Continua l’evacuazione di svizzeri dal Libano
Mentre il conflitto in Libano non accenna a placarsi, la Svizzera ha previsto di evacuare sabato via mare alcune centinaia di cittadini elvetici.
Venerdì sera l’ambasciatore svizzero all’ONU, Peter Maurer, ha chiesto il cessate il fuoco durante un dibattito in seno al Consiglio di sicurezza dell’ONU. Intanto, gli aiuti svizzeri arrivano in Libano col contagocce.
Tre aerei in provenienza da Larnaca (Cipro) e da Damasco (Siria), con a bordo oltre 300 svizzeri, sono giunti a Zurigo giovedì sera e venerdì mattina.
In totale sono quindi mezzo migliaio i cittadini elvetici che finora hanno potuto lasciare il Paese dei Cedri. Per loro, la paura è alle spalle. Secondo Jean-Philippe Jeannerat, portavoce del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), altri 500 svizzeri aspettano ancora di essere evacuati.
Mentre venerdì in giornata non vi è stato alcun rimpatrio, per sabato mattina le autorità elvetiche hanno organizzato un trasporto via mare di un altro gruppo di cittadini rossocrociati, che dovrebbero giungere a Beirut in mattinata.
Svizzera critica
Le operazioni di sfollamento – spiega il DFAE in una nota – sono state e restano ancora “molto difficili”. In particolare Berna spera di potere presto evacuare i 50-70 svizzeri bloccati nella regione di Tyr, a sud del Libano, una delle zone maggiormente esposte ai bombardamenti israeliani. Per questo il DFAE conta sull’aiuto delle forze dell’ONU presenti nella zona.
Intanto venerdì, durante il dibattito al Palazzo di Vetro di New York in merito al conflitto in Libano, la Svizzera ha preteso una protezione più efficace delle popolazioni coinvolte.
In quest’ottica, l’ambasciatore elvetico Peter Maurer ha dichiarato che il fatto di essere il paese depositario delle Convenzioni di Ginevra conferisce alla Confederazione – malgrado lo scarso peso politico – legittime ragioni di preoccuparsi per la sorte dei civili.
Nel suo discorso il diplomatico ha ribadito che Berna considera sproporzionata la reazione israeliana. Ha inoltre chiesto il “cessate il fuoco immediato e l’apertura di canali sicuri per l’avvio degli aiuti”.
“I combattimenti degli ultimi giorni hanno causato la perdita di numerose vite umane e impediscono ai civili di abbandonare le zone calde del conflitto”, ha affermato, sottolineando che “anche gli aiuti umanitari faticano a giungere a destinazione”.
Aiuti col contagocce
L’aiuto d’urgenza degli enti assistenziali svizzeri in Libano e nei Territori palestinesi arriva col contagocce: Croce Rossa e Caritas hanno alzato venerdì i loro contributi, portandoli rispettivamente da 150 a 300’000 e da 100 a 300’000 franchi.
Si tratta di denaro destinato alla vittime della crisi mediorientale, tramite i partner locali tanto in Palestina che in Libano. Aiuti medici e generi alimentari hanno la precedenza. In Libano la Caritas si occupa di circa 50’000 famiglie rifugiatesi provvisoriamente in edifici pubblici e scuole e che hanno bisogno di generi di prima necessità. Un ospedale mobile composto di 22 medici si occupa invece della popolazione in Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme, mentre nella Striscia di Gaza circa 3500 famiglie particolarmente bisognose ricevono un buono per l’acquisto di cibo.
La Croce Rossa svizzera fa affluire i suoi aiuti tramite il CICR e la Mezzaluna Rossa – ha detto il suo portavoce Karl Schuler – ma essi arrivano con lentezza, a causa delle enormi difficoltà in loco.
Aiuti vengono anche forniti dalla Catena della Solidarietà, che ha lanciato una colletta di fondi a favore dei bambini, “prime vittime della guerra”, e dalle Chiese evangeliche della Svizzera (ACES), impegnate nella distribuzione di viveri, coperte, medicinali e prodotti per l’igiene. ACES ha già messo a disposizione un budget di 200’000 franchi, che sarà probabilmente superato, ha detto la portavoce Marianne Tellenbach, poiché i prezzi degli alimentari nella regione stanno salendo alle stelle.
swissinfo e agenzie
838 cittadini elvetici vivono in Libano.
713 hanno la doppia cittadinanza libanese e svizzera.
Chi è senza notizia dei propri parenti svizzeri in Libano può rivolgersi al servizio di protezione consolare: +41 31 324 98 08 (dalle 8 alle 18, compresi sabato e domenica).
Almeno 1200 persone hanno preso parte venerdì a Berna, sulla Piazza federale, a una manifestazione autorizzata contro la guerra.
I manifestanti hanno denunciato l’aggressione militare israeliana, chiedendone la fine immediata. Al governo hanno chiesto di condannare senza equivoci la “guerra condotta da Israele”.
Intanto la Svizzera ha deciso di sospendere il rimpatrio dei libanesi la cui domanda d’asilo è stata respinta, almeno fino a quando la crisi nella regione non avrà trovato una soluzione.
La decisione riguarda per il momento solo due o tre persone. Attualmente sono in attesa di un responso 139 richieste.
Israele ha dato avvio al suo attacco al Libano dopo che il movimento sciita libanese Hezbollah aveva rapito due soldati israeliani. Finora il conflitto ha provocato centinaia di morti e di feriti.
L’esodo di massa dal Libano prosegue. Siccome la principale strada verso la Siria e l’aeroporto di Beirut sono stati chiusi, la maggior parte delle persone lascia il paese via mare.
Hezbollah e Israele hanno finora rifiutato il cessate il fuoco chiesto dall’ONU e i combattimenti di venerdì sono stati i più violenti dall’inizio del conflitto.
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