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Filippine: devastazione e fango dopo il diluvio

Rifornimenti di acqua potabile per gli abitanti di Cagayan de Oro, una delle città colpite il 17 dicembre dal tifone Swiss Humanitarian Aid Unit

Una squadra di soccorritori svizzeri è rientrata dalle Filippine, dove le inondazioni causate da un tifone sono costate la vita ad oltre un migliaio di persone pochi giorni prima di Natale. La testimonianza di Claudio Valsangiacomo, che ha guidato il team elvetico.

Centinaia di migliaia di filippini sono rimasti senza tetto, dopo che il tifone Washi si è abbattuto sulle città meridionali di Cagayan de Oro e Iligan il 17 dicembre scorso. Interi quartieri sono stati spazzati via dalle frane e dalle inondazioni scatenate dalla terribile tempesta.

Gli effetti del diluvio erano simili a quelli provocati dallo tsunami che ha colpito l’Indonesia nel 2004, dichiara a swissinfo.ch Claudio Valsangiacomo, responsabile di un team di sei esperti di logistica e di acqua, inviato per due settimane nella zona del disastro dal Corpo svizzero di aiuto umanitario.

swissinfo.ch: Lei è appena tornato con la sua squadra di soccorritori dalle Filippine. Può descriverci la situazione che ha trovato al suo arrivo nel paese asiatico?

Claudio Valsangiacomo: La situazione non era paragonabile a quella causata generalmente da alluvioni. L’intensità e la portata delle devastazioni faceva pensare piuttosto agli effetti di uno tsunami: ondate di 6 a 10 metri di altezza hanno sommerso interamente per diversi minuti o perfino per delle ore alcune zone in prossimità di un fiume. Nelle regioni più distanti invece non si denota quasi nulla, il che fa pensare piuttosto allo tsunami che ha colpito alcune zone costiere dell’Indonesia nel 2004.

Quando siamo arrivati sul posto, tutta l’acqua si era ritirata ed il fiume era tornato nel suo letto originale. Alcuni quartieri vicino al fiume sono stati completamente spazzati via, altri più distanti sono solo parzialmente danneggiati. Ma dappertutto è rimasto fango, moltissimo fango.

swissinfo.ch: Quali attività ha svolto il suo team di soccorritori?

C.V.: Ci siamo occupati principalmente del rifornimento di acqua. La scarsità di acqua potabile era uno dei problema principali creati dalle alluvioni, che hanno contaminato la maggior parte delle fonti d’acqua disponibili. A Cagayan de Oro, una città di mezzo milione di abitanti, il tifone ha distrutto anche la principale conduttura d’acqua. Più del 50% della popolazione si è quindi ritrovata senza acqua potabile. A partire dal giorno dopo il diluvio, le autorità locali hanno iniziato ad autotrasportare acqua. Ma si tratta di un’operazione molto impegnativa, poiché bisogna disporre di moltissimi camion, e non è sempre facile garantire la qualità dell’acqua trasportata.

Quale primo intervento, abbiamo quindi istallato un nuovo laboratorio d’acqua per sostituire quello distrutto dalle inondazioni. Nel corso di due giorni, abbiamo istruito la popolazione locale sul modo di usare il laboratorio e abbiamo ripristinato le misure di controllo della qualità dell’acqua nella città di Cagayan de Oro. L’acqua proveniente da pozzi allagati o trasportata dai camion ha potuto essere quindi analizzata e, se necessario, disinfettata con la clorazione.

swissinfo.ch: Avete prestato aiuto anche alle persone costrette ad abbanonare le loro case?

C.V.: Sì, uno dei problemi più urgenti riguardava proprio il rifornimento di acqua potabile alle migliaia di sfollati raccolti nei campi di evacuazione. Quando siamo arrivati, non vi erano acqua potabile e servizi igienici nella maggior parte di questi campi. Abbiamo quindi distribuito 12 cisterne con un volume totale di 80 metri cubi in alcuni campi aperti nei pressi di Iligan e Cagayan de Oro, che hanno permesso di fornire acqua potabile a circa 10’000 persone. Abbiamo anche costruito 33 latrine a Iligan per garantire una migliore igiene agli sfollati.

Ci siamo infine occupati di dare inizio ai grandi lavori di pulizia in un quartiere cristiano-musulmano di Cagayan de Oro, particolarmente toccato dalle inondazioni. Per fare questo abbiamo chiesto aiuto ai dirigenti della comunità locale e abbiamo organizzato un programma “cash for work”, grazie al quale squadre di tre o quattro persone sono state pagate 250 pesos (5,41 franchi) al giorno per ripulire il fango. Vista la mancanza di macchinari pesanti, abbiamo concluso un accordo con la società svizzera Holcim – che lavora anche nelle Filippine – presso la quale abbiamo noleggiato camion e scavatrici.

swissinfo.ch: Quali sono i problemi più urgenti ai quali è confrontata attualmente la popolazione?

C.V: Il problema della carenza di acqua e di servizi igienici non è stato ancora risolto al 100%. Scarseggia inoltre anche il cibo. La popolazione colpita era già piuttosto vulnerabile, soprattutto coloro che vivevano lungo il fiume. Dopo due settimane il problema principale che va affrontato è quello di trovare di nuovo una sistemazione per centinaia di migliaia di persone. Attualmente possono essere ospitate nelle scuole, ma presto i bambini dovranno tornare nelle loro classi.

swissinfo.ch: Vi sono anche rischi di malattie?

C.V: Per il momento non c’è un grosso rischio di malattie epidemiche, anche se si denota un aumento delle malattie respiratorie e della dissenteria, abbastanza tipica per una popolazione costretta a vivere in condizioni precarie nei campi, in particolare durante la stagione dei monsoni in Asia. Si constata inoltre un aumento di leptospirosi, una malattia batterica che si contrae facilmente in zone fangose e a contatto con acqua contaminata da sostanze fecali. Il batterio penetra nella pelle e provoca sintomi analoghi a quelli dell’influenza.

swissinfo.ch: Inondazioni non sono atipiche nelle Filippine, ma questa volta sono state colpite regioni a sud del paese, generalmente meno toccate dai tifoni. Come ha reagito la gente del posto a queste devastazioni?

C.V.: Si tratta effettivamente di un fenomeno insolito da queste parti. La memoria umana è però molto breve e la gente non ricorda cosa è successo 100 o 200 anni fa. E, naturalmente, a quei tempi le aree situate nei pressi dei fiumi non erano così urbanizzate come oggigiorno. I problemi delle inondazioni sono legati all’esplosione demografica di queste città, che probabilmente erano dieci volte più piccole mezzo secolo fa.

I filippini però sono persone molto resistenti e sono in grado di far fronte a disastri simili, impiegando le loro risorse. Già pochi giorni dopo le alluvioni abbiamo visto molte persone che hanno iniziato a ricostruire le loro case.

L’aiuto umanitario rientra tra le attività della Direzione per lo sviluppo e la cooperazione (DSC), che fa parte del Dipartimento federale degli affari esteri.

Scopo dell’aiuto umanitario è di salvare vite e alleviare in tutto il mondo le sofferenze delle vittime di catastrofi naturali o conflitti armati, conformemente al principio di solidarietà della politica estera elvetica.

 
Il più importante braccio operazionale della DSC in tale ambito è il Corpo svizzero di aiuto umanitario (CSA). Si tratta di un corpo di milizia di cui fanno parte 700 specialisti.
 
Il CSA è il primo attore ad intervenire in caso di catastrofi naturali, crisi e conflitti. L’aiuto umanitario si occupa anche di ricostruzione e prevenzione.
 
Il budget per il 2011 ammontava a 312milioni di franchi.
 
L’aiuto umanitario della Confederazione collabora con le Nazioni unite, il Comitato internazionale della Croce rossa, diverse ONG e istanze statali.

Traduzione di Armando Mombelli

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