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Lo Xamax allo sbando, la Bundesliga come modello?

Bulat Chagaev, un uomo che scatena le passioni Keystone

Ogni giorno che passa, il Neuchâtel Xamax del ceceno Bulat Chagaev si avvicina un po’ di più alla bancarotta. Per evitare simili casi, l’Associazione svizzera di calcio vuole rendere più severe le regole del gioco. E se l’esempio venisse dalla Germania?

Tutto è iniziato a fine primavera, nei corridoi dello stadio della Maladière, con diversi allenatori, giocatori e funzionari messi alla porta nello spazio di alcune settimane.

Fino ad allora, malgrado i timori che avevano contraddistinto il suo arrivo alla testa del Neuchâtel Xamax, l’impulsivo investitore ceceno Bulat Chagaev non aveva in fondo fatto altro che applicare metodi di management speditivi, come il suo omologo dell’FC Sion Christian Constantin.

Un investitore che si è distinto anche per i canti tradizionali ceceni diffusi durante le pause delle partite, il gesto dell’ombrello indirizzato ai tifosi avversari o l’irruzione di guardie del corpo armate nello spogliatoio della squadra dopo una sconfitta.

Caso nelle mani della giustizia

Ma ciò, in fin dei conti, erano solo episodi coloriti. Da qualche settimana, il club e il suo proprietario Bulat Chagaev hanno ben altre gatte da pelare. La giustizia civile e penale è intervenuta. Le accuse sono gravi: Chagaev, messo alle strette dai creditori, avrebbe falsificato un documento ufficiale per evitare il fallimento della società. Lunedì 7 novembre, le autorità giudiziarie hanno ordinato la perquisizione della sede delle società ginevrine che appartengono a Chagaev e l’indomani degli uffici del club.

Qualunque sia l’esito della vicenda, il caso riporta in primo piano il pericolo che possono rappresentare gli investitori-mecenati per le società di calcio svizzere. Giocatori, staff tecnico e amministrativo dello Xamax potrebbero rapidamente ritrovarsi senza lavoro. E in caso di fallimento, ne patirebbero anche diverse aziende esterne. Molti club svizzeri hanno già dovuto fare i conti con questa spirale negativa: un investitore straniero alla ricerca di un nuovo giocattolo acquista una squadra, investe soldi, si stufa e abbandona la società, lasciando dietro di lui una montagna di debiti e un fallimento sportivo.

«50+1»

In Germania, uno scenario simile non sarebbe possibile. La Federazione tedesca di calcio (DFL), che si occupa della prima e della seconda divisione, è spesso citata come esempio per la gestione economica molto rigorosa.

La formula del successo risiede in gran parte nelle cosiddetta regola del «50+1», instaurata per evitare che i membri di un associazione perdano il controllo del club. Strutturati in associazioni senza scopo di lucro, i club tedeschi – vista l’importanza economica assunta dal calcio – sono stati autorizzati a costituire delle società anonime. La maggioranza del capitale azionario (il «50+1» appunto) deve però rimanere nelle mani dell’associazione. Le uniche eccezioni riguardano club come il Wolsfburg o il Bayer Leverkusen, storicamente di proprietà della Volkswagen e della Bayer. Recentemente la regola è stata resa un po’ meno severa, ma il suo spirito rimane intatto.

«La regola del ‘50+1’ garantisce la perennità», afferma Kay Langdorff, portavoce della DFL. In Germania, la spirale infernale nella quale è sprofondato il Neuchâtel Xamax è semplicemente impensabile, sostiene Langdorff.

«Quali sono i benefici per il calcio quando dei multimilionari o dei miliardari si lanciano in una corsa per sapere chi ha più denaro e può acquistare le più grandi star?», si chiede il portavoce della DFL.

Con la regola del «50+1», l’associazione rimane padrona in casa propria. Ed è per questa ragione che Kay Langendorff non può che raccomandare alle altre leghe di applicare il modello tedesco.

Ci si aspetta il peggio

Dal canto suo, l’Associazione svizzera di calcio (ASF) si prepara al peggio. «Spero che lo Xamax possa almeno terminare il campionato», afferma Roger Müller, portavoce dell’ASF. Se dovesse scomparire, sarebbe un duro colpo non solo per i tifosi neocastellani, ma anche per gli altri club svizzeri, costretti a finire la stagione in un campionato a nove squadre, sottolinea.

A questi danni vanno sommati anche quelli dovuti alla perdita d’immagine per il calcio svizzero, notevolmente rivalutato negli ultimi anni, soprattutto grazie all’eccellente lavoro di formazione realizzato dalla federazione e dai club.

Grazie alla regola del «50+1», le squadre di Bundesliga sono praticamente le uniche in Europa a potersi appoggiare su un lavoro associativo, che offre prospettive a lungo termine per il calcio di alto livello. Ciò ha un impatto in campo, poiché durante le ultime due Coppe del mondo la «Mannschaft» ha presentato un gioco attraente e ha brillato per le sue qualità tecniche e tattiche.

Grazie anche ai prezzi abbordabili, il successo è percepibile anche nelle tribune. Con un’affluenza media di 41’904 spettatori a partita, la Bundesliga è il campionato che attira il maggior numero di appassionati. La rigorosa gestione con cui sono amministrati i club da Monaco ad Amburgo permette inoltre alla Bundesliga di registrare ogni anno dei profitti, un’eccezione in Europa.

Giro di vite in vista

La clausola di protezione instaurata in Germania non entra però in linea di conto per i club svizzeri, afferma il portavoce dell’ASF. «Una simile procedura sarebbe irrealistica a causa delle difficoltà di far collimare la regola del ‘50+1’ con il sistema di controllo svizzero».

La lega sta esaminando invece la possibilità di rafforzare l’apparato normativo per poter avere più possibilità di controllo e d’intervento quando un club cambia proprietario, sottolinea Roger Müller. «Dopo aver ricevuto la loro licenza, i club che cambiano proprietario dovranno fornire nuove cifre e provare che possono assicurare il finanziamento per la stagione».

I 26 club di prima e seconda divisione svizzera dovranno pronunciarsi su questa proposta durante l’assemblea generale della lega, che si terrà prossimamente. Se dovessero accettarla, la norma entrerà in vigore all’inizio della stagione 2013/14.

La procedura di attribuzione delle licenze per la prossima stagione inizierà in dicembre e sarà effettuata ancora sulla base del vecchio regolamento. Nel frattempo, a Neuchâtel sarà senz’altro passata ancora molta acqua sotto i ponti.

L’uomo d’affari ceceno Bulat Chagaev ha acquistato il Neuchâtel Xamax nel maggio 2011, subentrando all’imprenditore locale Sylvio Bernasconi. Personalità dal temperamento sanguigno, Chagaev si è subito fatto notare per i metodi poco ortodossi, licenziando tutto il personale amministrativo, cambiando più volte lo staff tecnico e mettendo alla porta tutti i precedenti sponsor.

Dall’inizio della sua gestione, il club ha accumulato le fatture non pagate e ha più volte avuto dei ritardi nel versamento dei salari. Il 2 novembre, un tribunale di Neuchâtel ha rifiutato di dichiarare il fallimento del club, su richiesta di un creditore. Chagaev nel frattempo aveva versato i salari dei giocatori e pagato alcune fatture. Durante il processo, i responsabili del club e l’avvocato della difesa avevano presentato un documento della Bank of America, secondo cui Chagaev aveva a disposizione presso l’istituto 35 milioni di dollari. Diversi media hanno però messo in dubbio l’autenticità del documento.

In seguito a queste rivelazioni, la procura di Ginevra, dove hanno sede le società di Chagaev, ha aperto un’inchiesta per falso in titoli e riciclaggio di denaro. Le autorità hanno ordinato delle perquisizioni negli uffici di Chagaev e nella sede del club a Neuchâtel.

L’Associazione svizzera di calcio ha dal canto suo inflitto una multa di 20’000 franchi al Neuchâtel Xamax per non aver rispettato delle disposizione relative all’attribuzione della licenza.

Nel 2005, il Servette di Ginevra, nelle mani del francese Marc Roger, è stato costretto a depositare il bilancio. Il club, che giostrava in serie A, è stato relegato in prima lega (serie C).

A causa di un debito che raggiungeva 3 milioni di franchi, il Losanna è invece stato retrocesso nelle leghe inferiori nel 2002. Sia il Losanna che il Servette sono riusciti a risalire in Serie A alla fine della stagione 2010/11.

Sempre nel 2002, l’Associazione svizzera di calcio ha ordinato la relegazione forzata del Lugano e del Sion. Nel 2003 la squadra vallesana, dopo aver ricorso alla giustizia, aveva comunque potuto reintegrare la serie B.

Traduzione e adattamento di Daniele Mariani

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