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Le incisioni erotiche di Picasso della collezione Bloch

Pablo Picasso, «Minotauro attacca un'amazzone», 1933

(ProLitteris, Zurich)

Dopo quasi 40 anni spetta al Kunstmuseum di Berna presentare una selezione di opere grafiche di Picasso della pregiata collezione Bloch. Le 100 incisioni - un quinto della donazione fatta dall’industriale zurighese alla Fondazione Gottfried Keller - sono riunite attorno al tema “la potenza dell’eros”.

Sembra una mossa studiata, ma è del tutto casuale che a poche settimane di distanza dalla chiusura a Zurigo della grande esposizione storica dedicata all’opera pittorica di Picasso, il Kunstmuseum di Berna le faccia eco con una mostra tutta incentrata sulla straordinaria varietà e ricchezza delle qualità di incisore del grande maestro spagnolo.

Si tratta in effetti di un appuntamento già programmato da anni e che, come spiega a swissinfo la curatrice dell’esposizione Therese Bhattacharya, risponde a delle richieste precise fatte dal donatore.

“Tra gli anni 70 e 80 Georges Bloch ha regalato parte della sua grande collezione di stampe di Picasso alla Fondazione federale Gottfried Keller. Egli pose come condizione che ogni 5 anni una selezione della donazione venisse esposta in uno dei musei in cui la Gottfried Keller Stiftung aveva depositato le opere. E quest’anno è toccato ancora una volta a Berna.”

La pulsione erotica nell’opera di Picasso

La prima volta che le sale del museo bernese hanno ospitato le incisioni di Picasso della collezione Bloch è stato tra il 1972-73. “In quell’occasione Bloch era ancora presente e ha anche parlato all’inaugurazione” ricorda Therese Bhattacharya. “E visto che ogni volta che si espone una parte di queste incisioni, si sceglie normalmente un tema, abbiamo deciso di riunire questa nuova selezione attorno alla potenza che l’eros ha avuto su Picasso.”

Un tema, quello dell’eros, che ha ossessionato lo spagnolo nel corso di tutta la vita e che ritorna con costanza nella sua opera permettendoci di seguirlo non solo nell’evoluzione degli stili e delle tecniche, ma anche di identificarne le trasformazioni che, con l’avanzare dell’età, vedono passare l’artista stesso da protagonista a osservatore delle rappresentazioni a soggetto erotico.

Sperimentatore vorace

Anche se probabilmente di Picasso il grande pubblico conosce soprattutto le tele, la sua produzione grafica si è sviluppata in modo parallelo alla pittura, intrecciandosi ad essa e a volte anche anticipandola. In oltre 70 anni di attività incisoria, l’artista ha realizzato circa 2500 opere grafiche, un corpus straordinariamente ricco, originale e innovativo che permette di annoverare lo spagnolo tra i più grandi incisori del 20° secolo.

Picasso, che spesso stampò da sé le sue opere, si rivelò uno sperimentatore onnivoro, capace di passare con estrema naturalezza dalla semplice struttura lineare, a forme tonali più marcate, muovendosi con grande maestria e libertà dall’acquaforte all’acquatinta, dalla punta secca al bulino, alla litografia e al linoleum, tutte tecniche ampiamente documentate nella mostra.

La vasta collezione Bloch

È a metà degli anni 20 che l’industriale tessile zurighese Georges Bloch (1901-1984) cominciò a collezionare l’opera grafica di Picasso. Ma fu solo nel 1953 che incontrò personalmente l’artista, grazie a Bernhard Geiser, che oltre ad essere stato uno dei primi collezionisti delle incisioni di Picasso, fu anche l’editore, nel 1933, del primo catalogo dell’opera grafica dell’artista spagnolo.

Bloch, che tra il 1968 e il ‘79 curò un catalogo in 4 volumi delle opere grafiche di Picasso, fece spesso visita all’artista nel sud della Francia e i due strinsero subito amicizia. “Con l’andare del tempo Bloch ricevette i fogli di prima tiratura delle incisioni di Picasso”, sottolinea Bhattacharya. “E, cosa molto speciale, numerosi sono anche i fogli con dedica diretta a Bloch o che egli ha ricevuto in dono.”

Per quanto si sa, lo zurighese ha collezionato circa 2000 incisioni di Picasso e tra il 1972 e il 1982 ne ha donate un quarto alla Gottfried Keller Stiftung (GKS) per assicurarsi che anche in Svizzera l’opera grafica dello spagnolo fosse ben rappresentata.

“La fondazione ha suddiviso le 518 incisioni donate da Bloch tra 8 depositari che, negli anni successivi alla prima donazione, hanno presentato la rispettiva parte, al completo, nel proprio museo”, precisa Maria Smolenicka, responsabile della GKS.

La successione delle opere

Nella prima delle 6 sale consacrate all’esposizione, oltre all’unica tela proposta -Trois Figures(1971), testimone della grande abilità di Picasso nell’evocare i corpi con poche linee essenziali-, trovano spazio i fogli grafici provenienti dalle ultime due donazioni, quella che Bloch fece nel 1979 e nell’81. Tra essi è presente La dance, un’incisione a punta secca della serie dei Saltimbanco del 1905 e alcuni fogli isolati della famosa Suite Vollard realizzata tra 1930 e il ‘37 e incentrata sull’universo iconografico dell’antichità.

La seconda sala è dedicata alla tecnica litografica, ovvero all’incisione su pietra che permette l’uso del colore e che Picasso sperimenta a partire dal ‘44 quando lavora nell’atelier parigino di Fernand Mourlot.

Seguono una serie di acquatinte degli anni ‘50 e inizio anni ’60 riunite attorno ad un altro tema caro all’artista, quello del pittore e del suo modello. Nelle ultime sale, infine, primeggiano una cinquantina di esemplari della Suite 347 realizzata tra il 16 marzo e il 5 ottobre 1968 da un Picasso quasi 87enne e che rappresenta uno dei cicli più interessanti e consistenti di tutta la storia dell’incisione.

Ogni foglio è datato e costituisce una sorta di diario in cui Picasso racconta in modo giocoso e senza riserve l’universo che abita il suo immaginario. Il più delle volte è una linea pura, alla maniera di Ingres, a dar forma e a intrecciare ricordi, desideri, ossessioni, immagini letterarie, pittoriche, televisive, miti, eventi reali e sognati.

Ne risultano vignette dai toni umoristici, a cavallo tra il geroglifico e il puzzle, in cui l’autore scherzando su se stesso e su chiunque altro, da’ prova di una padronanza tecnica e di un virtuosismo magistrale. Tanto che, oltre a strappare più di qualche risata, questi fogli lasciano letteralmente col fiato sospeso.

Picasso incisore

Pablo Picasso nasce a Malaga il 25 ottobre 1881. Frequenta la scuola d’arte di Barcellona e a 16 anni è all’Accademia di Madrid. Nel 1899 realizza la prima incisione che intitola El Zurlo, ovvero il Mancino, perché non aveva tenuto conto dell’inversione dell’immagine.

Del 1905 è la serie grafica dedicata ai Saltimbanco. Mentre incisioni cubiste compaiono solo intorno al 1911, in ritardo rispetto agli esiti del 1907.

La passione per l’incisione torna invece prepotente negli anni ‘30: di quel periodo è la famosa Suite Vollard. Ma l’opera più magistrale del Picasso grafico è all’unanimità la Suite delle 347 incisioni realizzate in 7 mesi dall’artista quasi 87enne.

Picasso illustra anche numerosi libri tra cui: Histoire naturelle di Buffon (1942), Le Metamorphoses di Ovidio (1931), Le chef d’oeuvre inconnu di Honoré de Balzac (1931). Realizza un totale di 2500 incisioni sperimentando ogni genere di tecnica.

Muore a Mougins vicino a Cannes, l'8 aprile 1973, all'età di 91 anni.

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Le amanti-modelle di Picasso

Nel 1904 Picasso si trasferisce a Parigi dove incontra Fernande Olivier, la prima delle amanti che a turno gli faranno da modelle. Lasciata Fernande, nel 1912 si unisce a Marcelle Humbert (Eva) con cui resta fino al 1917, anno in cui incontra Olga Koklova, la ballerina russa che sposa - e da cui ha Paul, il primo figlio - ma da cui si separa nel ‘35.

Nel 1927 conosce la 17enne Marie Thérèse Walter, dalla cui relazione nasce Maria de la Concepciòn più nota come Maya. Nel 1936 incontra la fotografa Dora Maar da cui si separa nel ‘43, anno in cui si lega alla pittrice Françoise Gillot da cui nascono Claude e Paloma. La Gilot sarà l’unica delle donne a lasciarlo.

Gli ultimi anni della vita li trascorre nella villa di Mougins con Jacqueline Roque, sua compagna dal 1953 e che sposa nel 1961.

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swissinfo.ch


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