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Cinque grafici spiegano perché nessuno vuole un data center vicino a casa

bambino con cartelli di protesta contro data center
Una manifestazione contro il progetto del data center "Stargate" a Saline, nel Michigan. Le persone residenti temono un aumento delle bollette elettriche e una minore disponibilità d'acqua. Jim West / Science Photo Library

I servizi digitali e l’intelligenza artificiale richiedono data center sempre più grandi e numerosi. Cinque grafici mostrano perché queste infrastrutture sono così controverse, anche in Svizzera.

Per decenni i data center hanno fatto funzionare internet rimanendo quasi invisibili al grande pubblico. Ma ora che crescono di numero e dimensioni, soprattutto per soddisfare la crescente domanda di servizi di intelligenza artificiale (IA), hanno cominciato ad attirare le proteste delle comunità locali.

Cittadine e cittadini in tutto il mondo sono preoccupati per la quantità di elettricità, acqua e suolo necessari al loro funzionamento.

Anche in Svizzera, uno dei Paesi con la più alta densità di data center al mondo, stanno emergendo le stesse tensioniCollegamento esterno. Di recente, attivisti e attiviste per l’ambiente hanno allestito un campo di protestaCollegamento esterno nei pressi del futuro data center di Beringen, nel canton Sciaffusa.

I timori dell’opinione pubblica non sono infondati. Secondo un recente rapporto delle Nazioni UniteCollegamento esterno, entro il 2030 l’intelligenza artificiale (IA) potrebbe consumare tanta acqua quanto 1,3 miliardi di persone e richiedere ogni anno una quantità di elettricità pari a tre volte il consumo combinato di Pakistan, Bangladesh e Nigeria.

Eppure gli investimenti continuano ad aumentare. Nel 2025 le maggiori aziende tecnologiche del mondo hanno investito circa 400 miliardi di dollari nei data center, più dell’intero ammontare degli investimenti nel settore energetico in Africa nello stesso anno. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (AIE)Collegamento esterno, nel 2026 questa cifra dovrebbe superare i 700 miliardi di dollari.

Negli Stati Uniti, diversi Stati hanno discusso restrizioni o moratorie sui nuovi progetti, mentre l’opposizione delle comunità locali ha contribuito alla cancellazione di numerosi data center già pianificati. Dibattiti simili sono emersi anche in Irlanda, nei Paesi Bassi, in Germania e in Brasile.

Questi cinque grafici spiegano perché i data center sono diventati una delle infrastrutture digitali più controverse del momento e perché il dibattito è arrivato anche in Svizzera.

1. La Svizzera è già un Paese di data center

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Nel mondo esistono oltre 11’000 data center. Gli Stati Uniti ne ospitano di gran lunga il numero maggiore, seguiti da Regno Unito, Germania e Cina, secondo le Nazioni Unite.Collegamento esterno In termini assoluti, la Svizzera è dietro a molti dei suoi vicini europei.

Ma rapportando il dato alla popolazione, la Confederazione figura tra i Paesi con la maggiore densità di data center al mondo. Conta infatti circa 13 data center per ogni milione di abitanti (contro circa 12 negli Stati Uniti).

>> La quota di elettricità nazionale che i data center consumano in Svizzera è già tra le più alte in Europa:

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Operatore dentro data center

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IA svizzera

La Svizzera riuscirà a stare al passo con la domanda di energia dei data center? 

Questo contenuto è stato pubblicato al La Svizzera è tra i Paesi con il maggior numero di data center pro capite al mondo, e la quota di elettricità nazionale che consumano è tra le più alte in Europa. Alcune reti elettriche sono già vicine al limite. La rapida crescita dell’intelligenza artificiale potrebbe metterle ulteriormente sotto pressione.

Di più La Svizzera riuscirà a stare al passo con la domanda di energia dei data center? 

Questa concentrazione non è casuale. I data center richiedono una fornitura elettrica affidabile, connessioni internet ad alta velocità e stabilità politica. La Svizzera offre tutte queste condizioni. Gli operatori beneficiano inoltre della vicinanza ai principali mercati europei e di un mix elettrico relativamente economico e a basse emissioni di carbonio.

Anche la presenza di grandi aziende tecnologiche nell’area di Zurigo alimenta il boom dei data centerCollegamento esterno. Inoltre, la neutralità politica della Svizzera e le sue rigide norme sulla sovranità dei dati attirano aziende in cerca di alternative all’archiviazione dei dati negli Stati Uniti, in Cina o nell’Unione Europea.

Come osserva l’AIE, i centri digitali già consolidati continuano ad attrarre nuovi investimenti. Il risultato è una crescente concentrazione di data center in pochi Paesi, tra cui la Svizzera.

2. L’IA sta spingendo la domanda di elettricità a livelli record

grafico consumo AI
Grafico: Kai Reusser, Swissinfo

La domanda mondiale di elettricità dei data center è aumentata del 17% nell’ultimo anno, quasi sei volte più rapidamente di quella complessiva, stima l’IEA. Entro il 2030 il loro consumo energetico potrebbe più che raddoppiare rispetto ai livelli attuali.

L’IA è uno dei principali motori di questa crescita. Secondo l’AIE, il consumo elettrico dei soli server dedicati all’IA triplicherà entro il 2030. Un singolo rack o “scaffale” di server ottimizzato per l’IA consuma tanta elettricità quanto 65 economie domestiche in un anno.

Addestrare e utilizzare grandi modelli linguistici richiede un’enorme potenza di calcolo. Le ricerche stimano che GPT-4 abbia richiesto decine di gigawattora di elettricità per l’addestramento. Inoltre, secondo l’ONU, una ricerca assistita dall’IA necessita di circa dieci volte più elettricità rispetto a una normale ricerca sul web.

Finora la Svizzera è stata meno esposta a questa tendenza rispetto ad altri Paesi, poiché la maggior parte dei data center esistenti supporta principalmente servizi cloud piuttosto che l’addestramento di modelli di IA. Tuttavia, anche la Svizzera sta investendo su progetti dedicati all’IA: il supercomputer di Lugano viene utilizzato per addestrare il modello linguistico svizzero Apertus, mentre a Basilea è stato recentemente inaugurato un nuovo centro di calcolo ad alte prestazioni per l’IA.

Anche se non viene ufficialmente definito un data center per l’IA, il controverso progettoCollegamento esterno di Beringen prevede di supportare carichi di calcolo ad alta densità, inclusi quelli legati all’IA.

Secondo un’interpellanzaCollegamento esterno del consigliere comunale di Sciaffusa Maurus Pfalzgraf, il sito previsto – grande quanto circa due campi e mezzo da calcio – potrebbe consumare, a pieno regime, una quantità di elettricità pari al 75% dell’intero fabbisogno del cantone.

Altri Paesi europei stanno già affrontando il problema del fabbisogno energetico dei data center. In Irlanda, i nuovi allacciamenti di data center nell’area di Dublino sono stati limitati per diversi anni per timori legati al carico eccessivo sulla rete elettrica e a possibili blackout.

Nel Paese si discute ora dell’introduzione di misure come una tassa sui data centerCollegamento esterno, per compensare gli elevati costi energetici che ricadono indirettamente sulle bollette delle famiglie.

3. Il boom dei data center svizzeri è trainato dagli hyperscaler

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Le nuove strutture stanno diventando sempre più grandi, energivore e concentrate.

Uno studioCollegamento esterno commissionato dall’Ufficio federale dell’energia (UFE) mostra che la domanda di elettricità dei data center svizzeri è aumentata di quasi il 20% dal 2019. Nel 2024 i data center rappresentavano il 3,6% del consumo elettrico nazionale, quasi quanto serve alle Ferrovie federali svizzereCollegamento esterno per far circolare tutti i treni della Svizzera per un intero anno.

Entro la fine del decennio, i data center svizzeri potrebbero consumare oltre il 5% dell’elettricità del Paese, secondo lo studio dell’UFE. L’incremento previsto corrisponde al fabbisogno annuo di circa 180’000 economie domestiche.

Quasi tutta questa crescita sarà attribuibile ai data center più grandi, i cosiddetti “hyperscale”, gestiti da colossi come Amazon, Microsoft, Google e Meta. Il loro consumo di elettricità in Svizzera dovrebbe quasi raddoppiare entro il 2030, mentre quello dei data center più piccoli e specializzati è destinato a restare sostanzialmente stabile.

4. L’impronta idrica dei data center in Svizzera è tra le più alte al mondo

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I data center hanno anche un’impronta idrica significativa, sia perché utilizzano acqua per il raffreddamento, sia perché la produzione di elettricità dipende spesso dalle risorse idriche.

In Svizzera, il data center di Beringen dovrebbe utilizzare ogni anno circa 55’000 metri cubi d’acqua per il raffreddamento, un volume paragonabile al consumo domestico di circa 1’000 persone.

A livello globale, nel 2025 il consumo di elettricità dei data center è stato associato a un’impronta idrica stimata di 4’500 miliardi di litri. Entro il 2030 questa cifra potrebbe più che raddoppiare, raggiungendo un livello paragonabile al fabbisogno idrico annuale di base di tutti gli 1,3 miliardi di abitanti dell’Africa subsahariana, secondo le Nazioni Unite.

In varie parti del mondo le comunità locali stanno già vivendo le conseguenze dell’enorme sete d’acqua di queste strutture. In MessicoCollegamento esterno, ad esempio, il boom dei data center promosso dal Governo ha lasciato molti residenti alle prese con razionamenti dell’acqua e interruzioni di corrente.

La Svizzera presenta un paradosso. Il suo mix elettrico è tra i più puliti al mondo grazie soprattutto all’energia idroelettrica. Tuttavia, ciò comporta una delle impronte idriche per unità di elettricità più elevate al mondo: oltre il doppio della media globale, secondo le Nazioni Unite.

>> Il consumo di acqua dolce dei data center svizzeri potrebbe soddisfare il fabbisogno annuo di 400’000-800’000 persone:

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Deviare l’acqua per produrre elettricità può ridurre la portata di alcuni corsi d’acqua. Inoltre, i bacini possono perdere quantità significative di acqua per evaporazione, soprattutto durante i periodi più caldi e secchi.

Ciò significa che anche i data center che dichiarano di avere un consumo d’acqua pari a zero per il raffreddamento possono comunque avere un’impronta idrica indiretta attraverso l’elettricità che utilizzano.

5. I data center svizzeri emettono meno CO₂. Altrove non è così.

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Sebbene i data center consumino enormi quantità di energia, il loro impatto climatico dipende in larga misura da come viene prodotta l’elettricità.

In questo la Svizzera si distingue: tra i principali centri mondiali dei data center, è uno di quelli con la minore impronta carbonica. Ciò è dovuto all’energia idroelettrica e nucleare, che non producono emissioni di CO₂. Solo circa il 3% dell’elettricità svizzera proviene da combustibili fossili.

A livello mondiale, però, il quadro è molto diverso. Secondo le Nazioni Unite, nel 2025 il consumo elettrico dei data center ha generato circa 189 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente. Nonostante gli ingenti investimenti nelle energie rinnovabili e in altre fonti a basse emissioni, entro il 2030 le emissioni complessive associate al consumo di elettricità dei data center potrebbero più che raddoppiare.

Questo significa che il dibattito svizzero è in parte diverso da quello di Paesi che dipendono ancora fortemente dal carbone o dal gas naturale. Negli Stati Uniti, una recente analisi realizzata per il Washington Post Collegamento esternocollega i generatori diesel dei data center all’inquinamento atmosferico, a problemi respiratori e a morti premature.

Con la continua espansione dei data center e la crescente opposizione popolare, il dibattito sull’impatto dei data center sulle risorse naturali e sulla salute pubblica non si esaurirà facilmente.

A cura di Gabe Bullard/VdV

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