ultimi dieci anni il prepensionamento è stata sfruttato da un numero sempre maggiore di persone, ma a beneficiarne sono stati soprattutto i salariati con compiti di direzione nei settori dei servizi, comunicazione e banche, e nella pubblica amministrazione.
Luca Hoderas
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