Oggi in Svizzera
Care svizzere e cari svizzeri all’estero,
molti di voi vivono in Francia. Quanto accaduto il 17 ottobre oltralpe preoccupa anche noi in Svizzera. Sappiamo che la Francia è sempre stata un caso a parte. Manifestazioni e rivoluzioni fanno parte del DNA del Paese. Eppure, è difficile comprendere tutto ciò che è accaduto in quella giornata. Alcuni media svizzeri hanno dato la loro lettura della situazione.
Buona lettura!
Negozi saccheggiati, edifici pubblici devastati, forze dell’ordine sopraffatte: le immagini provenienti dalla Francia scioccano. I media svizzeri commentano.
“È evidente che qualcosa non funziona più“, si legge nel commento di Le Temps sugli scontri di sabato in Francia.
Il Tages-Anzeiger parla di una “cesura” e scrive: “Queste immagini! Danneggiano innanzitutto il movimento [di protesta, ndt] e le sue legittime rivendicazioni, che finiscono per perdersi nel frastuono e nel fumo”. Sull’origine delle proteste, il quotidiano scrive: “Improvvisamente, si è creata una piattaforma per la rabbia di ogni tipo. Per la collera contro i prezzi del carburante. Contro la costante perdita del potere d’acquisto. Contro la sensazione di un declassamento sociale”.
Anche il Blick s’interroga: “Perché così tanti cittadini e cittadine ritengono che il loro potere d’acquisto non permetta più di vivere dignitosamente?”. Il vero scandalo resta quello di una società in cui la popolazione che lavora non riesce più ad arrivare a fine mese.
Sulla Radiotelevisione svizzera di lingua francese RTS Eric Delbecque, esperto di sicurezza interna, afferma che le violente proteste sono una combinazione di violenza politica organizzata e di criminalità opportunistica. Riguardo alla dichiarazione del presidente Emmanuel Macron di domenica sera, Delbecque commenta: “La retorica di Macron non ha più alcun legame con la realtà”. Al suo Governo si deve rimproverare di non aver preso abbastanza sul serio la rabbia crescente tra la popolazione, di non aver cercato il dialogo e di aver invece inviato le forze dell’ordine.
Le Temps pone un’altra domanda: sarebbe servita ancora più polizia o piuttosto una migliore risposta alle istanze di chi manifesta? “Considerati i discorsi caricaturali che dominano il dibattito –tra un’estrema destra che chiede una repressione totale, persino cieca, e un’estrema sinistra che dietro ogni eccesso vuole vedere solo un problema di violenza sistemica da parte della polizia – le discussioni hanno poche possibilità di essere costruttive“, analizza il quotidiano ginevrino.
Colpo di scena nella storica azienda svizzera Lindt & Sprüngli. Il produttore di cioccolato si separa con effetto immediato dal suo amministratore delegato.
Da mesi Lindt è alle prese con un calo dei volumi di vendita, soprattutto in Europa. Dopo massicci aumenti di prezzo, il gruppo ha già dovuto rivedere al ribasso per due volte le sue previsioni di fatturato per il 2026. Il calcolo secondo cui prezzi più alti avrebbero portato più soldi non ha funzionato.
Oltre ai vertici del gruppo, il brusco cambio di leadership interno all’azienda riguarda anche la Germania, il secondo mercato estero più importante per il produttore di cioccolato di lusso. Secondo un comunicato di lunedì, l’ex CEO Dieter Weisskopf assumerà la carica ad interim con effetto immediato.
Nelle loro analisi per gli investitori, la Banca Cantonale di Zurigo e Vontobel accolgono con favore in particolare il ritorno di una figura interna a Lindt al vertice operativo. Vontobel definisce questa figura storica di Lindt come uno dei manager di maggiore esperienza nel settore del cioccolato. Tuttavia, secondo la banca, gli importanti cambiamenti al vertice indicherebbero divergenze interne sulla politica dei prezzi in Europa e sull’urgenza di contromisure. La banca critica anche il consiglio di amministrazione presieduto da Ernst Tanner, che avrebbe potuto intervenire prima.
“Invece di continuare a macinare record con le palline Lindor e i coniglietti pasquali, Lindt & Sprüngli è diventata un caso da risanare”, commenta il blog finanziario Inside Paradeplatz. “La sostituzione odierna dell’amministratore delegato in tutta fretta è una manovra dettata dal panico“.
In estate, il caldo e la siccità hanno messo alla prova la Svizzera. Il Consiglio federale è stato all’altezza della situazione? Un’inchiesta solleva dubbi in merito.
Le redazioni di CHMedia hanno ricostruito, sulla base di documenti interni all’amministrazione federale, come il Governo ha guidato la Svizzera attraverso una siccità senza precedenti in luglio e agosto e come le condizioni meteorologiche estreme hanno messo in difficoltà anche l’amministrazione stessa.
L’indagine rivela che già il 19 giugno era stato istituito un‘unità di crisi parziale per la siccità. “Quest’ultima effettua rapporti settimanali sulla situazione ed è in stretto contatto con i Cantoni”, si legge in un documento. Il ministro dell’ambiente Albert Rösti, tuttavia, non vedeva la necessità di un’azione immediata. In un’intervista alla Radiotelevisione di lingua tedesca SRF ha dichiarato: “Se ora abbiamo qualche giorno con 34 o 35 gradi, non bisogna esagerare e dipingere subito uno scenario catastrofico”.
Da metà luglio, però, il caldo e la siccità hanno causato sempre più problemi. A preoccupare la Svizzera era soprattutto l’approvvigionamento: olio minerale e foraggio per animali scarseggiavano e le critiche dei media al Consiglio federale si facevano più forti. Il Consiglio federale avrebbe dovuto reagire? A questo proposito, l’inchiesta riporta: “Il presidente della Confederazione Guy Parmelin avrebbe potuto convocare una seduta straordinaria. Non lo ha fatto. Durante le settimane estive senza riunioni, la situazione non è stata discussa dal Consiglio federale al completo”.
Dall’esame di tutti i documenti emergerebbe un “quadro singolare dello Stato svizzero in situazioni di crisi”. Un problema principale è stato apparentemente che la siccità ha colpito contemporaneamente sanità, agricoltura, energia, trasporti, foreste e approvvigionamento nazionale, e quindi diversi Dipartimenti. “Per il Governo federale non è sempre stato facile riconoscere la questione nella sua interezza”, è la conclusione del team di giornalisti.
Venerdì il Consiglio federale ha presentato la sua strategia per proteggere la gioventù dai rischi dei social media. Le critiche non si sono fatte attendere, anche da parte di una consigliera federale.
Per la ministra dell’interno Elisabeth Baume-Schneider, le proposte del Consiglio federale sui social media non si spingono abbastanza in là. Lo ha dichiarato sabato a SRF.
Mercoledì scorso, il ministro delle comunicazioni Albert Rösti (UDC, destra conservatrice) aveva presentato al pubblico le proposte del Consiglio federale per una regolamentazione dei social media e la protezione delle giovani generazioni. Una legge in materia dovrebbe essere pronta entro la metà del 2027, dopo una procedura di consultazione.
Ma la consigliera federale socialista Elisabeth Baume-Schneider chiede già da ora misure più incisive. In concreto, la ministra dell’interno immagina uno scenario in cui a giovani e adolescenti non sia più consentito di “scrollare” durante le ore notturne. “Se un bambino o un adolescente non dorme più, la sua salute mentale ne risente”, ha detto la consigliera federale a SRF.
Baume-Schneider vuole quindi andare oltre le proposte del Consiglio federale. Sostiene la necessità di restrizioni d’accesso per bambine, bambini e adolescenti e fa riferimento al “Kids Act” dell’UE, il quale prevede che chi ha meno di 13 anni non possa, in linea di principio, avere accesso ai social media.
Il principio di collegialità del Consiglio federale prevede che tutti i suoi membri sostengano le decisioni come un corpo unitario.
Tradotto dal tedesco e verificato da Marija Milanovic
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