Soccorritori svizzeri: Grozny è un inferno
Nella capitale cecena mancano soprattutto i medicinali. Lo conferma il capo del Corpo svizzero di aiuto in caso di catastrofe, Charles Raedersdorf, rientrato dalla prima visita compiuta nella regione da rappresentanti di un governo straniero.
Raedersdorf ha tracciato un quadro cupo della situazione umanitaria che «nell’inferno di Grosny supera l’immaginario». Il lavoro delle organizzazioni internazionali è reso impossibile da gravi problemi di sicurezza. I pericoli di aggressioni, rapimenti e esplosioni di mine sono elevati e la Russia deve risolvere al più presto questi problemi per assicurare l’aiuto umanitario.
Tra le prime misure urgenti che il Corpo svizzero di aiuto in caso di catastrofe (ASC) intende adottare vi è l’invio di medicinali, in particolare insulina e farmaci contro le infezioni e le malattie intestinali. Ma Raedersdorf ha aggiunto che allo stato attuale è impossibile dire quando l’ASC potrà essere sul posto viste le condizioni di insicurezza.
Raedersdorf ha intrapreso una visita nella regione in compagnia di altri due responsabili dell’ASC, allo scopo di valutare i bisogni della popolazione civile nella regione. La squadra ha potuto entrare a Grosny grazie all’aiuto della protezione civile russa. È stata la prima volta, dall’inizio del conflitto tra militari russi e ribelli, che rappresentanti di un governo straniero sono potuti entrare nella capitale cecena.
Fino ad oggi la Svizzera ha inviato nella regione un aiuto urgente di 3,5 milioni di franchi. Secondo il capo dell’ASC, quasi 200 000 rifugiati sopravvivono nei campi in prossimità della frontiera con la repubblica ribelle.
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