Sotto stretta sorveglianza scientifica le marmotte grigionesi
Le marmotte sono fra i più popolari rappresentanti della fauna alpina, ma sono ancora poco conosciute. Un progetto scientifico nella alta valle di Avers, nel Canton Grigioni, dovrebbe permettere di saperne di più su questi roditori.
La valle di Avers ne ospita oltre 5.000, stando alle stime. I ricercatori giunti da Vienna tentano attualmente di svelare uno dei loro segreti, la loro capacità di accumulare riserve di cibo per il lungo sonno invernale. I risultati dei loro lavori potrebbero addirittura essere di aiuto ai futuri viaggiatori spaziali.
«Ma è ancora fantascienza» precisa lo zoologo svizzero Fredy Frey-Roos, che da sette anni studia le marmotte alpine. Alcuni esemplari sono stati catturati e dotati di un trasmettitore. I dati così raccolti vengono poi inviati e analizzati all’università di Vienna.
Ad Avers, gli scienziati hanno scoperto a 2.100 metri di altitudine un biotopo per marmotte particolarmente interessante, quasi unico nell’Arco alpino. Al progetto partecipano non solo zoologi e veterinari ma anche botanici, chimici, tecnici e informatici. Le loro ricerche riguardano soprattutto l’influenza del cibo sul processo di immagazzinamento dei grassi e sull’ibernazione, che dura generalmente da settembre ad aprile.
È stato scoperto che le marmotte di Avers si rimpinzano soprattutto di trifoglio. Non è ancora chiaro se la loro passione per questo vegetale, dal gusto zuccherato, dipenda dalla loro golosità, o se questo fornisce loro gli acidi grassi indispensabili ad un sonno invernale senza problemi.
Anche se non avrà conseguenze a corto termine sulla conquista dello spazio, la risposta a questo quesito potrebbe comunque servire in campo medico. Durante l’ibernazione, la temperatura corporea delle marmotte scende infatti fino a 3 gradi e gli animali cadono in un profondo letargo. Queste condizioni sarebbero auspicabili, ad esempio, nelle operazioni provanti per il corpo umano. «Gli effetti dei diversi acidi grassi sono importanti anche per l’uomo. Numerose ricerche vanno in questa direzione» ha aggiunto Fredy Frey-Roos.
Le marmotte alpine, che possono vivere una ventina di anni, sono organizzate in base ad una rigida gerarchia famigliare. Gli usi delle loro cugine, delle steppe dell’Europa orientale e dell’Asia o delle pianure americane, sono molto simili.
In questa gerarchia, la femmina e il maschio più vecchi assumono le funzioni di capofamiglia e sorvegliano la discendenza. Per proteggersi dai loro principali nemici, l’aquila e la volpe, le sentinelle scrutano l’orizzonte e fischiano al primo segnale di pericolo. Tutta la colonia si rifugia allora nei cunicoli delle tane.
Ogni anno, da 6.000 a 7.000 marmotte muoiono per mano dei cacciatori, secondo le statistiche. Il loro grasso, abbondante a fine estate, è pregiato. Trasformato in olio, è reputato un buon rimedio contro i reumatismi, benefico sia per l’uomo che per gli animali. La carne, una volta sgrassata, può esser cucinata ma si tratta di un piatto destinato soprattutto ai conoscitori. «Ha un gusto molto particolare», assicura Fredy Frey-Roos.
swissinfo e agenzie
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