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Il contante nella Costituzione: una decisione svizzera su un tema che suscita dibattito internazionale 

cinque centesimi
Produzione di monete da cinque centesimi presso Swissmint, la zecca ufficiale della Svizzera, foto del 2013. Rolf Neeser / Keystone

In tutto il mondo molte persone temono che il contante possa scomparire. Un noto sostenitore internazionale del contante definisce la votazione svizzera un “segnale”. Vi presentiamo un’analisi, con prospettive sociologiche, sul perché il contante sia oggetto di teorie del complotto. 

Con la votazione popolare di domenica 8 marzo, la Svizzera iscrive la tutela del contante nella propria Costituzione federale. Nelle informazioni ufficiali di voto si spiegava che un’approvazione non avrebbe comportato cambiamenti nella vita quotidiana, né nuovi compiti o costi. 

Nonostante ciò, almeno sul piano simbolico, molte persone sembrano attribuire valore al fatto che il contante è ora esplicitamente sancito nella Costituzione federale svizzera e non soltanto nella legge. 

E questo anche al di fuori della Svizzera. 

Un “segnale importante al mondo” 

L’antropologo e attivista sudafricano Brett Scott ha dichiarato a Swissinfo, prima della votazione, che l’inserimento del contante nella Costituzione rappresenterebbe un “segnale importante al mondo”. Scott ricorda che da decenni le banche promuovono i pagamenti digitali; proprio per questo ritiene significativo quando un Paese prende una posizione chiara e afferma di voler proteggere il contante. 

Scott, che nei suoi libri si schiera a favore della conservazione del denaro fisico, conosce bene i numerosi motivi per cui molte persone tengono al contante. “Alcuni riguardano specificamente i pagamenti in contanti, altri sono legati più in generale alla società digitale”, afferma. 

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Le persone anziane, o quelle con disabilità visive, ad esempio, dipendono dal contante. Chi dispone di poche risorse lo utilizza perché consente una gestione più rigorosa del budget. “E spesso chi ha redditi bassi non si fida del settore bancario. A differenza di chi appartiene alla classe media, che tende ad avere maggiore fiducia nelle istituzioni”, spiega Scott. In generale, esistono inoltre molte persone che hanno un “legame nostalgico” con il contante.

Molte ragioni a favore del contante 

A livello sociale, inoltre, i sostenitori e le sostenitrici del contante provengono da contesti molto diversi. Scott cita, per esempio, esperti ed esperte di sicurezza nazionale, che temono per la “grave minaccia alla sicurezza” che potrebbe emergere se le persone non avessero accesso al contante. Ugualmente critici sono “ambienti libertari preoccupati per la sorveglianza nei sistemi digitali”, persone contrarie alle grandi aziende tecnologiche o all’industria finanziaria, oppure chi desidera preservare una vita offline. 

“Molte persone vogliono mantenere uno spazio informale nella propria vita. Non desiderano che le istituzioni siano presenti in ogni ambito”, afferma Scott. Il cestino delle offerte in chiesa o una partita di poker tra amici a casa risulterebbero strani senza contanti, osserva l’antropologo: nessuno vorrebbe usare una carta Visa in chiesa. 

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Non ci si aspetta tuttavia che la decisione presa alle urne in Svizzera rallenti il progressivo calo dell’importanza di banconote e monete nella vita quotidiana del Paese. 

Contante e bisogno di controllo 

L’importanza che il contante riveste per molte persone emerge anche nella conversazione con la sociologa svizzera Nadine Frei, autrice di una tesi di dottorato sulla percezione quotidiana del denaro. “Nelle interviste ricorreva spesso l’idea che: ‘solo il contante è vero denaro’. Il contante viene visto come denaro autentico, in contrapposizione all’artificialità attribuita al denaro elettronico”. 

Secondo Frei questo atteggiamento è legato anche a un bisogno di controllo. “Al denaro viene attribuita una forza di seduzione dalla quale bisogna difendersi e che occorre tenere sotto controllo. Quando esiste in forma tangibile, si ha la sensazione di poterlo gestire meglio.” Molte persone, spiega, non vogliono indebitarsi né spendere per cose superflue e ritengono che il contante aiuti a mantenere un maggiore controllo sulle proprie finanze. 

>> Leggete anche il nostro articolo sull’utilizzo del contante in Svizzera rispetto agli altri paesi europei:

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“Il denaro elettronico è associato sia a un certo grado di astrazione sia a una forte immediatezza”, aggiunge Frei. 

La sociologa vede molte critiche legittime riguardo al modo in cui il denaro elettronico può escludere alcuni gruppi dalla vita sociale, ma sottolinea anche il rischio di derive complottiste. 

Teorie del complotto attorno al contante 

Attorno al contante circolano infatti anche teorie del complotto. Durante la pandemia, il sostenitore del contante Brett Scott ha visto le proprie posizioni sul contante inserite, in un video online,Collegamento esterno nel contesto di una teoria complottista secondo cui i vaccini servirebbero a impiantare di nascosto microchip nelle persone. 

La sociologa Frei, che durante la pandemia di coronavirus ha studiato in Svizzera l’ambiente delle persone contrarie alle misure sanitarie, afferma: “Le narrazioni complottiste attecchiscono piuttosto facilmente quando si tratta di processi astratti e invisibili. Anche nel caso dell’astrazione che caratterizza il sistema finanziario”. Il pensiero complottista, spiega, si distingue per l’idea che gruppi segreti agiscano dietro le quinte per dirigere gli eventi. “Questa visione non è emersa solo nelle proteste contro le misure anti-Covid, ma anche in altri ambiti”, aggiunge Frei. 

Critiche ai legami della campagna per il contante 

La popolazione svizzera ha votato su due quesiti relativi al contante. L’”Iniziativa per il contante” è un’iniziativa popolare lanciata da cittadine e cittadini. Questa proposta non ha convinto la maggioranza. Una netta maggioranza ha invece sostenuto il controprogetto del Parlamento, che sottolinea il mandato della Banca nazionale svizzera nell’approvvigionamento di contante. 

>> Per saperne di più sulla votazione di domenica:

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L’”Iniziativa per il contante” è stata lanciata dallo stesso ambiente che aveva promosso l’iniziativa “Stop all’obbligo vaccinale”, respinta nel 2024 da quasi tre quarti dell’elettorato. 

Prima della votazione, il giornalista svizzero Dennis Bühler ha indagato sulla rivista RepublikCollegamento esterno quanto stretti fossero i legami tra l’ambiente dell’”Iniziativa per il contante” e diverse narrazioni complottiste, tra cui quelle legate alla pandemia. Nello stesso articolo sosteneva anche che, dal punto di vista dei contenuti, fosse “più o meno indifferente” votare “sì” o “no”. 

Interpellato da Swissinfo, Bühler spiega di non vedere alcun indizio “che la politica svizzera o la Banca nazionale intendano abolire il contante o anche solo ridurne l’importanza”. Allo stesso modo non ritiene che l’inserimento del contante nella Costituzione federale possa contribuire a “placare gli ambienti inclini alle teorie del complotto”. 

Nessuna risposta dal comitato promotore 

Swissinfo ha inviato al comitato dell’”Iniziativa per il contante” alcune domande sulle loro richieste e sulla loro valutazione della situazione. Finora non è arrivata alcuna risposta. 

Swissinfo ha chiesto esplicitamente anche una replica alle accuse formulate da Bühler. Sulla rivista Republik il giornalista aveva scritto tra l’altro che “non è la prima iniziativa con cui questi ambienti seminano dubbi e discordia”. Con l’iniziativa “Stop all’obbligo vaccinale”, sosteneva Bühler, il campo promotore avrebbe insinuato “l’esistenza di un piano per impiantare microchip sotto la pelle delle persone contro la loro volontà”. 

In effetti, all’epoca il comitato aveva sostenutoCollegamento esterno che “né la politica, né l’industria farmaceutica né le organizzazioni internazionali” dovrebbero poter decidere “se un microchip impiantabile, nanoparticelle, una manipolazione genetica, un vaccino o qualcos’altro debbano entrare nel nostro corpo”. 

In una trasmissione di dibattito della SRFCollegamento esterno, Richard Koller dell’Iniziativa per il contante è stato confrontato direttamente con l’articolo critico. Koller ha dichiarato: “Siamo molto dalla parte del popolo, molto dalla parte delle persone”. Tuttavia, ha aggiunto, “non si può guardare nel cervello della gente” e non si sa “che cosa succederà in futuro”. “Un’iniziativa popolare richiede cinque o sei anni”, ha ricordato Koller. Il comitato promotore, ha spiegato, non ha “alcuna influenza su come le persone evolvono nel corso di questo periodo”. 

Non è noto se le critiche all’ambiente dell’iniziativa abbiano influito sul fatto che l’”Iniziativa per il contante” abbia ricevuto molti meno voti rispetto al controprogetto. 

La cultura svizzera delle votazioni 

Circa cinque anni fa la Svizzera ha votato per la prima volta su una parte delle misure adottate durante la pandemia. È stato quasi l’unico Paese in cui l’elettorato ha potuto decidere direttamente su alcune di queste misure. In totale, la popolazione svizzera ha votato tre volte sulla legge Covid. Ogni volta oltre il 60% si è espresso a favore delle misure. 

In generale, il sociologo Oliver Nachtwey, che ha partecipato alle stesse ricerche sulle proteste contro le disposizioni anti-Covid di Nadine Frei, osserva: “La democrazia svizzera contribuisce alla deradicalizzazione”. Non si riferisce a singole votazioni, bensì alla “socializzazione di base tipica della Svizzera, secondo cui è possibile lanciare iniziative e referendum e, se si perde, riprovarci con una nuova proposta”. 

Se l’inserimento del contante nella Costituzione federale diventerà davvero un segnale a livello internazionale, lo si vedrà in futuro. 

A cura di Balz Rigendinger. 

Traduzione con il supporto dell’IA/sibr 

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