Criticato anche dalla stampa svizzera il G8 di Genova
Il vertice si è chiuso domenica con il comunicato finale dei leader dei principali paesi industrializzati, che tra l'altro si impegnano a ridurre il debito dei paesi più poveri. Ma il summit sarà soprattutto ricordato per i violentissimi scontri tra dimostranti antiglobalizzazione e forze dell'ordine.
“La pazzia di Genova”, così il settimanale Sonntagsblick definisce i tre giorni del vertice, che oltre a un dimostrante ucciso dalle forze dell’ordine, è costato anche “500 feriti e 50 milioni di franchi di danni”. Un vertice “degenerato”, insiste poi il foglio zurighese, citando un commento dell’ex-presidente francese Giscard d’Estaing.
E come il Sonntagsblick, anche tutti gli altri giornali della domenica esprimono perplessità su quanto accaduto. “Un vertice senza futuro”, sentenzia la SonntagsZeitung, secondo la quale non si terranno più riunioni di questo tipo. Le fa eco il settimanale romando Dimanche.ch, che con un gioco di parole (“Le sommet assommé”, il vertice accoppato) sottolinea come i disordini di piazza abbiano messo in ombra i temi discussi dai leader mondiali.
Ma il vertice di Genova non è stato rovinato soltanto dagli anarchici e dai contestatori della globalizzazione: a rendere inconsistente il risultato, nonostante le belle intenzioni esposte nel comunicato finale, ci hanno pensato gli stessi partecipanti, divisi su uno dei temi principali: le misure di protezione del clima previste dal protocollo di Kyoto.
L’altro grande tema affrontato a Genova, la lotta alla povertà, ha trovato i leader del G8 più disponibili, pronti a proseguire sulla strada della riduzione del debito dei Paesi più poveri. E pure nel campo della salute, i grandi sembrano intenzionati a dare una mano, creando un fondo speciale, dotato di 1,3 miliardi di dollari, per la lotta contro l’aids e le altre malattie di massa, come difterite, tubercolosi, tetano, poliomielite e morbillo. Un bel gesto, ma poca cosa, se si pensa che per solo per combattere l’aids ci vorrebbero, secondo l’Onu, dai 7 ai 10 miliardi all’anno.
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