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Ginevra internazionale

L'ONU presto obsoleta?

Nata a metà del secolo scorso, l'Organizzazione delle Nazioni Unite è in grado di reagire ai cambiamenti in atto nell'assetto degli Stati e delle società? Alcune risposte a partire dalle cinque principali sfide che occupano la Ginevra internazionale.

Questo contenuto è stato pubblicato il 14 gennaio 2021 - 09:24
Andreas Gefe (illustrazione)

Sede europea dell'ONU, Ginevra è insieme a New York uno dei due centri più importanti della diplomazia multilaterale. A Ginevra vengono affrontate e negoziate le sfide che interessano l'intero pianeta, prima che gli Stati decidano a New York quale opzione scegliere per farvi fronte. Una ripartizione dei ruoli che è stata fortemente scossa nel 2020 a causa della crisi sanitaria della Covid-19.

Ginevra e le Nazioni Unite hanno voluto approfittare del doppio anniversario (75 anni dell'ONU e 100 anni della Società delle Nazioni) per sottolineare l'importanza di questo modo di organizzare le relazioni tra Stati. Un appello ricco di inquietudine, in un momento in cui il principale attore in seno all'ONU - gli Stati Uniti - è diventato uno dei suoi principali avversari durante la presidenza di Donald Trump. Washington si è ritirato dal Consiglio dei diritti umani e poi dall'OMS. Al contempo, l'amministrazione Trump ha asfissiato l'organizzazione più importante di Ginevra, l'OMC, bloccando il rinnovo dei suoi organi dirigenti.

La composizione del governo di Joe Biden conferma la volontà del nuovo presidente di riconnettersi con il quadro internazionale esistente e i suoi alleati tradizionali. Ma un ritorno alla situazione precedente (prima di Trump e della Covid-19) appare escluso. Una constatazione tragicamente illustrata lo scorso autunno dalla guerra del Nagorno-Karabakh.

La sfida della pace

È la ragion d'essere della SdN e dell'ONU, due organizzazioni nate in seguito a due guerre mondiali che hanno devastato l'Europa e l'Asia. Ogni volta le potenze uscite vincitrici dai due conflitti hanno voluto creare un quadro giuridico basato sul diritto dei popoli di disporre del proprio destino. Questo per far sì che la pace non si reggesse solo sull'equilibrio fra le potenze, ma che tenesse maggiormente conto anche degli interessi dell'insieme degli Stati membri e della loro popolazione.

Un obiettivo che è ben lungi dall'essere raggiunto, deplora il segretario generale delle Nazioni Unite. "Oggi un vento di follia spazza il mondo. Dalla Libia allo Yemen passando per la Siria e oltre si torna a un inasprimento dei conflitti. Le armi circolano e le offensive si moltiplicano […]. Nel frattempo, le risoluzioni del Consiglio di sicurezza sono violate prima ancora che l'inchiostro sia asciutto", avvertiva Antonio Guterres il 4 febbraio 2020. Una constatazione tragicamente illustrata lo scorso autunno dalla guerra del Nagorno-Karabakh.

Vuol dire che in termini di sicurezza collettiva l'ONU è ormai obsoleta, come lo era la SdN alla fine degli anni Trenta?

Se l'organo esecutivo dell'ONU – il Consiglio di sicurezza – è paralizzato, altre istanze internazionali contribuiscono a pacificare le società, perché l'ONU si regge su tre pilastri: la pace e la sicurezza, lo sviluppo e i diritti dell'uomo. Si tratta di ambiti interdipendenti, come osservò Kofi Annan nel 2005, quando era alla testa delle Nazioni Unite: "Non c'è sicurezza senza sviluppo né sviluppo senza sicurezza. E l'uno e l'altra dipendono dal rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto."

Ora, da almeno un decennio, le libertà civili sono erose anche nelle democrazie liberali, negli Stati Uniti ma anche in Europa.

La sfida democratica

Nello stesso tempo regimi autoritari come la Cina approfittano della debolezza occidentale per promuovere un altro modello di sviluppo economico, che non include il pieno rispetto dei diritti civili e politici. Cuore dei regimi democratici contemporanei, i diritti umani sono rimessi in causa persino all'interno delle istanze internazionali che dovrebbero difenderli. A Ginevra, il Consiglio dei diritti umani è teatro di questo scontro dalle conseguenze globali.

Se si confermasse, l'arretramento delle democrazie potrebbe influire sulla maniera in cui il mondo risponderà ai due nodi fondamentali del XXI secolo: la crisi climatica e ambientale e la digitalizzazione dell'economia e della società.

La sfida ambientale

Per quel che concerne il clima, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha ripetuto che le soluzioni possono essere solo collettive e devono impegnare tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite. La minaccia climatica, esistenziale per l'insieme dell'umanità, potrà rivitalizzare la comunità internazionale, com'era accaduto dopo le due guerre mondiali del XX secolo?

Allo stesso tempo, il mondo è impegnato in una rivoluzione industriale più profonda e ampia di quelle che hanno avuto luogo nel XIX e XX secolo. La transizione digitale sta trasformando radicalmente il mondo economico e finanziario, così come il funzionamento delle società e dei diritti democratici che dovrebbero governarlo. I diritti individuali e collettivi contenuti nella Carta delle Nazioni Unite ne sono seriamente minacciati.

La sfida sanitaria

La pandemia mondiale del coronavirus Sars-CoV-2 sta lacerando l'organizzazione globalizzata del pianeta. Con l'OMS in prima linea, le Nazioni Unite possono dimostrare l'importanza del loro ruolo di piattaforma di cooperazione e di coordinamento delle politiche nazionali.

Tanto più che questa pandemia, che ha colto di sorpresa gli Stati, era in realtà prevedibile. Alla luce di epidemie come quella dell'Aids negli anni Ottanta o della Sars nel 2002, gli Stati membri dell'OMS hanno rivisto nel 2005 il Regolamento sanitario internazionale destinato a contenere i virus di origine animale.

Ed è proprio perché le raccomandazioni adottate allora non sono state applicate con attenzione che il nuovo coronavirus ha provocato tanti danni. Resta da capire se lo choc del virus e le sue conseguenze ridaranno legittimità all'ONU o lo svuoteranno di ogni sostanza, come era accaduto per la SdN fondata un secolo fa.

La sfida digitale

L'ONU sta cercando di riprendere in mano la questione, in particolare a Ginevra, stabilendo norme giuridiche capaci di orientare la transizione in modo che vada a vantaggio di tutti e rispetti i loro diritti fondamentali.

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