Berna e Il Cairo: un nuovo capitolo nelle relazioni bilaterali
Svizzera ed Egitto hanno posto fine al contenzioso relativo alla strage di Luxor. Questo il risultato più tangibile della visita del ministro degli esteri svizzero Joseph Deiss al Cairo. (Nella foto: Deiss in visita al Museo nazionale egiziano)
E’ ormai una pagina chiusa, hanno dichiarato sabato al Cairo il consigliere federale e il ministro degli esteri egiziano Amr Mussa. Quest’ultimo, davanti ai giornalisti, ha parlato di un «nuovo capitolo» nelle relazioni tra i due Paesi.
Per Deiss, che oggi si reca sui luoghi dove si è consumata la sanguinosa vicenda (nel novembre del 1997 perirono in un attacco terroristico 36 turisti svizzeri e altre 26 persone) per rendere omaggio alle vittime, la tragedia è regolata sul piano ufficiale, ma nessuno potrà dimenticare il dolore e il lutto che essa ha provocato. E Deiss ha dichiarato domenica di voler esprimere alle famiglie delle vittime e a tutta la Svizzera i suoi personali sentimenti. Le autorità elvetiche avrebbero voluto che L’Egitto indennizzasse le vittime di quel massacro, ma Il Cairo non si è mosso, neppure sul piano simbolico, temendo di creare un precedente.
Da parte sua il ministro egiziano ha sottolineato che le misure di sicurezza adottate dopo il massacro degli integralisti islamici dovrebbero impedire il ripetersi di un fatto tanto grave.
Il capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) sabato mattina è stato ricevuto dal presidente egiziano Hosni Moubarak: si è trattato di un colloquio di mezz’ora, rimasto incerto fino all’ultimo, dedicato principalmente alle relazioni bilaterali e al processo di pace in Medio oriente.
Deiss ha sottolineato che la Svizzera intende contribuire, nei limiti del possibile, al raggiungimento di una pace giusta nella regione, pace che deve tener conto tanto dei diritti del popolo palestinese quanto di quelli dello stato ebraico. Ha anche sollevato la questione dei rifugiati palestinesi che da decenni sono confinati nei campi profughi: una soluzione a questo problema, così come un accordo riguardante lo statuto di Gerusalemme, sono decisivi per la riuscita del negoziato israelo-palestinese, ha aggiunto Deiss.
Da parte sua il ministro egiziano ha dichiarato che la Svizzera potrebbe svolgere un ruolo importante su certi dossier. Berna in particolare presiede, nell’ambito del negoziato multilaterale sul Medio Oriente, il gruppo di lavoro che tratta degli aspetti umani, e a questo proposito Deiss ha annunciato che la Svizzera è pronta ad organizzare quest’anno a Tunisi una conferenza sui diritti dei bambini.
Deiss ha infine incontrato il ministro egiziano dell’economia Jussef Boutros-Ghali, al quale ha espresso l’auspicio del mondo economico elvetico di veder rispettati i suoi brevetti e la gestione delle nuove linee aeree.
In serata ha visto anche il ministro degli esteri sudanese Mustafa Osman Ismail, nella capitale egiziana. Al centro dei colloqui la situazione politica nel paese martoriato dalla guerra civile. Deiss si è compiaciuto degli sforzi intrapresi dal Sudan per normalizzare le relazioni con i vicini Egitto, Etiopia ed Eritrea. «Ora c’è la speranza che questi sforzi portino alla pacificazione del paese», ha aggiunto.
I due ministri degli esteri hanno anche parlato degli aiuti della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) e delle opere assistenziali svizzere, in particolare per i programmi ospedalieri. L’aiuto umanitario di Berna al Sudan è stato di dieci milioni di franchi nel 1998.
A margine del viaggio in Egitto, Deiss ha reso noto domenica che la visita del ministro israeliano degli esteri David Levy in Svizzera si svolgerà il 13 e 14 marzo.
E nella giornata di domenica ha compiuto un sopralluogo ad un progetto di aiuto allo sviluppo nella Cairo vecchia, incontrando anche artisti e intellettuali egiziani e visitando il Museo nazionale egiziano.
Martedì Deiss proseguirà per la Siria e il Libano.
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