Diritti umani: c’è ancora molta strada da fare
Il rapporto 2008 di Amnesty International stigmatizza il mancato rispetto degli impegni presi 60 anni fa con la Dichiarazione universale dei diritti umani. Critiche anche alla Svizzera.
«I governi devono scusarsi per aver tradito i principi della Dichiarazione universale e per sessant’anni di fallimenti», ha dichiarato Paolo Pobbiati, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International (AI), ricordando che «il 2007 è stato caratterizzato dall’impotenza dei governi occidentali e dall’ambiguità o riluttanza delle potenze emergenti rispetto ad alcune delle peggiori crisi dei diritti umani».
Il rapporto Amnesty 2008 – 590 pagine di analisi sulla situazione dei diritti umani in 150 paesi – biasima soprattutto gli Stati uniti che, come stato più potente al mondo, dà un esempio negativo, in particolare con la sua guerra al terrorismo, tradotta in migliaia di prigionieri non processati e nemmeno formalmente accusati detenuti a Guantanamo, in Afghanistan e in Iraq.
La Svizzera è criticata per l’assenza di misure governative «efficaci» contro la crescita del razzismo e della xenofobia.
Amnesty prende di mira anche la campagna dell’Unione democratica di centro (destra nazionalconservatrice) per le elezioni federali, alcuni eccessi della polizia e aspetti della politica elvetica di asilo.
AI è invece soddisfatta delle nuove disposizioni per la protezione dalla violenza domestica, anche se – aggiunge – resta il problema delle donne immigrate che rischiano di perdere il permesso di soggiorno in caso di abbandono del marito violento.
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