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CSt: sans-papiers sempre affiliati a LaMal

Questo contenuto è stato pubblicato il 20 settembre 2010 - 18:24
(Keystone-ATS)

BERNA - I sans-papiers continueranno ad essere affiliati all'assicurazione malattia di base (LaMal). Lo ha deciso oggi il Consiglio degli stati, che con 20 voti a 19 ha respinto - come chiedeva il Consiglio federale - una mozione di Alex Kuprecht (UDC/SZ) con la quale si domandava di sopprimere nella legge l'obbligo di affiliazione per coloro che soggiornano illegalmente in Svizzera.
Kuprecht ha giustificato i suo intervento con le difficoltà giuridiche e amministrative derivanti dalla affiliazione alla LaMal dei sans-papiers. "Il loro recapito non è sovente conosciuto. Ciò genera problemi per incassare i premi o semplicemente per mantenersi in contatto con queste persone", ha dichiarato il "senatore".
Vi è poi la situazione assurda, ha ricordato, che impedisce agli assicuratori - che agiscono per delega dello Stato per quanto riguarda l'assicurazione di base - di segnalare alla polizia le persone senza documenti di soggiorno validi. "La protezione dei dati produce pertanto l'effetto assurdo che un'autorità statale ostacola l'esecuzione del mandato legale di un'altra autorità statale", ha precisato Kuprecht.
A detta del "senatore" UDC, inoltre, la fine dell'obbligo di affiliazione non significa che queste persone vengano private dell'assistenza medica necessaria alla sopravvivenza.
Per la "senatrice" Liliale Maury-Pasquier (PS/GE) non vi è motivo di cambiare il sistema attuale. L'accesso alle cure mediche è un diritto fondamentale. "Uno dei grandi meriti della LaMal - ha sostenuto la consigliera agli stati socialista - è la sua universalità". A tutte le persone che vivono in Svizzera è garantito l'accesso alle cure. Escludere i sans-papiers dalla LaMal, "significa fare un passo indietro", ha sottolineato.
A nome del Consiglio federale, il ministro della sanità Didier Burkhalter ha chiesto di respingere la mozione per non istituire "un'eccezione" nella legge.
In votazione, la mozione è stata respinta grazie al voto decisivo della presidente della Camera Erika Forster-Vannini (PLR/SG).

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