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Xenotrapianti: gli scienziati svizzeri continuano a credervi

I cinque porcellini transgenici di Edimburgo non daranno mai i loro organi a un essere umano Keystone

Il laboratorio che ha "fabbricato" la pecora Dolly sospende i suoi lavori sui trapianti di organi di maiali sull'uomo. Un colpo di freno alla ricerca, che non inquieta gli scienziati svizzeri.

L’idea di prelevare degli organi dagli animali, per trapiantarli sull’uomo, costituisce un’immensa speranza per migliaia di persone, in attesa di un cuore, di un fegato o di un rene. E gli scienziati pensano di avere buone possibilità con il maiale, una specie geneticamente molto simile a quella umana.

Perché gli organi del maiale siano ancora più facilmente compatibili con l’organismo umano, gli scienziati ne hanno manipolato il DNA, facendo così nascere dei porcellini che, a parte qualche dettaglio, sono praticamente come dei nostri fratelli.

Ma ogni essere vivente che nasce è portatore di un certo numero di virus, fabbricati contemporaneamente alle sue stesse cellule, le cui istruzioni di montaggio sono contenute nel patrimonio genetico della specie.

Ora, se l’uomo, il maiale o il topo vivono molto bene con i loro propri virus, non si sa affatto come reagirebbe una specie confrontata ai virus di un’altra. E questo grande problema è il principale ostacolo agli xenotrapianti.

Un ostacolo che ha indotto la società britannica PPL Therapeutics e l’istituto Roslin di Edimburgo a cessare i loro lavori, nonostante avessero potuto annunciare, lo scorso 5 marzo, la nascita di 5 porcellini transgenici perfettamente sani.

E ora i padri della famosa pecora Dolly non andranno oltre. Il loro mandante americano, la società Geron Bio-Med, ha infatti deciso di sospendere le ricerche sui maiali, volte a fornire organi per i trapianti sull’uomo.

Tuttavia, questa decisione non sancisce la fine della ricerca nel campo degli xenotrapianti. Nella stessa Gran Bretagna, la società Imutran – filiale della Novartis – sta continuando le sue esperienze, che secondo un portavoce della multinazionale basilese si trovano attualmente nello stadio pre-clinico.

Per il dottor François Mosimann, di Losanna, presidente del gruppo di studio “Xénotransplatation” della Fondazione Swisstransplant, questo voltafaccia americano-britannico costituisce certamente un contraccolpo per la ricerca. Ma nonostante ciò, il dottor Mosimann rimane ottimista: secondo lui, questi famosi virus non costituiscono un ostacolo insormontabile.

D’altronde, proprio a Losanna il gruppo di Patrik Aebischer (il nuovo presidente della Scuola politecnica federale) è riuscito a effettuare i primi xenotrapianti. Per il momento si tratta unicamente di cellule isolate (e non di organi completi) provenienti da vitelli e criceti, che i pazienti hanno sopportato benissimo.

Prossimamente la Svizzera si doterà di una legge, per regolamentare tutti i problemi connessi ai trapianti, compresi quelli di origine animale. E per allargare il dibattito, il Consiglio svizzero della scienza ha aperto un sito Internet e un forum pubblico.

Marc-André Miserez

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