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Gli Stati membri dell’OMC riusciranno a riformare l’organizzazione?

12ª Conferenza ministeriale, a Ginevra nel 2022.
La direttrice generale dell’OMC, Ngozi Okonjo-Iweala (nella foto al centro a sinistra, durante la 12ª Conferenza ministeriale, tenutasi a Ginevra nel 2022), auspica delle riforme per rafforzare il ruolo dell’organizzazione. Tuttavia, le divergenze tra gli Stati sono notevoli. Afp Or Licensors

I membri dell'Organizzazione mondiale del commercio si riuniscono dal 26 al 29 marzo a Yaoundé, in Camerun, per la 14a Conferenza ministeriale, il principale organo decisionale dell'OMC. Le proposte di riforma sono all'ordine del giorno dei negoziati.

La 14esima Conferenza ministeriale dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) si apre il 26 marzo in un contesto di tensioni commerciali e con la guerra in Medio Oriente che scombussola gli scambi e minaccia di rallentare la crescita dell’economia globale.

L’OMC – le cui regole dovrebbero fornire un quadro e un certo grado di prevedibilità agli scambi commerciali – è stata messa a dura prova dall’amministrazione di Donald Trump, che ha imposto dazi elevati a diversi Paesi, tra cui la Svizzera, con l’obiettivo di ottenere accordi bilaterali più favorevoli. Una situazione di fronte alla quale l’organizzazione con sede a Ginevra è rimasta impotente.

“Lo status quo non è un’opzione”, ha dichiarato il mese scorso a Ginevra la direttrice generale dell’organizzazione, Ngozi Okonjo-Iweala, durante una conferenza stampa. “Dobbiamo evolvere per adattarci alla nostra epoca”, ha aggiunto, facendo riferimento ai cambiamenti economici, demografici e tecnologici che il mondo ha conosciuto dalla creazione dell’OMC nel 1995. Secondo lei, sono necessarie riforme, poiché un crollo del sistema commerciale multilaterale genererebbe il “caos”.

Le riforme saranno dunque al centro della riunione ministeriale, che si tiene ogni due anni e alla quale sono invitati le ministre e i ministri dei 166 Stati membri dell’organizzazione. Ma le possibilità di un vero passo avanti su questo dossier entro la fine dell’incontro, il 29 marzo, sono scarse, poiché i disaccordi persistono.

“Le probabilità che l’incontro produca risultati concreti sul fronte delle riforme sono molto basse”, stima Joost Pauwelyn, professore di diritto internazionale al Geneva Graduate Institute. “Con 166 Stati membri, già solo trovare un accordo su una tabella di marcia è estremamente complicato”, aggiunge lo specialista dell’OMC e partner dello studio Cassidy Levy Kent.

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“L’OMC non è più un luogo per gli accordi commerciali”

La questione delle riforme accompagna l’organizzazione quasi dalle sue origini. Concludere accordi è però diventato quasi impossibile a causa della regola del consenso, che richiede l’approvazione di ogni singolo membro.

Ngozi Okonjo-Iweala ha tuttavia sottolineato la “robustezza” dell’organizzazione, ricordando che, nonostante le tensioni commerciali e l’aumento del protezionismo, oltre il 70% del commercio mondiale avviene ancora nel rispetto delle regole dell’OMC.

“L’OMC non è più un luogo in cui si concludono accordi commerciali. Oggi vengono negoziati al di fuori, come è avvenuto tra il Mercosur e l’Unione Europea, o come nel caso degli accordi bilaterali che gli Stati Uniti hanno firmato negli ultimi mesi”, spiega Joost Pauwelyn. “Resta però un luogo importante per le discussioni tecniche, ad esempio sulle misure sanitarie applicabili ad alcuni prodotti alimentari”.

Vi è poi un’altra difficoltà: dal 2019 l’Organo d’appello, incaricato di dirimere in ultima istanza le controversie commerciali tra Paesi, è paralizzato dagli Stati Uniti, che bloccano la nomina di nuovi giudici. L’organizzazione dispone tuttavia di altri meccanismi ancora efficaci per risolvere le dispute, come l’Accordo multilaterale su una procedura arbitrale d’appello provvisoria (AMPA), sostenuto da una cinquantina di membri, tra cui l’Unione Europea e la Cina.

>> L’album fotografico che ripercorre la storia dell’organizzazione ginevrina:

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Tre assi di riforma

Da nove mesi, il rappresentante permanente della Norvegia presso l’OMC, Petter Olberg – nominato “facilitatore” del dossier sulle riforme – coordina i lavori su questo tema delicato in vista della Conferenza ministeriale. Il diplomatico ha elaborato un rapporto che ha sottoposto ai membri dell’organizzazione. Nel documento figurano, tra l’altro, un progetto di dichiarazione ministeriale e un piano di lavoro per l’attuazione delle riforme, che dovrebbero essere completate entro due anni.

Ma questo rapporto non gode del consenso dei membri. Se l’Unione Europea, la Svizzera o anche la Cina si dichiarano favorevoli a un piano di riforme ambizioso, l’India e gli Stati Uniti figurano invece tra i Paesi attualmente più riluttanti.

A Yaoundé saranno tre gli assi principali della riforma sul tavolo. Il primo riguarda il processo decisionale basato sul consenso, che rallenta — se non blocca — l’adozione di nuovi accordi. L’ultimo concluso, relativo alle sovvenzioni alla pesca, è entrato in vigore lo scorso settembre dopo 25 anni di negoziati. Di fronte a questa situazione, alcuni membri auspicano la possibilità di accordarsi in modo plurilaterale, per gruppi di Stati.

La definizione dello statuto di “Paese in via di sviluppo”, che comporta alcuni vantaggi pur basandosi sull’autovalutazione — circostanza che spiega perché Paesi come Cina o Singapore ne beneficino — è anch’esssa all’ordine del giorno della conferenza. Infine, le norme sulla concorrenza leale legate alle sovvenzioni e alle politiche industriali completano il programma delle riforme previste.

“È impossibile ottenere un consenso su questi temi, discussi da decenni, perché gli interessi dei Paesi divergono troppo”, analizza Joost Pauwelyn. “Alla luce dell’attualità, segnata dalla rivalità tra Stati Uniti e Cina, dai dazi di Donald Trump e dalle conseguenze economiche della guerra in Medio Oriente, le riforme non sono percepite come una priorità”.

Una tabella di marcia per future riforme potrebbe comunque essere adottata, ma il suo contenuto resta incerto. Interpellato dall’agenzia di stampa Keystone-ATS, l’ambasciatore svizzero presso l’OMC, Erwin Bollinger, ha dichiarato che la mancanza di consenso su una roadmap sarebbe “un segnale estremamente negativo”. Secondo lui, “non si tratterebbe della morte improvvisa del sistema commerciale multilaterale, ma questo perderebbe rilevanza”.

Articolo a cura di Virginie Mangin/sj

Traduzione con il supporto dell’IA/mar

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