“Enjoy Your Stay” alla Berlinale, un racconto di sfruttamento nelle stazioni sciistiche alpine
Un nuovo film, creato da un duo svizzero-filippino, dà voce alle lavoratrici e ai lavoratori migranti delle Filippine che, senza documenti, vengono sfruttati come addetti/e alle pulizie nelle lussuose stazioni sciistiche della Svizzera. Il regista svizzero Dominik Locher e la sceneggiatrice filippina Honeylyn Joy Alipio hanno parlato con Swissinfo dopo la prima di Enjoy Your Stay al Festival internazionale del cinema di Berlino (Berlinale).
Con più di 23 milioni di persone che ogni anno si recano a sciare dopo la pandemia, gli affari nelle Alpi svizzere sono di nuovo in piena espansione. L'”oro bianco” della regione continua a sedurre turisti e turiste da ogni parte del mondo, promettendo una lussuosa pausa dalla realtà in cui sport, relax ed evasione sono serviti in egual misura. Come per tutte le cose belle della vita, però, qualcuno deve pagarne il prezzo.
Basta grattare la superficie dell’immagine da cartolina della Svizzera per far emergere una realtà diversa: la prosperità del Paese si basa pesantemente sulla manodopera migrante. Spesso senza documenti, queste persone lavorano per compensi bassi, sostenendo l’economia alpina pur rimanendo in gran parte invisibili.
È proprio questo microcosmo oscuro, celato dietro una patina di lusso, che il regista svizzero Dominik Locher ha deciso di esplorare con il suo terzo lungometraggio, presentato alla Berlinale con il titolo ironico Enjoy Your Stay (trad.: “Godetevi il vostro soggiorno”).
La nostra guida in questa arena di disuguaglianza è Luz – un ruolo di grande forza per la “regina del cinema indipendente” filippina Mercedes Cabral – una donna senza documenti che fa le pulizie in chalet di lusso a Verbier. Luz è determinata e ambiziosa. Allo stesso tempo, tiene d’occhio le altre lavoratrici nel suo ambiente precario, finché i crescenti problemi familiari non la spingono a diventare a sua volta un ingranaggio predatorio nello spietato meccanismo dello sfruttamento capitalista.
Rendere visibile il Sud
Per definire queste gerarchie mutevoli all’interno della comunità migrante filippina, Locher sapeva di dover collaborare con la sceneggiatrice Honeylyn Joy Alipio. La prolifica scrittrice, cresciuta nelle Filippine, comprende in prima persona la difficile condizione della manodopera transnazionale: la sua stessa madre era andata a lavorare all’estero quando lei era una bambina.
“Ero molto emozionata quando Dominik mi ha contattata per questo progetto”, racconta Alipio alla fine della 76esima Berlinale, dove Enjoy Your Stay è stato presentato in anteprima nella sezione Panorama. Ricorda come il duo si sia incontrato anni fa al Busan International Film Festival e di come abbia poi formato quella che lei definisce “un’alleanza per portare davvero avanti una questione”.
“Per le persone nelle Filippine può essere difficile mostrare al mondo cosa ci sta succedendo nel Sud globale”, spiega. “Ecco perché una tale reciprocità è molto importante. Si dice che ci vogliono due persone per ballare il tango e Dominik, provenendo dal ‘primo mondo’, è stato incredibilmente aperto a esplorare questi temi. Per una narratrice come me, è come vincere alla lotteria”.
Una dolorosa illuminazione
Locher, che aveva in mente l’idea di un film simile da molto tempo, ha sentito di aver fatto centro anche lui quando ha iniziato ad approfondire la storia con Alipio. “Volevo parlare delle persone senza documenti in Svizzera”, ricorda.
“Ma ero consapevole di non poter raccontare la vicenda unicamente dalla mia prospettiva. Quando abbiamo iniziato a fare ricerche più approfondite, Honeylyn ha scoperto un articolo su Swissinfo sulle terribili condizioni delle addette alle pulizie serbe. Quello sembrava già un ottimo punto di partenza. Da un lato ci sono le località di lusso per cui la Svizzera è famosa, dall’altro una manodopera ignorata, sottopagata e sfruttata”.
Il regista aggiunge che, grazie al contributo di Honeylyn, “abbiamo trasposto quella storia su lavoratrici e lavoratori di origine filippina, il che ha dato il via a un profondo processo di ricerca. Abbiamo parlato con persone di estrazione molto diversa: manodopera senza documenti di diversi Paesi, polizia locale, funzionari regionali, proprietari di chalet e turisti. Solo dopo aver raccolto innumerevoli storie e testimonianze abbiamo iniziato a scrivere”.
Un processo di ricerca che si è rivelato tanto doloroso quanto illuminante. Ha fatto capire a Locher che “solo chi migra con più determinazione arriva in Svizzera”. “Altri magari arrivano solo fino a Hong Kong o in Qatar”, dice. “Questa idea ci ha spinto ad accentuare le smisurate ambizioni di Luz, un aspetto molto importante anche per Honeylyn”.
Lei aggiunge: “Non volevamo ritrarre queste donne – e si tratta quasi sempre di donne – come vittime. Mi si è letteralmente spezzato il cuore nello scoprire che molte di loro erano professioniste affermate nelle Filippine. Parliamo di banchiere, agronome, insegnanti e persino chimiche, tutte finite a lavorare in Svizzera come addette alle pulizie”.
I ricchi egoisti
Per Locher, queste storie di lavoro hanno avuto una risonanza a livello personale. “In Svizzera esiste questo concetto di solidarietà e uguaglianza, ma ho anche osservato i lati più egoistici del mio Paese”, afferma.
“Da bambino, dopo che i miei genitori divorziarono e andarono a vivere sui versanti opposti delle montagne, viaggiavo spesso in treno attraverso le gallerie. All’ingresso di una di queste, mio padre, che era muratore, mi mostrava un cartello che indicava quanti operai italiani erano morti per costruirla”. Quando queste impressioni sono riaffiorate dopo aver terminato il suo secondo lungometraggio Goliath (2017), Locher ha deciso di “usare gli strumenti che abbiamo come cineasti per una narrazione empatica, non solo per raccontare storie di privilegi, ma anche per mostrare attenzione verso chi è stato dimenticato”.
In un’impresa veramente transnazionale, Locher e Alipio hanno fatto la spola tra le Filippine e la Svizzera per affinare la loro sceneggiatura, che hanno scherzosamente proposto come “un copione scritto dai fratelli Safdie [noti per thriller ad alta tensione come Good Time e Uncut Gems] per i fratelli Dardenne [vincitori della Palma d’Oro per i loro drammi iperrealisti sulla classe operaia belga], con addette alle pulizie filippine in una lussuosa località svizzera”.
La collaborazione interculturale non si è fermata alla scrittura, ma è iscritta nel DNA stesso di Enjoy Your Stay. “Abbiamo cercato di mantenere quello spirito a tutti i livelli”, osserva Locher, “permettendo a montatori, direttori della fotografia, produttori e attori provenienti dalla Svizzera e dalle Filippine di lavorare insieme”.
Affinché il film potesse analizzare a fondo la disuguaglianza del capitalismo globalizzato, sostiene, “la narrazione e la produzione dovevano seguire lo stato del mondo”. Alipio è d’accordo, sottolineando ancora una volta che “il film funziona così bene solo grazie alla sua reciprocità”.
La prima a Berlino
La doppia coscienza del film – che si muove tra culture e classi sociali – ha chiaramente trovato un’eco nel pubblico della Berlinale. Secondo Locher, Enjoy Your Stay ha ricevuto “reazioni incredibilmente positive sia dal pubblico filippino che da quello svizzero”. “La storia ha parlato a entrambe le parti, il che è stato molto toccante per noi. Ha dimostrato l’universalità al centro del progetto”, afferma.
Anche Alipio è stata incoraggiata dal modo in cui le reazioni hanno superato i confini. “Le persone svizzere dicevano ‘Ora ci rendiamo conto che dobbiamo cambiare qualcosa’, mentre quelle filippine sostenevano che questo film potrebbe essere usato per provocare ancora più discussioni. Sembra un’opera in grado di avviare davvero una conversazione più profonda, quindi spero che riusciremo a mantenere lo slancio”.
Dopo il successo al festival di Berlino, Locher e Alipio stanno facendo il punto su un progetto la cui genesi risale a quasi un decennio fa. “Ci è voluto molto coraggio perché le persone credessero in un progetto come questo”, ricorda Alipio. “Accettare questo esperimento collaborativo e vedere come avrebbe funzionato. Speriamo che il prossimo non impieghi così tanto a decollare”.
Il prossimo progetto è già nella mente del duo. “Ancor prima che questo film fosse finito”, dice Locher, “stavamo cercando altre storie a cui applicare questo modello di autorialità globale. Vedo una lunga, fruttuosa e duratura amicizia davanti a noi”.
A cura di Catherine Hickley & Eduardo Simantob/sb
Tradotto con il supporto dell’IA/mrj
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.