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«Sarà un Mondiale diverso da tutti gli altri»

L'ambasciatore George H. Johannes assicura: il suo paese è pronto per il grande evento calcistico

L'ambasciatore George H. Johannes assicura: il suo paese è pronto per il grande evento calcistico

(swissinfo.ch)

Il conto alla rovescia in vista dei campionati mondiali di calcio 2010 avanza: intervistato da swissinfo.ch, l'ambasciatore sudafricano in Svizzera spiega cosa rappresenta per il suo paese questo evento dal profilo economico e sociale.

I mondiali di calcio inizieranno l'11 giugno in Sudafrica e si concluderanno un mese più tardi: la squadra rossocrociata inizierà la sua avventura il 16 giugno contro la Spagna. Dal canto suo, l'ambasciatore sudafricano nella Confederazione – George H. Johannes, in carica da un anno – considera la manifestazione un'immensa opportunità per il suo paese.

swissinfo.ch: Il Sudafrica ha promesso il migliore mondiale di tutti i tempi. Tuttavia, la prevendita dei biglietti è finora risultata meno soddisfacente del previsto, perlomeno all'estero. C'è il rischio di un fiasco?

George H. Johannes: Noi non promettiamo il "miglior campionato del mondo", bensì quello più speciale. Vi sarà infatti un'atmosfera africana in un paesaggio davvero unico. Si tratterà quindi di un mondiale diverso da tutti quelli organizzati finora.

Per quanto concerne i biglietti: all'estero è già stato venduto mezzo milione di tagliandi. Il problema è che – a causa della povertà – non tutti i sudafricani possiedono una carta di credito. Ciononostante, le persone possono comunque risparmiare denaro e pagare in contanti. Anche la Fifa si è impegnata da questo punto di vista: ora è possibile anche acquistare in questo modo, ed è quindi prevedibile un aumento delle vendite.

swissinfo.ch: La costruzione o il rinnovamento dei dieci stadi nonché i grandi progetti infrastrutturali (strade, aeroporti, ferrovie) è costata miliardi di franchi. Il Sudafrica si può permettere tali spese?

G.H.J.: Il denaro proviene dai fondi statali, non abbiamo dovuto chiedere prestiti alle banche. Di conseguenza, gli stadi e i progetti infrastrutturali sono stati costruiti con i nostri fondi. Inoltre, alcuni stadi sono stati finanziati dal settore privato, ad esempio da aziende tedesche, che si sono avvalse della collaborazione di tecnici e architetti svizzeri.

swissinfo.ch: Quali sono le aspettative economiche e politiche del Sudafrica relative al Mondiale?

G.H.J.: Grazie al Mondiale, i visitatori potranno vedere un paese diverso, non uno Stato che si lamenta e chiede l'elemosina. Il Sudafrica è una nazione africana stabile ed economicamente potente. Quasi tutti – prime delle elezioni democratiche del 1994 – temevano che il paese si sarebbe sfasciato, ma non è stato il caso.

Gli investimenti nel settore della salute e della formazione sono importanti e conformi agli obiettivi del Millenio stabiliti dall'ONU. Inoltre, prima e durante il Mondiale saranno creati nuovi posti di lavoro.

Infine, questo evento rappresenta una grande opportunità dal profilo turistico: chi si recherà per la prima volta in Sudafrica, vorrà ritornare.

swissinfo.ch: I posti di lavoro creati in occasione del Mondiale rimarranno anche in seguito?

G.H.J.: Dopo la fine della manifestazione, gli stadi dovranno comunque essere sorvegliati, amministrati e sottoposti a regolare manutenzione. Di conseguenza, i posti di lavoro creati rimarranno. Inoltre, grazie alla crescita economica risultante dalle nuove infrastrutture, vi saranno altri nuovi impieghi.

swissinfo.ch: Come saranno utilizzati i dieci stadi dopo il torneo?

G.H.J.: Gli impianti attireranno pubblico anche una volta terminato il Mondiale. Il Sudafrica è infatti una nazione che ama lo sport: giochiamo a rugby, cricket, calcio. Ospiteremo quindi ancora grandi eventi sportivi come la Coppa d'Africa o i campionati mondiali di rugby o di cricket.

Inoltre, gli stadi sono stati concepiti in modo tale da poter essere adattati alle esigenze della popolazione locale, di associazioni e di istituti scolastici. Senza contare che molti club calcistici vorranno disputarvi i loro incontri. Non abbiamo pertanto costruito delle cattedrali nel deserto.

swissinfo.ch: La criminalità rischia di dissuadere alcuni potenziali turisti stranieri?

G.H.J.: Mi chiedo sempre per quale motivo 11 milioni di turisti visitano annualmente il Sudafrica, se davvero il paese fosse così pericoloso. Perché tutte queste persone sorvolano per undici ore il continente, fino all'estremo sud? Per essere derubati o magari uccisi?

Ho amici che sono stati aggrediti e rapinati proprio nel centro di Ginevra: ciononostante, non affermo che la Svizzera è un paese pericoloso. Ovviamente consigliamo ai turisti in Sudafrica di non recarsi in determinate aree, ma d'altronde anch'io non visiterei certi quartieri di Londra o New York.

In occasione dei Campionati del Mondo, abbiamo previsto l'impiego di un importante dispositivo di sicurezza con oltre 40'000 agenti di polizia. Abbiamo coinvolto nell'organizzazione pure l'Interpol, per evitare l'arrivo di hooligans dall'estero.

swissinfo.ch: La Svizzera ha avuto legami con il regime dell'apartheid, non ha partecipato alle sanzioni internazionali e le sue banche hanno costituito una piattaforma utile al sistema. Alla luce di queste circostanze, come valuta le relazioni attuali tra i due paesi?

G.H.J.: Oggigiorno i rapporti tra la Confederazione e il Sudafrica sono molto buoni. La Svizzera è il nostro quinto partner commerciale. Per noi, il comportamento del paese durante l'apartheid appartiene al passato: vogliamo guardare al futuro e proseguire le nostre relazioni da pari a pari.

swissinfo.ch: Lei è ambasciatore in Svizzera da un anno. Come sta scoprendo il nostro paese, cosa le piace di più?

G.H.J.: Ciò che apprezzo di più è il cioccolato [ride], seguito dal paesaggio. Sono stato in Ticino, a Lucerna, sulle montagne: magnifico.

Negli altri paesi non ho mai visto una realtà uguale a quella delle cartoline postali. Su quelle della Svizzera, invece, si vedono neve e ghiaccio... e nella realtà è proprio così!

Jean-Michel Berthoud , swissinfo.ch
(traduzione e adattamento: Andrea Clementi)

Svizzera-Sudafrica

Nel 2009 9'035 cittadini svizzeri risiedevano in Sudafrica, stando alle cifre del Dipartimento federale degli affari esteri.

Le importazioni svizzere dal Sudafrica ammontavano a 645 milioni di franchi; il 66% è costituito da platino e altri metalli preziosi.

La Svizzera dal canto suo ha esportato verso il paese africano beni per 775 milioni di franchi, principalmente dei prodotti farmaceutici e chimici, degli strumenti medici e di precisione e delle macchine.

Con un volume d'investimenti pari a 7,5 miliardi di franchi, la Svizzera è il quinto investitore in ordine di importanza in Sudafrica.

Per promuovere i suoi interessi economici e commerciali, la Confederazione ha inaugurato nel 2007 un Swiss Business Hub a Pretoria.

Presente in forze dalla metà degli anni '90 nel paese, la Direzione dello sviluppo e della cooperazione ha deciso nel 2004 di ridurre le sue attività e di concentrarsi su settori giudicati prioritari da un punto di vista regionale, in particolare la governanza, la lotta contro l'AIDS, la formazione professionale e la cultura.

Dal 2008, il Sudafrica è uno dei sette paesi prioritari per la Segreteria di Stato dell'economia (SECO). Tra il 1995 e il 2008, la SECO ha investito 30 milioni di franchi, principalmente per progetti legati all'economia privata.

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