L’indipendenza è più importante dell’esperienza?
La nomina ad interim dell’ex dirigente dell’UBS Mark Branson alla testa dell’Autorità di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) ha rilanciato il dibattito su quanto deve pesare l’indipendenza, rispettivamente l’esperienza professionale, nella scelta dello staff di un’istituzione di regolazione.
Mark Branson, che potrebbe essere proposto per subentrare al direttore uscente della FINMA Patrick Raaflaub, ha una grande dimestichezza con le questioni finanziarie. Una sua eventuale nomina non mancherà però di sollevare critiche: non solo a causa della sua cittadinanza – è infatti britannico – ma soprattutto per i suoi trascorsi professionali.
Dal 2006 al 2008, Branson è stato a capo della filiale giapponese dell’UBS. Durante questo periodo, la grande banca elvetica si è resa colpevole di manipolazione dei tassi d’interscambio bancario Libor. Alla fine del 2012, l’istituto è stato condannato al pagamento di una multa di 1,4 miliardi di franchi, la maggior parte dei quali incassati dagli Stati Uniti.
Malgrado la FINMA abbia sempre difeso Branson, affermando che non era coinvolto nelle operazioni illecite e non ne era a conoscenza, il suo passato lavorativo è prepotentemente ritornato a galla in questi giorni.
Con il termine ‘corporate governance’ o governo d’impresa, si intende l’insieme di regole adottate all’interno di una società che disciplinano la gestione della società stessa. Questi regolamenti specificano i diritti e le responsabilità di chiunque ha interessi all’interno dell’azienda: direttori, membri del consiglio d’amministrazione, quadri, azionisti…
Una scelta rischiosa
Dopo le dimissioni di Raaflaub, ad esempio, Rudolf Strahm, membro del Partito socialista ed ex sorvegliante federale dei prezzi, ha dichiarato alla radiotelevisione svizzera SRF che «per la reputazione della FINMA sarebbe molto rischioso se Branson rimanesse».
«Opterei per un accademico che ha forti legami professionali con l’industria finanziaria e che ha già dato prova di indipendenza», ha dal canto suo affermato Simone Westerfeld, dell’Istituto svizzero per la banca e la finanza di San Gallo. «Il direttore di una simile istituzione deve essere in grado di affrontare questioni sensibili in maniera imparziale».
Per alcuni esperti di ‘governance’ (governo d’impresa), i regolatori svizzeri del mercato non devono invece rinunciare a degli specialisti a causa dei loro legami. Lo know-how, l’esperienza e le capacità di gestione sono più importanti dell’indipendenza.
«Chi è realmente indipendente ha generalmente anche poca esperienza», afferma Katja Rost, professoressa di sociologia economica e politica all’Università di Zurigo. «È molto importante che i dirigenti abbiano una profonda conoscenza del mestiere e dispongano di una rete all’interno del settore che sono chiamati a regolare».
Perla rara
L’esperienza di Branson potrebbe quindi giocare in suo favore, soprattutto in un momento in cui la vertenza fiscale tra la Svizzera e gli Stati Uniti entra in una fase cruciale. Branson ha anche il vantaggio di non essere un neofita in seno alla FINMA, di cui è entrato a far parte nel 2010.
Katja Rost sottolinea anche che ci vuole molto tempo, soprattutto in un paese piccolo come la Svizzera, per trovare e reclutare persone con le qualifiche adatte, un’esperienza internazionale e una rete. Non va poi dimenticato che nel settore finanziario una società privata offre retribuzioni ben più elevate che l’ente di regolazione.
Il cambiamento di valori in seno alla società gioca inoltre un ruolo importante nel dibattito. «Oggi le élite hanno perso il loro fascino. Vengono attaccate, interrogate e accusate di arricchirsi in misura molto maggioro rispetto a qualche decennio fa», afferma.
Non solo la FINMA
La ‘governance’ non è un tema esclusivo della FINMA. L’Ispettorato federale della sicurezza nucleare è stato ad esempio criticato per aver assunto esperti che avevano interessi nel settore, mentre il regolatore del settore farmaceutico – Swissmedic – esige dai suoi specialisti che rompano ogni legame con le società private.
Un aspetto più sorprendente sottolineato da Katja Rost è che il governo d’impresa può essere applicato a qualsiasi sistema, anche ai monasteri.
«Per anni i conventi e le abbazie si sono arricchiti. Coi recenti scandali di abusi sessuali, la chiesa ha dovuto far fronte a gravi crisi, che hanno avuto ripercussioni sulle strutture organizzative e che necessitano l’instaurazione di nuovi meccanismi di controllo», osserva Katja Rost, che ha condotto delle ricerche in un’abbazia benedettina.
Una delle posizioni più difficili
I dirigenti di un ente di regolazione devono avere delle competenze professionali, esperienza di gestione, devono capire i meccanismi e essere politicamente preparati, affermano gli esperti. Generalmente più anziani, i membri del consiglio d’amministrazione – la controparte critica del CEO – devono dal canto loro avere una grande esperienza e una grande capacità di comunicazione, poiché sono più esposti a livello mediatico e politico.
I requisiti sono fondamentalmente gli stessi, indipendentemente dal settore. È chiaro, però, che in una situazione come quella attuale, il mestiere di regolatore del settore finanziario è una delle posizioni più difficili.
«Le crisi economiche nonché le malefatte del settore finanziario, hanno reso più severi i requisiti per i dirigenti che lavorano per la FINMA», osserva Reto Steiner, professore presso il centro di competenza per il Public Management dell’Università di Berna.
È per questo motivo che l’assunzione di un esperto bancario alla testa della FINMA è contestata. «Per i banchieri è davvero molto difficile, perché si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato», spiega Katja Rost. «È un peccato, perché alcuni di loro sarebbero ben qualificati per un simile lavoro. Branson, ad esempio, ha veramente il profilo ideale».
Rispettato, non amato
Le richieste di completa imparzialità complicano la ricerca. Oggi, non è più sufficiente aver tagliato tutti i ponti con il settore, aver venduto le azioni della società per cui si lavorava, essersi dimesso da tutti i comitati consultativi o di vigilanza e non assumere conoscenti. Ai candidati si richiede un’indipendenza che è intangibile, spiega Steiner.
Il rischio – avverte Katja Rost – è che ciò facendo si perdano delle reali competenze. A suo avviso, questa ricerca dell’indipendenza a tutti i costi è sfuggita di mano. Reto Steiner mette in guardia dal canto suo sul pericolo di voler sovvertire un sistema che funziona a causa di un singolo evento, scandalo o crisi.
Alla fine, i membri del consiglio d’amministrazione della FINMA dovranno eleggere un nuovo direttore. E a prescindere da chi sceglieranno, è altamente improbabile che la nomina piaccia a tutti. Ecco perché sarà una selezione difficile. «I regolatori però devono essere rispettati, non hanno bisogno di essere amati», conclude Steiner.
(traduzione di Daniele Mariani)
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