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Fischio finale per lo Xamax

Lo Xamax e i suoi tifosi pagano gli errori di gente incapace. AFP

La sciagurata condotta del presidente Bulat Chagaev ha portato il Neuchâtel Xamax nel baratro, commenta la stampa svizzera. L’uomo d’affari ceceno non è però l’unico responsabile del ritiro della licenza e dell’esclusione dal campionato della squadra romanda.

«Xamax, fine della partita», «Un sogno è distrutto», «Xamax, la fine della farsa» o ancora «Bulat Chagaev ha ucciso il Neuchâtel Xamax». La maggior parte dei quotidiani svizzeri riporta in prima pagina l’epilogo di una vicenda iniziata nel maggio 2011 con l’acquisto del club romando da parte del ceceno Chagaev.

Tra dichiarazioni scandalose e comportamenti intollerabili, in particolare con i giocatori – scrivono la Tribune de Genève e il 24 Heures – sono bastate poche settimane a Chagaev per mostrare la sua vera natura. Ovvero quella di un «mascalzone completamente estraneo alla realtà della vita sportiva così come viene concepita in uno Stato di diritto».

Colpa di Chagaev…

Anche per Le Matin, «Chagaev ha scavato la fossa neocastellana». In meno di un anno, osserva il giornale romando, Chagaev è riuscito a distruggere ciò che altri, come Gilbert Facchinetti, avevano impiegato una vita per costruire. «Il proprietario ceceno aveva l’ambizione di conquistare l’Europa, ma ha condotto la squadra della Maladière nell’anonimato della seconda divisione interregionale».

L’impenetrabile ceceno, che si presentava in pubblico soltanto con le sue guardie del corpo, «ha portato lo Xamax alla rovina, passo dopo passo», ribadisce il Tages Anzeiger. Ciò che ha fatto Chagaev, annota il giornale di Zurigo ricordando i licenziamenti di dirigenti e giocatori, i salari e le fatture non pagate e la presentazione di falsi documenti, «non ha precedenti nella storia sportiva Svizzera».

Per l’ex allenatore dello Xamax Gilbert Gress, citato dal quotidiano L’Express, Chagaev è una persona «senza educazione né rispetto». Le condizioni di lavoro per i giocatori, afferma sullo stesso giornale l’ex capitano della squadra Raphaël Nuzzolo, «erano inaccettabili». Il proprietario ceceno, aggiunge la Tribune de Genève, «si è rapidamente tirato contro tutti quanti».

… ma non solo

Chagaev è il principale responsabile, «ma non è l’unico», annota la Neue Zürcher Zeitung (NZZ), puntando il dito contro l’ex presidente del club Sylvio Bernasconi. «Non aveva più voglia di finanziare da solo il club. L’ha così ceduto al primo acquirente», scrive la NZZ.

«Ecco dove siamo arrivati a causa di due persone che hanno trattato la gente come pedine», afferma all’Express Gilbert Facchinetti, presidente del club tra il 1979 e il 2003, facendo riferimento ai suoi due successori.

Per la Basler Zeitung, «la fine dello Xamax non sorprende». Oltre a Chagaev, a meritarsi il cartellino rosso è pure l’ex presidente Sylvio Bernasconi. È stato infatti l’imprenditore edile, nel maggio 2011, a gettare il club nelle mani di un truffatore. «Dopo sei anni alla presidenza – sottolinea il giornale renano – avrebbe dovuto avere più fiuto e lungimiranza».

La fine di Xamax è iniziata già in passato, annotano Tribune de Genève e 24 Heures, sottolineando che «in Svizzera non si guida più un club professionistico come si faceva negli anni Ottanta». I grandi mecenati sono in via di estinzione e bisogna dunque mobilitare altre risorse. Lo Xamax non è riuscito a operare questa svolta e paga oggi il prezzo più alto.

Il club – ribadisce il Tages Anzeiger – navigava già in cattive acque quando è stato ripreso da Chagaev per appena due milioni di franchi.

Scelta giusta

La stampa elvetica è concorde nell’affermare che la Swiss Football League (SFL) non aveva altra scelta che escludere lo Xamax dal campionato. Ritirando la licenza allo Xamax e privandolo così del diritto di proseguire il campionato, «la Swiss Football League ha scelto l’unica soluzione possibile», ritiene la Tribune de Genève.

La sanzione è «logica» anche per Le Matin, per il quale lo Xamax non avrebbe nemmeno meritato la condizionale. I debiti (circa 8 milioni di franchi) si accumulavano nell’ufficio di un direttore arrogante, mentre alcuni giocatori vivacchiavano più che vivere nell’attesa vana di ricevere il salario, scrive il foglio romando.

«Il provvedimento è d’uopo, logica conseguenza di una serie di ammonimenti ignorati o sottovalutati, trasformatisi in un cartellino rosso fuoco di fronte al quale non ci sono più scappatoie né scuse», concorda La Regione Ticino.

La parentesi Chagaev deve risuonare come un avvertimento nelle alte sfere della SFL, avverte Le Matin, secondo cui l’esclusione dello Xamax non risolve affatto il problema di fondo. Alla lega spetta infatti il compito di inasprire le sue regole «per evitare che un club cada nelle mani di un impostore».

La fine del club?

Un po’ controcorrente, Der Bund ritiene che il caso Xamax «non costituisce una catastrofe». Con lo Xamax, scrive il quotidiano bernese, sparisce «una simpatica associazione tradizionale» dal palcoscenico del calcio nazionale. «Ciò è deplorevole, ma non è una vergogna per il paese».

Le opinioni sono poi contrastanti sul futuro del club neocastellano. Se per il Tages Anzeiger lo Xamax «scomparirà probabilmente per sempre», per la Basler Zeitung non si può escludere un suo ritorno.

«Il ritiro della licenza significa la fine dello Xamax in Superleague. Ma non la fine del calcio che conta alla Maladière», osserva. Lugano, Sion, Losanna e Servette, cadute nel baratro, sono infatti riuscite a rialzare la testa.

30 aprile 2011: l’uomo d’affari ceceno Bulat Chagaev acquista da Sylvio Bernasconi la maggioranza del pacchetto azionario del Neuchâtel Xamax.

12 maggio: l’assemblea generale della SA ufficializza il passaggio di proprietà. La prima mossa della nuova dirigenza è di disfarsi dell’allenatore francese Didier Ollé-Nicolle e di affidare le redini della squadra a Bernard Challandes.

29 maggio: il Neuchâtel Xamax perde la finale di Coppa svizzera contro il Sion. All’indomani della sconfitta, l’allenatore Challandes è sostituito dal brasiliano Sonny Anderson e dal francese François Ciccolini.

2 giugno: tutto lo staff amministrativo del club è licenziato.

24 luglio: dopo due giornate di campionato, Chagaev licenzia lo staff tecnico. Il nuovo allenatore è lo spagnolo Joaquin Caparros.

25 luglio: il russo Andrei Rudakov rinuncia alla presidenza del club.

29 agosto: l’assemblea generale straordinaria elegge Islam Satujev e Bulat Chagaev alla presidenza e alla vicepresidenza del club.

2 settembre: anche Caparros e il suo staff vengono licenziati. Sei giorni prima, l’allenatore e Bulat Chagaev erano quasi venuti alle mani nello spogliatoio dopo un pareggio contro il Losanna. Il nuovo allenatore è Victor Munoz.

29 settembre: la Swiss Football League inoltra la prima denuncia contro il club alla commissione di disciplina.

5 ottobre: un avvocato chiede a un giudice neocastellano di dichiarare il fallimento del club. La società fatica a pagare i salari e l’ammontare delle procedure d’esecuzione per fatture non pagate aumenta di mese in mese.

2 novembre: la giustizia neocastellana respinge la richiesta di fallimento. Durante il processo, la società presenta un’attestazione della Bank of America che prova la solidità finanziaria di Chagaev. Il documento si rivela presto un falso.

7 e 10 novembre: le procure ginevrina e neocastellana ordinano una perquisizione negli uffici e al domicilio di Chagaev.

24 novembre: contro il ceceno è aperta un’inchiesta per falso in titoli.

14 e 19 dicembre: la commissione di disciplina ritira in totale 8 punti alla squadra. I debiti continuano a lievitare: la società ha oltre 6 milioni di franchi di passivo.

4 gennaio 2012: il giorno della ripresa degli allenamenti, il club si separa dal capitano e da altri 3 giocatori. La squadra, ormai ridotta all’osso, parte comunque per un campo d’allenamento, prima in Spagna e poi a Dubai.

18 gennaio: la commissione di disciplina della SFL decide di revocare la licenza allo Xamax, che è così escluso dal campionato.

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