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Condanne con la condizionale al processo Elf

L'ex gigante statale francese è stato depredato per anni. Keystone Archive

La Corte d’appello di Ginevra ha condannato a 18 e 15 mesi con la condizionale due dei cinque imputati coinvolti nello scandalo Elf.

Il finanziere e la direttrice sono stati accusati di aver ripulito 46 milioni di franchi per conto di Alfred Sirven, l’ex direttore del gruppo petrolifero francese.

Oltre alle du pene detentive, a un terzo imputato che ha svolto il ruolo di prestanome è stata inflitta una multa di 10.000 franchi. Il procuratore generale di Ginevra Daniel Zappelli aveva chiesto pene di due anni e mezzo e due anni.

Il tribunale ha ritenuto che i due colpevoli non hanno agito in quanto membri di una rete criminale organizzata, respingendo così le richieste di circostanze aggravanti avanzate la vigilia dal procuratore generale.

Pronti ad approfittare

“Questo processo illustra un caso esemplare di riciclaggio”, ha sottolineato Zappelli.

Secondo il procuratore, è inverosimile che gli imputati, alla testa di una fiduciaria, abbiano ignorato la situazione quando Alfred Sirven li aveva avvicinati nel 1997.

All’epoca, l’ex direttore della Elf era ricercato dalle polizie del mondo intero e la stampa francese e ginevrina ne parlavano abbondantemente.

Alcuni degli imputati – ha rilevato il procuratore – hanno pure approfittato della situazione scomoda in cui si trovava Sirven per arricchirsi personalmente.

Secondo Zappelli, circa 13 milioni dei 46 milioni che l’ex direttore tentava di mettere al riparo “sono scomparsi senza lasciar traccia”.

Il “caso del secolo”

Il processo “Elf” sarà ricordato come il più importante affare giudiziario di riciclaggio trattato dalla Corte correzionale di Ginevra.

Per dieci giorni, la procura e la società Elf, costituita parte civile, hanno tentato di dimostrare che gli accusati conoscevano i problemi finanziari di Alfred Sirven al momento di accettare la gestione dei suoi fondi.

All’epoca dei fatti, l’ex numero due del gigante francese lavorava proprio a Ginevra. Nel mirino della giustizia dal 1996, Sirven aveva optato per la fuga dopo aver fatto sparire i soldi sottratti.

Il bottino ha seguito un cammino tortuoso, transitando in particolare dal Liechtenstein e coinvolgendo numerose società offshore.

Più sensato aspettare l’esito di Parigi

Per Christian Luscher e David Bitton, a difesa del finanziere e della direttrice, gli accusati non dovevano pagare per il sistema di corruzione messo in atto da Elf.

Secondo i due avvocati, un rinvio del processo sarebbe inoltre stato più logico. La difesa riteneva infatti inopportuno giudicare gli imputati in Svizzera prima che la Corte d’appello francese avesse espresso un giudizio definitivo nei confronti di Sirven.

Nel processo che si è aperto mercoledì a Parigi, il procuratore generale intende domandare un inasprimento della pena di cinque anni di reclusione, inflitta in prima istanza l’anno scorso.

L’ex direttore, ora 77 anni, è stato arrestato nel 2001 nelle Filippine.

Un affare tentacolare

Il processo ginevrino non è che una delle numerose procedure giudiziarie intraprese dopo l’immenso scandalo politico-finanziario che ha scosso la Francia.

In totale, diverse centinaia di milioni di euro sono stati l’oggetto di malversazioni da parte degli ex dirigenti di Elf.

Questo “mostro tentacolare” ha avuto ramificazioni anche in Svizzera: dalla piazza finanziaria elvetica sono transitati più di un miliardo di franchi.

Lo scandalo aveva coinvolto anche le alte sfere dello Stato francese, sebbene la giustizia avesse escluso un coinvolgimento attivo degli ex ministri Charles Pasqua e Roland Dumas.

swissinfo e agenzie

Due dei cinque accusati di riciclaggio di denaro nel caso “Elf” sono stati riconosciuti colpevoli dalla Corte correzionale di Ginevra.

Il gruppo petrolifero, privatizzato nel 1994 e diventato Total in seguito, è stato al centro di uno dei più grandi scandali finanziari della Francia.

Nel 2003, la giustizia francese aveva condannato a 5 anni di reclusione l’ex direttore Alfred Sirven, colpevole del riciclaggio di 46 milioni di franchi.

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