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Processo Ticinogate: la parola alla difesa.

Cuomo (a sinistra) e Verda; per martedì sera è attesa la sentenza swissinfo.ch

"Cuomo e Verda non sono colpevoli di corruzione passiva." E' stata questa la tesi degli avvocati Mauro Mini, difensore del presunto boss napoletano del contrabbando, e di Mario Molo, legale dell'ex presidente del Tribunale penale cantonale. Molo ha concluso la sua arringa con un appello alla Corte: "Non lasciate morire Verda in carcere".

Il processo per il Ticinogate è ormai alle battute finali. Dopo la requisitoria del Procuratore straordinario, Luciano Giudici, che ha chiesto per Cuomo una condanna a 12 mesi e l’espulsione immediata per 15 anni dalla Svizzera, e per l’ex magistrato una pena a due anni da espiare, nell’udienza di lunedì sono entrati in scena gli avvocati dei due imputati.

Mini e Molo hanno cercato di disarticolare l’impianto accusatorio che si regge soprattutto sul dissequestro dei 3 milioni di franchi di Francesco Prudentino, ordinato da Verda che in compenso avrebbe dovuto ricevere 800 mila franchi. Soldi che servivano a tamponare i gravi problemi finanziari della sua compagna Desirée Rinaldi, che con la società Acque minerali San Bernardino aveva accumulato debiti per 4 milioni di franchi.

L’avvocato di Cuomo ha contestato il legame tra la corruzione passiva aggravata addebitata all’ex giudice e la violazione del segreto di ufficio da parte dello stesso che avrebbe poi portato alla complicità del suo cliente per il reato di corruzione. Per Mini non ci sono gli estremi della corruzione passiva, semmai si può configurare l’accettazione di doni per Verda, reato questo che non prevede, però, la punibilità di eventuali complici sulla base della legge vigente all’epoca dei fatti. Tanto più che – ha sottolineato l’avvocato – il dissequestro ordinato da Verda è stato corretto e favorevole al Cantone, che ha incamerato quasi la meta dei soldi che erano stati confiscati a Prudentino, come ha riconosciuto a suo tempo lo stesso Procuratore generale Luca Marcellini che aveva ordinato la confisca.

Mini ha anche messo in discussione la seconda accusa a Cuomo, cioè di aver trasgredito la legge sulla dimora degli stranieri. “La violazione di questa legge – ha rilevato – si basa sul non rispetto di un divieto di entrata in Svizzera profondamente viziato sia dal punto di vista dei fatti che da quello giuridico.” Un divieto che per come è stato formulato, secondo il legale, è privo di fondamenti giuridici, in quanto contrario ai principi sanciti dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. È frutto, inoltre, di un rapporto della polizia ticinese che ha riproposto pari pari le informazioni degli inquirenti italiani senza verificarle.

Un divieto, infine, inquinato dall’attività del tandem formato dall’avvocato faccendiere Francesco Moretti e dal giurista del Dipartimento Cultura Alberto Zoppi, entrambi coinvolti nell’inchiesta sui permessi facili, che hanno fatto di tutto per mettere Cuomo in cattiva luce presso le autorità. Con lo scopo di favorire il rientro in Svizzera e nel giro del contrabbando di Ciro Mazzarella, nipote del potente boss della camorra Michele Zaza. Perciò, Mini ha chiesto il proscioglimento anche da questa accusa.

L’avvocato Molo ha giocato la sua aringa su più tasti. Ha dapprima ricordato lo stato d’animo di Verda sottoposto a dieci mesi di indagini serrate e nello stesso tempo al giudizio del Consiglio superiore della magistratura che con “rapidità inusitata” l’ha destituito dalla carica privandolo anche della pensione.

“Un magistrato – ha affermato – che era stimato per la sua correttezza professionale e la sua umanità e che dopo trent’anni di carriera è precipitato nella polvere di accuse infamanti senza avere il tempo di rendersene conto. Da qui le sue reticenze, la sua difesa maldestra nell’istruttoria e le sue ritrattazioni”

Molo ha avuto parole pesanti per i media che in questo caso “hanno fatto scempio della presunzione di innocenza, processando e condannando Verda in piazza prima del dibattimento”. E non ha risparmiato critiche al Procuratore straordinario per come ha condotto gli interrogatori dell’ex giudice senza indicargli tempestivamente i fatti che gli venivano imputati.

Entrando nel vivo dell’accusa di corruzione passiva aggravata, il legale di Verda ripercorrendo le date più significative della vicenda, ha cercato di dimostrare che era stato Cuomo a brigare per ottenere gli 800 mila franchi da Prudentino e non l’ex magistrato per come, invece, sostiene l’accusa.

Per Molo, Verda non ha istigato nessuno a violare il segreto di ufficio cercando di carpire da alti funzionari, tra cui Carla Del Ponte, notizie sulla situazione legale di Cuomo. Lui stesso ha violato questo segreto solo in un caso: quando l’ha informato che una cassetta di sicurezza di Prudentino era stata trovata vuota. Quindi va prosciolto da tutte le altre accuse, e in subordine gli va caso mai imputata l’accettazione di doni al posto della corruzione passiva aggravata.

Alla fine Molo ha ricordato le gravi condizioni di salute di Verda, la recidiva di un cancro per il quale era stato operato nel ’98, e che, secondo una perizia medica ha comportato uno stato di scemata responsabilità a cui si è aggiunta la preoccupazione per la difficile situazione finanziaria della Rinaldi. Una stato su cui ha cercato di sollecitare la comprensione della Corte: ” Verda – ha detto – è già condannato dalla sua malattia. Non è giusto farlo morire in carcere.”.

Libero D’Agostino

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