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Il festival del cinema sui diritti umani rispecchia il futuro incerto della Ginevra internazionale

Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per Gaza, è stata la protagonista del festival grazie al suo ruolo nel documentario "Disunited Nations".
Francesca Albanese (al centro), relatrice speciale delle Nazioni Unite, al termine del dibattito sul documentario "Disunited Nations", che racconta il suo lavoro di documentazione dei crimini di guerra a Gaza. Florian Luthi

Sin dal 2003, il Festival del film e forum internazionale sui diritti umani di Ginevra (FIFDH) punta i riflettori su abusi e crisi in tutto il mondo. Quest'anno, la manifestazione riflette anche una crisi interna alla Ginevra internazionale.

Accolta da applausi e acclamazioni dopo la proiezione di Disunited Nations, la relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese ha espresso la sua rabbia e frustrazione per l’incapacità della comunità internazionale di prevenire la morte e la distruzione su vasta scala a Gaza.

Durante l’evento, che ha registrato il tutto esaurito, il dibattito ha offerto approfondimenti sul dietro le quinte del film, che segue per due anni Albanese nel suo lavoro di documentazione delle violazioni del diritto internazionale nella guerra israelo-palestinese a Gaza, sotto intensa pressione politica.

“Il diritto internazionale non è morto, ma non è una questione di vita o di morte”, Albanese ha dichiarato al pubblicoCollegamento esterno insieme a Christophe Cotteret, regista di Disunited Nations, in una delle sessioni più attese del FIFDH Collegamento esternodi quest’anno a Ginevra.

“È uno strumento. È inutile essere romantici e dire che il diritto internazionale si ergerà con la sua spada, sconfiggerà il male nel mondo e ci salverà. No, il fatto è che non siamo in grado di esercitare il potere che abbiamo, nemmeno in democrazia”, ha affermato.

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Un film, un tema, un dibattito

Il festival cinematografico annuale – lanciato nel 2003 come “piattaforma contro l’indifferenza” e organizzato in concomitanza con la sessione principale del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra – riunisce cineaste e cineasti, organizzazioni internazionali, attiviste e attivisti per i diritti, giornaliste e giornalisti, personale accademico, filantropi e pubblico di ogni ceto sociale.

Dal 6 al 15 marzo, il pubblico ha affollato le proiezioni di 54 film provenienti da 40 Paesi, oltre a forum ed eventi comunitari che incarnano il concetto del FIFDH “un film, un tema, un dibattito” come metodo collettivo per difendere i diritti umani, sensibilizzare e ispirare l’impegno verso valori universali. “I film ci introducono ai problemi attraverso le loro storie. Poi abbiamo questo formato del forum, la tavola rotonda che segue la proiezione, per dare un senso alle sfide geopolitiche del multilateralismo”, ha dichiarato a Swissinfo Laura Longobardi, co-direttrice editoriale del FIFDH.

Per il pubblico, è stata un’opportunità per condividere le vite, le lotte e le speranze di persone che affrontano la precarietà dei diritti umani e del diritto internazionale in tutto il mondo: dalle cicatrici del colonialismo alla condizione delle persone sfollate, dalla violenza alimentata dalle risorse naturali ai pericoli della tecnologia per la democrazia e la salute mentale.

Con 29 film in concorso ufficiale al festival di quest’anno, i tre principali vincitori hanno tutti presentato esperienze profondamente personali di esilio, pregiudizio e abuso di potere.

A Fox Under a Pink Moon di Soraya Akhlaghi e Mehrdad Oskouei, che ha vinto il Gran premio e il Premio della Giuria dei giovani, segue una giovane artista afghana mentre filma i suoi tentativi di fuggire dall’Iran nell’arco di cinque anni, coltivando il suo amore per il disegno e la scultura.

Letters from Wolf Street di Arjun Talwar, vincitore nella categoria Documentario creativo, racconta la vita nella sua città d’adozione, Varsavia, e il razzismo quotidiano subìto dalle persone migranti in Polonia.

Nella categoria Fiction, Cotton Queen di Suzannah Mirghani ha vinto il premio per il ritratto di una giovane donna in una regione cotoniera del Sudan, trascinata in una lotta di potere che sconvolge e rimodella la sua comunità.

Ginevra sotto tiro

Quest’anno, con conflitti che imperversano su molti fronti, una geopolitica in fermento e le Nazioni Unite che soffrono di gravi tagli, la 24esima edizione del FIFDH ha fatto eco anche alle incertezze che aleggiano sulla Ginevra internazionale. “È emerso chiaramente che c’era da discutere tanto sul futuro della Ginevra internazionale quanto sulle preoccupazioni per ciò che accadrà sul campo, dato che questo sistema viene de-finanziato e attaccato”, afferma Longobardi.

Le implicazioni sono gravi per Ginevra in quanto polo per gli aiuti umanitari, lo sviluppo e la diplomazia, che conta più di 40 organizzazioni internazionali e quasi 500 organizzazioni non governative (ONG).

Scena tratta dal film "A Fox Under a Pink Moon" di Soraya Akhlaghi e Mehrdad Oskouei, vincitore del Gran Premio del festival e del Premio della Giuria dei giovani.
Scena tratta dal film “A Fox Under a Pink Moon” di Soraya Akhlaghi e Mehrdad Oskouei, vincitore del Gran Premio del festival e del Premio della Giuria dei giovani. FIFDH26

A causa degli ingenti tagli ai finanziamenti da parte degli Stati Uniti, del ritardo nel pagamento dei contributi da parte di Cina, Russia e altri Stati membri, e della riduzione della spesa per gli aiuti esteri da parte di molti Governi, le Nazioni Unite e le loro agenzie hanno visto i loro budget ridotti del 15% nel 2026. Gli effetti della ristrutturazione e dei licenziamenti del personale si fanno già sentire.

“In un momento in cui il multilateralismo attraversa una profonda crisi e le istituzioni internazionali vedono messe in discussione le loro risorse e la loro legittimità, il festival serve a ricordare perché la Ginevra internazionale rimane essenziale”, ha dichiarato Thierry Apothéloz, Presidente del Consiglio di Stato di Ginevra, in un messaggio ufficialeCollegamento esterno sul sito del FIFDH. “S’interroga anche su cosa debba diventare Ginevra per continuare a sostenere, con credibilità e coraggio, i valori su cui è stata fondata”, ha aggiunto.

Ginevra a fisarmonica

Dopo la proiezione di Solidarity di David Bernet, un panel di relatrici e relatori ha proseguito la conversazione in un forum sul futuro della Ginevra internazionaleCollegamento esterno, immaginando come il multilateralismo debba evolversi e quale contributo la Svizzera potrebbe dare a un nuovo modello di governance globale.

David Bernet, regista di «Solidarity».
David Bernet, regista di “Solidarity”. Niklaus Stauss / Keystone

Una delle possibilità esposte da Yves Daccord, presidente di Principles for Peace, una fondazione svizzera focalizzata sulla costruzione della pace, era uno “scenario a fisarmonica”, secondo cui la Ginevra internazionale si contrarrebbe prima di riorientarsi e riprendersi.

“Lo status quo non è un’opzione”, ha detto Daccord al pubblico, aggiungendo che Ginevra dovrebbe avere un ruolo importante da svolgere nel “nuovo contratto sociale globale”.

“Quali sono gli strumenti di cui abbiamo bisogno per difendere i principi fondamentali? Come possiamo tutelare il diritto internazionale? È possibile che Ginevra torni improvvisamente a essere un centro interessante e importante?”, ha detto.

Heba Aly, direttrice della Coalizione Articolo 109, un gruppo di organizzazioni della società civile che cerca di aggiornare la Carta delle Nazioni Unite, ha affermato che il mondo ha bisogno di un sistema di governance più inclusivo, efficace ed equo, senza gettare via i concetti delle Nazioni Unite che hanno ancora valore.

“Se facciamo le cose per bene – e penso che Ginevra possa essere la sede di un nuovo sistema multilaterale, così come è stata al centro del multilateralismo 1.0 – dovrebbe contribuire a gettare le basi per il multilateralismo 2.0”, ha detto Aly al pubblico.

“Cerchiamo di riformarlo e rinnovarlo per una nuova generazione, ma manteniamo ciò in cui penso che tutti noi a Ginevra crediamo, ovvero un multilateralismo che sia veramente universale”, ha aggiunto.

>> Il trailer di Letters from Wolf Street, vincitore del premio per il miglior Documentario creativo:

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Valori uniti

In un’intervista a Swissinfo in un caffè di Ginevra, Cotteret, il regista di Disunited Nations, ha dichiarato che i conflitti irrisolti a Gaza e altrove evidenziano perché dobbiamo rinnovare il rispetto per il diritto internazionale e fare pressione sui Governi affinché sostengano il valore delle Nazioni Unite.

“Questo è quello che la gente si dice fondamentalmente: ‘Le Nazioni Unite ci sono, ma sono assolutamente inutili perché non possono fare nulla’. Non sono d’accordo. Le Nazioni Unite possono fare molto. Non è un problema delle Nazioni Unite, ma della miopia delle nazioni”, ha detto. “Dobbiamo pensare in modo diverso, considerando il nuovo mondo in cui dobbiamo vivere”, ha detto Cotteret.

Nonostante le numerose incertezze per il futuro del multilateralismo e della Ginevra internazionale, l’organizzazione del FIFDH rimane impegnata a investire in una cinematografia che sostiene i diritti umani e il diritto internazionale, anche attraverso gli “Impact Days” del festival, eventi dedicati ai professionisti e alle professioniste del settore volti a mettere a confronto idee e a promuovere nuove collaborazioni.

“Negli ultimi sette anni abbiamo sviluppato un programma industriale sulla produzione d’impatto con cineaste e cineasti provenienti da tutto il mondo, che per due giorni riflettono e lavorano insieme su come i film possano diventare strumenti di cambiamento sociale”, ha detto Longobardi, la co-direttrice del festival, a Swissinfo.

“Continueremo a cercare film e voci che possano esprimere non solo il mondo che ci circonda, ma anche quello che vorremmo costruire insieme, in modo da andare in una direzione più ricca di speranza”.

>> Il trailer di Cotton Queen, che ha vinto il primo premio per la Fiction al FIFDH. Sebbene la storia sia ambientata in Sudan, la produzione ha dovuto trasferirsi in Egitto a causa della guerra civile sudanese:

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Articolo a cura di Eduardo Simantob & Virginie Mangin

Traduzione di Marija Milanovic

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