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Briner si spiega sulla questione turca

Peter Briner (a destra) ha spiegato la propria posizione in merito alla questione armena Keystone

Il presidente della Commissione di politica estera degli Stati Peter Briner nega di aver detto che la Camera Alta non si esprimerà mai sul massacro armeno.

All’inizio di agosto, il senatore avrebbe dichiarato che non spetta agli altri Paesi additare la Turchia per quanto è avvenuto 90 anni or sono.

Peter Briner, membro del partito liberale radicale, ha ribadito la posizione del Consiglio degli Stati (CdS) secondo cui sono le parti coinvolte – ossia Turchia e Armenia – a dover far luce sull’accaduto, tramite una commissione mista di esperti.

Dal canto suo, il Consiglio nazionale (CN – Camera bassa) nel dicembre 2003 aveva accettato un postulato che riconosceva come genocidio il massacro – 1,8 milioni di vittime – compiuto nei confronti della popolazione armena da parte delle truppe turche dal 1915 al 1919. Diversamente da altri Governi occidentali, però, il Consiglio federale (Esecutivo) non ha mai utilizzato ufficialmente questo termine, preferendo «deportazione di massa» e «massacro».

Il Governo turco rifiuta l’accusa di genocidio, affermando che il gran numero di vittime è legato all’evacuazione di massa e alla mancanza di cibo e non a un preciso piano di sterminio concepito dalle autorità.

swissinfo: Lei ha affermato che la citazione secondo cui il CdS non riconoscerà mai come genocidio il massacro degli armeni è falsa. Qual è allora la posizione della Camera Alta?

Peter Briner: Le mie dichiarazioni sono state riportate erroneamente oppure sono state fraintese, e questo è deplorevole. Io ho affermato che quando il Consiglio Nazionale ha riconosciuto il genocidio, tale argomento non era all’ordine del giorno per il Consiglio degli Stati.

Il nostro Governo – e la Commissione di politica estera del CdS – è favorevole alla creazione di una commissione mista di storici composta da rappresentanti delle due parti in causa, turchi e armeni, incaricata di chiarire i tragici fatti di quel periodo.

swissinfo: Nel 2003, il Consiglio Nazionale aveva riconosciuto il genocidio armeno. Per quale motivo il dibattito non si é tenuto anche in seno agli Stati?

P.B.: Il CN aveva votato in risposta ad una mozione, ma il tema non era nell’agenda parlamentare. Ne abbiamo discusso e abbiamo ritenuto che la politica del Consiglio federale fosse la via più saggia.

swissinfo: Dunque la questione armena resta un tema di dibattito per il CdS?

P.B.: Non posso sapere con assoluta certezza quali saranno i temi affrontati dal CdS; tuttavia, il recente annullamento della visita del consigliere federale Jospeh Deiss in Turchia sarà discusso durante la prossima seduta, prevista il 23 agosto.

swissinfo: Da un punto di vista morale, il CdS non dovrebbe riconoscere il massacro degli armeni quale genocidio, come già fatto da altre nazioni occidentali?

P.B.: Credo che la posizione del Governo sia la migliore. Fatico a giudicare il resto del mondo, per di più in merito ad un avvenimento avvenuto tanto tempo fa.

Si tratta evidentemente di avvenimenti terribili che è necessario chiarire, ma questo compito spetta in primo luogo alle parti in causa.

swissinfo: Come descrive le relazioni tra Svizzera e Turchia in questo momento?

P.B.: Le relazioni tra i due Paesi sono solitamente buone e ne abbiamo avuto la prova quando una delegazione della Commissione di politica estera del CdS ha visitato il Parlamento turco lo scorso mese di settembre. Una delegazione di Ankara ha ricambiato la visita quest’estate e abbiamo potuto discutere amichevolmente.

Ovviamente i rapporti si sono deteriorati in seguito ai recenti avvenimenti, ma sono convinto che sul lungo termine le relazioni tra Svizzera e Turchia torneranno a essere buone e proficue come in passato.

Intervista swissinfo di Thomas Stephens
(traduzione, Andrea Clementi)

L’interpretazione storica degli avvenimenti che hanno causato la morte di circa 1,8 milioni di armeni tra il 1915 e il 1919 è stata all’origine di tensioni tra la Turchia e altre Nazioni europee.
Il massacro è stato riconosciuto come genocidio dai Parlamenti di diversi Stati, tra cui Francia, Russia e Italia.
Nel 1987 è stato il turno del Parlamento europeo, nel 2003 del Consiglio Nazionale.
Il Governo elvetico ha preferito parlare di «deportazione» e «massacro».

Peter Briner, presidente della Commissione di politica estera del Consiglio degli Stati (CdS), nega di aver affermato che il tema del massacro degli armeni non sarà mai discusso in seno alla Camera Alta.

Egli ha affermato che la posizione del CdS è quella di creare di una commissione mista di storici, composta di rappresentanti delle due parti in causa, turchi e armeni, incaricata di chiarire i fatti di quel periodo.

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