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BERNA - La Svizzera non ratificherà i nove protocolli di attuazione della Convenzione delle Alpi. Con 102 voti contro 76, il Consiglio nazionale ha affossato stamani definitivamente il progetto, rifiutandosi per l'ennesima volta di entrare in materia, in nome dello sviluppo economico.
Dalla firma dei protocolli, dieci anni or sono, i partiti di destra hanno fatto di tutto per ostacolare la ratifica: in un primo tempo soltanto tre documenti sarebbero stati applicati, relativi alla gestione del territorio e allo sviluppo sostenibile, alla protezione delle acque, e ai trasporti.
A due riprese il Consiglio degli Stati li aveva appoggiati, pur mantenendo delle riserve sulla loro implicazione nel diritto svizzero. Gli altri protocolli (agricoltura di montagna, protezione della natura e gestione del paesaggio, foreste alpine, turismo, energia, e regolamento del contenzioso), erano rimasti in sospeso, nell'attesa di fare le necessarie prove pratiche.
Questi trattati metterebbero in pericolo lo sviluppo economico delle regioni alpine, ha affermato Guy Parmelin (UDC/VD) a nome della commissione. Essi si applicherebbero al 60% del territorio elvetico e a circa 2 milioni di suoi abitanti, restringendo così la sovranità a tutto profitto di giudici internazionali.
Per il ministro Moritz Leuenberger il timore di decisioni imposte dall'estero è del tutto infondato. La Svizzera ha partecipato attivamente all'elaborazione dei protocolli e, ratificandoli, non avrebbe dovuto modificare alcuna sua norma.

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SDA-ATS