Solo il rispetto dei diritti umani garantirà più aiuto allo sviluppo al Guatemala
Una delegazione parlamentare svizzera di otto deputati, tra i quali il consigliere agli Stati liberale radicale ticinese Dick Marty, ha effettuato la scorsa settimana una visita in Guatemala. Lo scopo era di valutare i progetti di sviluppo in corso.
Il Guatemala non rientra nei Paesi dove l’impegno della cooperazione svizzera è prioritario, come conferma a swissinfo il consigliere agli Stati Dick Marty: “L’America centrale è una regione prioritaria della cooperazione svizzera. Gli sforzi ufficiali dell’aiuto svizzero allo sviluppo si concentrano però nel Nicaragua e nell’Honduras anche perché, con la guerra e con il relativo vuoto dello Stato, era difficile assicurare una presenza effettiva.”
Ed infatti tra i Paesi elencati nel sito Internet della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (Dsc), lo strumento operativo della Confederazione per la politica di cooperazione internazionale e di aiuto umanitario, il Guatemala non viene nemmeno elencato. La Svizzera è però presente in questo Paese del Centro America attraverso alcune organizzazioni non governative (Ong), sostenute finanziariamente dal governo elvetico.
Queste Ong, come ha precisato a swissinfo il parlamentare ticinese “operano in diversi ambiti. Tra i progetti più significativi vorrei citare quello della Chiesa protestante di Berna, che sostiene un importante movimento per la promozione dei diritti umani. Si tratta di persone che rischiano anche la loro vita e che fanno un’opera di denuncia e di affermazione dei diritti dell’uomo”.
Un’operazione non certo facile, quella di promuovere il rispetto dei diritti universali in Guatemala, un Paese martoriato per 36 anni da una sanguinosa guerra civile ufficialmente conclusasi nel 1996, senza però finora produrre la tanto auspicata pacificazione definitiva. E lo dimostra la presenza insostituibile della Minugua, la Missione delle Nazioni Unite incaricata della verifica del compimento dell’accordo sui diritti umani. Il rinnovo del mandato di quest’organismo internazionale di controllo, che giunge a scadenza nei prossimi mesi, viene richiesto ancora per diversi anni dalle fasce moderate e di tendenze neo liberali della società civile guatemalteca, consapevoli dell’insostituibile importanza del dialogo, per poter portare a compimento il processo di pacificazione avviato quatto anni or sono.
La presenza della cooperazione non governativa svizzera in Guatemala si manifesta poi attraverso programmi d’aiuto allo sviluppo: “Ci sono dei progetti come quelli portati avanti da Helvetas -prosegue il consigliere di Stato liberale radicale ticinese Dick Marti- che si concentrano nell’area dei campesinos, dove vengono promosse delle iniziative di tipo agricolo, ma anche soprattutto per aprire dei canali di esportazione che sfuggano alle grandi compagnie monopoliste”.
Un’altra impresa ardua in un Paese controllato da una ristretta oligarchia di latifondisti in joint venture con alcune multinazionali americane come la United Fruit Company. In Guatemala l’economia è ancora soprattutto centrata sul settore primario, quello agricolo, convertito all’esportazione di prodotti da monocoltura intensiva come banane, caffè, canna da zucchero, cotone, tabacco e carne proveniente dai grandi allevamenti del latifondo.
Milioni di campesinos, senza terra, trovano lavori saltuari come braccianti agricoli in quel 70 percento di terre coltivabili possedute da un 2 percento di grandi proprietari terrieri latifondisti. “I ricchi del Paese che abbiamo incontrato una sera -spiega a swissinfo il senatore ticinese- mi hanno dato l’impressione di essere gente molto, molto ricca, ma anche molto stolta, senza nessuna cultura, dunque senza capacità di assumere vere responsabilità. In altri Paesi ci sono delle classi ricche che però sono assai illuminate. In Guatemala c’è invece un contrasto fortissimo tra le diverse classi sociali e sappiamo che questo contrasto non è mai premessa di progresso. Però -continua Dick Marti- voglio comunque essere ottimista perché abbiamo incontrato delle persone che lottano, molte prima di loro hanno perso la vita per la stessa battaglia. Però, se c’è veramente una presa di coscienza a livello internazionale credo che questi eroi, io li considero tali, potranno raggiungere dei risultati, perché il Guatemala sicuramente lo merita”.
E sarà solo se gli eroi del Guatemala, come li ha definiti il consigliere agli Stati liberale radicale ticinese Dick Marti, riusciranno a far prevalere il rispetto dei diritti umani, a generalizzarli nella pratica dello Stato guatemalteco, che la Svizzera potrebbe impegnarsi di più e direttamente nella cooperazione in questo Paese del Centro America.
Lo ha confermato a swissinfo lo stesso Dick Marti: “La condizione è che il governo guatemalteco dia chiari segnali di voler rispettare i diritti dell’uomo e le libertà democratiche. C’è anche una condizione che a noi sembra giusta, posta dalla Banca mondiale e da altri Paesi tra i quali la Svizzera -prosegue il nostro interlocutore- ed è di far pagare le tasse ai ricchi, ai grandi proprietari terrieri che, di fatto, ne sono attualmente esentati. Il ragionamento alla base del comportamento della Svizzera sostiene che prima che noi investiamo, voi cominciate perlomeno a percepire le imposte da chi sta facendo anche lauti guadagni”.
Oltre alla verifica dei progetti di sviluppo in corso, la missione parlamentare elvetica in Guatemala ha colto l’occasione per visitare in carcere Nicolas Hänngi e Silvio Giovanoli, i due cittadini svizzeri condannati alla fine dello scorso mese di agosto a dodici anni di reclusione per un traffico di tredici chilogrammi di cocaina. Assieme al consigliere agli Stati liberale radicale ticinese Dick Marty, a trovarli in prigione è andato anche il consigliere nazionale dei Verdi bernese Ruedi Baumann.
Concluso l’incontro con Hänggi e Giovanoli dietro le sbarre (di cui parla a swissinfo il senatore Dick Marty nell’intervista che vi proponiamo in calce all’articolo) la delegazione parlamentare elvetica ha parlato della vicenda con il presidente guatemalteco Portillo e con il ministro della giustizia. Dai due interlocutori istituzionali i parlamentari svizzeri hanno ricevuto la garanzia che il processo di appello, contro la condanna in primo grado, rispetterà i diritti degli imputati. Diritti degli imputati che sono finora invece risultati, secondo gli esperti di diritto, fallaci o quantomeno approssimativi, in una vicenda giudiziaria poco chiara che, di fatto, sta ipotecando il futuro di due svizzeri dell’estero: Andreas Hänggi e Silvio Giovanoli.
swissinfo
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