A che punto sono le indagini internazionali a tre anni dal 7 ottobre e dalla guerra a Gaza?
Il 7 ottobre 2023, l’attacco di Hamas contro Israele ha scatenato una guerra devastante a Gaza. Tre anni dopo, sia Hamas che Israele sono oggetto di procedimenti penali per crimini di guerra e crimini contro l’umanità dinanzi alla giustizia internazionale. Tuttavia, le azioni giudiziarie procedono a rilento, quando non vengono interrotte dalla morte degli imputati.
Il 7 ottobre 2023, Hamas ha compiuto i peggiori attacchi terroristici mai subiti da Israele, uccidendo quasi 1’200 persone e innescando una spirale di violenza in Medio Oriente. A questi attacchi è seguita immediatamente una guerra condotta da Israele nella Striscia di Gaza. Da allora, secondo i dati del Ministero della sanità di Gaza, ritenuti attendibili dall’ONU, sono morti oltre 70’000 palestinesi. Il territorio è stato quasi interamente raso al suolo.
Questi atti terroristici e le rappresaglie che ne sono seguite valgono ai loro autori, Hamas e Israele, procedimenti davanti alla giustizia internazionale per presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Inoltre, nello Stato ebraico sono in corso inchieste per valutare ciò che il Governo sapeva o non sapeva prima degli attacchi.
>> Il servizio di «Tout un monde» su RTS:
Gli attacchi del 7 ottobre perpetrati da Hamas
Innanzitutto ci sono gli attacchi del 7 ottobre perpetrati da Hamas contro postazioni militari, villaggi israeliani e il festival musicale Nova. Circa 1’200 persone, di cui due terzi civili, sono state uccise, mentre 251 sono state prese in ostaggio e condotte a Gaza, dove hanno subito mesi di prigionia e maltrattamenti.
Nel maggio 2024, il procuratore della Corte penale internazionale (CPI) – un tribunale che persegue i singoli individui – ha richiesto dei mandati di arresto nei confronti di tre leader di Hamas: Yahya Sinwar, Mohammed Deif e Ismail Haniyeh per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, in particolare omicidio, sterminio, tortura, stupro e altre forme di violenza sessuale.
Questi tre leader di Hamas sono però stati uccisi dall’esercito israeliano nel 2024. Le domande della CPI sono così state ritirate, poiché la corte non giudica i morti, spiega Benjamin Fiorini, docente di diritto penale all’Università di Parigi 8 e segretario generale di JURDI, un’associazione di giuristi per il rispetto del diritto internazionale.
“D’altra parte, se la CPI identificasse altre persone che, ad esempio, avrebbero ordinato gli attacchi del 7 ottobre, potrebbe avviare nuove indagini, a condizione, ovviamente, che siano in vita”, sottolinea ai microfoni della trasmissione Tout un monde della Radiotelevisione svizzera di lingua francese RTS.
La maggior parte dei leader di Hamas, così come migliaia di combattenti, sono però stati eliminati da Israele e non potranno mai comparire davanti alla giustizia, ad eccezione di 2-300 sospetti accusati di aver partecipato agli attacchi e che dovranno essere processati davanti a un tribunale militare israeliano. Una strategia di eliminazione fisica, ampiamente approvata dall’opinione pubblica israeliana, dalle famiglie delle vittime e dagli ex ostaggi, che risponde più a un’esigenza di punizione immediata che a una concezione della giustizia fondata sui principi del diritto internazionale.
Dal punto di vista giuridico, catturare e processare è meglio che giustiziare, prosegue Benjamin Fiorini. La guerra deve rispettare il diritto internazionale. “Se ci sono persone che potrebbero essere state prese di mira in modo legittimo, ce ne sono anche che sono state vittime di questo conflitto e che non avrebbero dovuto esserlo”.
A Gaza, su 70’000 morti, la maggioranza sono civili (donne, bambini), il che rivela attacchi sproporzionati, sottolinea. Ciò giustifica i procedimenti per crimini di guerra e crimini contro l’umanità dinanzi alla CPI, o addirittura per genocidio, in questo caso dinanzi alla Corte internazionale di giustizia (CIG), che persegue non singoli individui ma gli Stati.
Procedimenti giudiziari contro i leader israeliani
Che ne è dei procedimenti giudiziari che prendono di mira i leader israeliani dal 7 ottobre? Innanzitutto c’è il procedimento avviato dalla CPI. Nel novembre 2024, la corte ha emesso due mandati di arresto nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e del suo ex ministro della Difesa Yoav Gallant per crimini di guerra (uso della fame come metodo di guerra, attacchi diretti intenzionalmente contro la popolazione civile) e per crimini contro l’umanità (omicidio, persecuzione e altri atti disumani nella Striscia di Gaza).
Secondo Benjamin Fiorini, anche altri funzionari israeliani potrebbero essere perseguiti dalla CPI. Cita ad esempio il presidente israeliano Isaac Herzog, “il quale ha affermato di voler spezzare la spina dorsale della popolazione di Gaza e di considerare un mito l’esistenza di abitanti innocenti di Gaza. Ciò tradisce la volontà di infliggere una punizione collettiva”.
La CPI potrebbe emettere nuovi mandati, ma le sanzioni statunitensi a suo carico rischiano di rallentare le sue iniziative. Le indagini proseguono tuttavia in segreto per evitare pressioni, precisa.
>> Diversi esperti indipendenti dell’ONU parlano di genocidio a Gaza. Il nostro articolo per capire chi decide e su quali basi:
Altri sviluppi
Quando un genocidio è un genocidio?
Procedimento contro Israele dinanzi alla Corte internazionale di giustizia
Un altro procedimento in corso è quello contro Israele dinanzi alla CIG. Nel dicembre 2023 è stata presentata una denuncia da parte del Sudafrica contro Israele per genocidio nella Striscia di Gaza, sostenuta da una ventina di Stati, tra cui Islanda, Paesi Bassi, Irlanda, Belgio e Spagna.
La CIG ha riconosciuto un rischio plausibile di genocidio a Gaza e ha chiesto a Israele di adottare misure cautelari – tre volte in totale in più di due anni –, spiega Benjamin Fiorini. Ma Israele non le ha mai rispettate. Il procedimento è ancora in corso, ma procede lentamente a causa della complessità delle prove e della delicatezza dell’argomento. Troppo lentamente, vista la situazione a Gaza, secondo lui.
Un processo potrebbe iniziare nel 2028 davanti alla Corte internazionale di giustizia. Da qui ad allora, i 193 Paesi membri della Corte hanno l’obbligo di fare tutto il possibile per prevenire un genocidio, ad esempio imponendo sanzioni commerciali contro Israele o un embargo sulla fornitura di armi.
Tradotto dal francese e verificato da mar
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.