Svizzera, campione europeo tra il serio e il faceto
Mentre un museo virtuale prende spunto dal titolo di campione europeo di calcio ufficiosamente conquistato dalla Svizzera nel 1924, la Biblioteca nazionale coglie l'occasione per rispolverare i documenti dell'epoca.
Partiamo dall’inizio. Sono le 16.30 del 9 giugno 1924. Sugli spalti dello stadio parigino di Colombes, 50’000 spettatori attendono il fischio di inizio della finale olimpica tra la nazionale svizzera di calcio e quella uruguaiana. Il verdetto (3 a 0 per l’Uruguay) incorona vincitori i latino-americani, mentre gli svizzeri si classificano al secondo posto.
Poiché l’Uruguay non si trova in Europa e a quei tempi il titolo di campione europeo di calcio non era ancora stato istituito (fu assegnato per la prima volta nel 1960), taluni intravedono gli estremi per attribuire a posteriori il titolo, perlomeno ufficioso, di campione europeo del 1924 alla Svizzera.
Ma perché arrovellarsi tanto? In realtà, una ragione c’è: si tratta di impadronirsi di un evento, questa volta in modo rigorosamente ufficiale, all’insegna dello slogan «1924 – riconquisteremo il titolo»!
Inizialmente, l’intenzione era quella di allestire un’esposizione itinerante che toccasse tutti gli angoli del Paese. Ma poi, complice la mancanza di sponsor, il «progetto culturale» voluto dalla Confederazione in margine a Euro 2008 è miseramente naufragato. A questo punto è intervenuto il Museo svizzero dello sport di Basilea che, raccolti i cocci dell’iniziativa, ha trasformato il museo itinerante in un museo virtuale visitabile sul web.
Reliquie calcistiche
Un museo virtuale al quale chiunque può inviare la fotografia di un oggetto legato al calcio che gli sta particolarmente a cuore. Il collegamento con l’aneddoto del 1924 non è affatto evidente o addirittura inesistente, se non fosse per il pretesto addotto e cioè che il presente è frutto del passato.
«Cosa sarebbe il calcio senza le storie, gli aneddoti e le leggende che ruotano attorno alle persone e alle partite? (…) Invitiamo tifosi, giocatori dilettanti e personaggi illustri a esporre al museo virtuale www.1924.ch oggetti legati al mondo del pallone ai quali sono particolarmente affezionati e a spiegarne il perché. Lo scopo del progetto è quello di mostrare il ruolo che riveste il calcio nella memoria collettiva e individuale e di esplorare l’importanza dello sport più popolare nella cultura quotidiana svizzera», recita un comunicato stampa disponibile sul sito del museo.
Venuta a conoscenza di questo progetto, la Biblioteca nazionale svizzera (BN) ha deciso di spulciare nei propri archivi dove sono conservati tutti i giornali e le riviste pubblicati nel Paese dal 1848. «Quando abbiamo saputo del museo virtuale ci siamo detti: perché non rispolverare anche i nostri documenti di quel periodo?», spiega Hans-Dieter Amstutz, responsabile del marketing e della comunicazione della BN.
Ma il pretesto del 1924 non suona un po’ ridicolo? «Credo che questa faccenda del 1924 abbia il pregio di aprire uno scorcio e di conferire una dimensione storica al calcio, spesso percepito come un fenomeno di stretta attualità», risponde Amstutz.
«La Biblioteca nazionale indica lo sfondo storico degli eventi odierni. Ed è esattamente questo che si propone di fare l’esposizione virtuale 1924, ma nel contempo mostra anche come alcuni oggetti di uso quotidiano possano acquisire un aura particolare e assurgere a oggetto culturale».
Un anacronismo creato ad hoc
«Sino ad oggi, ignoravamo se i fatti accaduti nel 1924 fossero considerati un evento rilevante già a quell’epoca oppure se lo stesso sia stato creato ad arte in tempi recenti», osserva Hans-Dieter Amstutz.
La Biblioteca nazionale ha quindi ricercato tutti gli articoli apparsi in tedesco, francese e italiano in quel periodo e allestito una documentazione di un centinaio di pagine attualmente consultabile sul suo sito Internet.
«Durante il lavoro di ricerca ho potuto trarre alcune conclusioni sull’evoluzione della stampa. Sfogliando i giornali e le riviste degli anni Venti, la prima cosa che salta all’occhio è la scarsità di immagini. Inoltre, a quei tempi, il culto delle star era del tutto inesistente. Già allora c’erano individui che eccellevano nel loro campo, ma ciò che contava era innanzitutto la squadra», constata Hans-Dieter Amstutz.
E quali elementi sono emersi riguardo all’evento stesso? «Abbiamo raccolto gli articoli più interessanti scritti tra maggio e giugno del 1924. All’inizio del torneo, nessuno accordava la benché minima chance alla Svizzera. Nondimeno, anche a quei tempi l’appuntamento era molto seguito e la stampa ne riferiva in toni entusiastici».
Per rendersene conto basta leggere il telegramma di congratulazioni inviato alla nazionale di calcio dall’allora presidente della Confederazione Ernest Chuard e pubblicato sul «Journal de Genève» l’8 giugno 1924.
Eppure, il concetto di «Svizzera, campione europeo di calcio» non compare in nessun articolo. Insomma, attribuire a posteriori questo titolo alla nazionale rossocrociata è un po’ come sostenere che Cristoforo Colombo ha vinto la prima gara transatlantica a squadre.
Qualcuno potrà anche tacciarci di malafede. Sta di fatto che neppure lo slogan «1924 – riconquisteremo il titolo» brilla per il suo contrario dato che, come suggerisce la realtà storica e sportiva, sarebbe più corretto ammettere: «È improbabile che riconquisteremo il titolo che peraltro non abbiamo mai vinto»!
swissinfo, Bernard Léchot
(traduzione e adattamento di Sandra Verzasconi Catalano)
La Biblioteca nazionale svizzera è stata fondata nel 1895 e raccoglie tutte le pubblicazioni che hanno un qualsiasi rapporto con la Svizzera.
La sua sede si trova a Berna, al numero 15 della Hallwylstrasse.
Al momento custodisce oltre 3 milioni di documenti a disposizione del pubblico che desidera consultarli. La Biblioteca nazionale annovera inoltre alcune collezioni speciali conservate in seno a istituzioni particolari come:
– l’Archivio svizzero di letteratura
– il Gabinetto delle stampe
– il Centro Dürrenmatt di Neuchâtel
Nel dossier della BN figurano anche alcune cartoline postali con raffigurate delle caricature di calciatori firmate da Friedrich Dürrenmatt, scrittore, pittore e disegnatore, e messe a disposizione dal Centro Dürrenmatt di Neuchâtel.
Il centro, che fa capo alla Biblioteca nazionale svizzera, presenta l’opera grafica dello scrittore.
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