Guardie e ladri, versione XXI secolo
Trasformare le città in un vasto terreno di gioco? Grazie alla geolocalizzazione e ai telefonini intelligenti è ormai possibile. Antichi passatempi come guardie e ladri o le cacce al tesoro sono ormai entrati in una nuova era.
«Bang, siete morti!». Nascosti subdolamente in un angolo di una casa, i tre gangster hanno appena estratto un telefonino e fatto fuoco sull’ignaro gruppo di poliziotti che stava sopraggiungendo.
Un paio d’ore più tardi, in una stradina che costeggia il lago, improvvisamente sbucano due giovani che corrono come ossessi. «Muoviti, muoviti, li ho visti, sono in fondo alla strada», grida la ragazza al ragazzo. «Voi passate dall’altra parte, così sono in trappola», si sgola rivolgendosi ad altre due persone.
Bottino da un milione
Che sia il caldo torrido di questa giornata d’agosto ad aver fatto impazzire alcuni neocastellani? No, niente paura. Nell’aria non aleggia alcun tipo di droga che fa credere agli abitanti di Neuchâtel di essersi improvvisamente trasformati nell’ispettore Callaghan o in Al Capone. Semplicemente vi trovate di fronte a persone che stanno partecipando a «The Target».
Il principio del gioco è relativamente semplice: un gruppo di ladri deve raccogliere una serie di oggetti disseminati in città, grazie ai quali potrà mettere a segno diversi colpi. Ad esempio, per impadronirsi dei 400’000 franchi di bottino nascosti in una piazza, dovranno prima rubare un camion e degli esplosivi, disseminati in altri punti della città. L’obiettivo è di rubare almeno un milione di franchi. Tre squadre di poliziotti dovranno cercare di impedirlo, intercettando i gangster.
Bene, ma cosa c’è di nuovo? In fondo tutto ciò assomiglia un po’ a un misto di guardia e ladri e di una caccia al tesoro… È vero, salvo che qui si usano i più recenti ritrovati tecnologici. Per il gioco, infatti, ogni squadra è munita di uno smartphone collegato alla rete GPS. Sullo schermo appare una pianta della città e i luoghi precisi dove sono situati gli oggetti – puramente virtuali – e dove commettere dei crimini.
Ogni tre minuti i ladri possono controllare dove si trovano i poliziotti. Gli agenti, invece, vedono la posizione dei ladri ogni sei minuti. Quando i gangster si impossessano di un oggetto o compiono una rapina, i poliziotti ricevono un messaggio. In questo modo possono dedurre il luogo dove si trovano i ricercati. Una volta intercettati basta premere sul tasto ‘spara’ del telefonino. A patto che non siano i ladri a far fuoco per primi.
Game over? Assolutamente no. Quando una squadra di poliziotti riesce a catturare – o meglio giustiziare – i ladri, si invertono i ruoli e si ricomincia da capo.
Questione di dinamismo
«Succede che vi sono gruppi meno dinamici di altri, ad esempio se i ladri non corrono abbastanza si fanno prendere piuttosto velocemente», ci dice Christophe Challandes, titolare della ditta Neuchevasion, che ha acquistato il gioco sviluppato da un informatico belga.
«Mi piace moltissimo, è un modo un po’ diverso per ‘appropriarsi’ della città», afferma Mathieu, scrutando con attenzione lo schermo alla ricerca del possibile punto in cui si trovano i ladri. Un po’ meno soddisfatta Florianne, a causa di qualche tempo morto di troppo.
A volte, alcune persone fanno in effetti fatica a padroneggiare velocemente le funzioni dell’applicazione del telefonino. «Bum, i ladri sono esplosi su una mina»: il gioco è iniziato da appena due minuti e sullo schermo del telefono dei poliziotti appare questo messaggio. I ladri si erano dimenticati che la mina a loro disposizione per eliminare gli agenti – mina che possono disseminare dove meglio credono – esplode anche se sono loro a passarci sopra. Il gioco deve quindi ripartire da zero.
Potenziale enorme
Lanciato due mesi fa, il gioco sta avendo successo. Christophe Challandes ne organizza un paio alla settimana, un obiettivo che non pensava di poter raggiungere così presto. Per il momento, si iscrivono soprattutto ditte, nel quadro ad esempio della tradizionale festa annuale.
«The Target» non è l’unico nel suo genere. Ad esempio, una piccola start-up zurighese creata due anni fa ha sviluppato Gbanga, un gioco di mafia per iPhone, il cui scopo è di impadronirsi di bar, ristoranti o negozi della propria regione, recandosi fisicamente sul posto.
Il potenziale di queste applicazioni ludiche che permettono di avere una cosiddetta ‘realtà aumentata’ è notevole. Christophe Challandes del resto non vuole fermarsi qui. «Inizieremo presto a proporre ‘The Target’ in altre città. Inoltre vogliamo lanciare altri giochi simili, destinati ad esempio a ditte che vogliono sviluppare lo spirito d’iniziativa, dove si tratterà di gestire un’azienda virtuale, vendendo e acquistando prodotti in luoghi precisi». L’obiettivo principale rimarrà comunque sempre lo stesso: «Quello che desidero di più è che la gente rida, che riesca a correre per le strade della città divertendosi come un bambino di cinque anni».
La realtà aumentata – dall’inglese ‘augmented reality’ – designa la sovrapposizione di più livelli informativi (dati geolocalizzati, multimediali o altro) alla realtà.
Si applica sia alla percezione visiva che alle percezioni tattili o uditive.
Le applicazioni sono numerose, in particolare in ambito militare, medico o della ricerca accademica.
Da due-tra anni, grazie all’arrivo sul mercato di telefonini ‘intelligenti’, si assiste a un vero e proprio boom delle applicazioni che permettono di avere una realtà aumentata.
In ambito turistico, ad esempio, molte città hanno lanciato delle applicazioni che permettono di avere numerose informazioni supplementari su siti particolarmente interessanti.
L’abbazia di Cluny, in Francia, permette ad esempio ai visitatori di vedere come erano determinati punti del monastero nel XV secolo. A Roma, un’applicazione da lanciare quando ci si trova vicino alla rovine più importanti permette invece di visitare la città come era all’epoca dell’Imperatore Costantino.
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