Disturbare le onde della delinquenza
In carcere eppure capaci di delinquere grazie ai cellulari. Per contrastare questo fenomeno, la Svizzera sta studiando il modo di disturbare le telefonate.
Francia e Gran Bretagna hanno già introdotto dei disturbatori per cellulare nelle carceri. A fine luglio verrà portato a termine anche il progetto pilota in tre penitenziari elvetici.
L’uso di cellulari da parte dei criminali è stato più volte al centro della cronaca. In Svizzera, l’ottobre scorso ha fatto scalpore il caso di Mohamed Achraf, un presunto terrorista che, pur trovandosi in un carcere elvetico, avrebbe progettato con i suoi complici a piede libero un attentato alla Corte penale spagnola.
Nei penitenziari, i telefoni cellulari sono ovviamente proibiti, ma «i detenuti danno prova di notevole iniziativa quando si tratta di procurarsene uno». Véronique Gigon, vice direttrice dell’Ufficio federale della comunicazione (Ufcom) non nasconde che la situazione è preoccupante.
«In carcere c’è chi organizza l’evasione per telefono, chi minaccia le sue vittime e chi continua a curare i suoi affari occupandosi, per esempio, del traffico di stupefacenti», ha affermato Véronique Gigon nel corso del suo intervento all’incontro annuale dell’Ufcom con la stampa.
Cellulari difficili da scoprire
«Con i mezzi oggi a nostra disposizione è praticamente impossibile evitare che i cellulari arrivino nelle carceri», spiega a swissinfo Véronique Gigon. I pezzi che compongono un cellulare sono sempre più piccoli, non contengono praticamente più elementi rilevabili dai metaldetector e superano quindi i controlli.
Spesso vengono introdotti nel corpo e, anche in caso di sospetti giustificati, una perquisizione corporea può essere eseguita solo da un medico. Posti di fronte al problema, i direttori delle carceri hanno chiesto all’Ufcom il permesso d’introdurre dei disturbatori per rete GMS.
Ancora illegali
Questi dispositivi, chiamati Jammer, sono illegali in Svizzera, così come in Italia e in molti altri paesi, perché potrebbero provocare l’interruzione di un servizio pubblico, quello della telefonia per l’appunto. «Non bisogna sottovalutare la problematica tecnica», spiega la vice direttrice dell’Ufcom.
«Questi dispositivi devono disturbare la zona del carcere, ma non avere influssi sulla rete GSM esterna. Se il campo d’azione non viene delimitato in modo adeguato potrebbe succedere che qualcuno che si trova per caso nelle vicinanze di un carcere non possa effettuare o essere raggiunto da una chiamata d’emergenza».
Per andare incontro alla richiesta dei direttori delle carceri, l’Ufcom ha concesso un’autorizzazione transitoria. Per poter concedere l’autorizzazione, l’Ufcom ha dovuto trovare un accordo con i fornitori di servizi di telefonia mobile che hanno un diritto esclusivo sull’utilizzo delle frequenze GSM.
In futuro, parallelamente a quanto ha fatto l’Unione europea, nella legge sulle telecomunicazioni dovrebbero essere introdotte delle «eccezioni specifiche per ragioni di sicurezza pubblica». In Svizzera l’entrata in vigore della nuova legge è prevista per il 2006.
Progetti pilota ancora in corso
In Europa, i paesi che attualmente hanno già dei disturbatori in funzione nelle carceri sono la Francia, l’Inghilterra e il Lussemburgo. «Da noi sono in corso dei test in tre penitenziari», racconta Véronique Gigon. «La fase pilota termina alla fine di luglio. Analizzeremo i risultati con i rappresentanti delle prigioni e dei fornitori di servizi di telefonia mobile. Si tratta di stabilire l’efficacia dei perturbatori all’interno delle prigioni e di verificare quali sono gli effetti all’esterno».
Anche se i perturbatori di frequenza sono già in uso all’estero, la loro efficacia va valutata caso per caso. «Abbiamo constatato un certo numero di problemi tecnici legati al tipo di perturbatore, ma anche al tipo di prigione. È difficile applicare la stessa soluzione ad un edificio vecchio e a uno in cemento, a un penitenziario di città e a uno di campagna».
Quella dei perturbatori sembra comunque l’unica via percorribile. «Abbiamo preso in considerazione anche altre soluzioni», conclude Véronique Gigon, «ma si sono rivelate difficili da mettere in pratica o inefficaci».
I sistemi che individuano i cellulari quando questi emettono dei segnali non riescono a impedire ai detenuti di comunicare con l’esterno. «Prima che la guardia individui e arrivi alla cella da dove è partito il segnale, il cellulare viene fatto sparire, gettato dalla finestra, messo all’interno del corpo…».
swissinfo, Doris Lucini, Bienne
In Svizzera l’impiego di disturbatori di frequenza per cellulari è proibito.
La nuova legge sulle telecomunicazioni, che dovrebbe entrare in vigore nel 2006, prevede delle eccezioni se in gioco c’è la pubblica sicurezza.
L’introduzione di perturbatori per cellulari è attualmente testata in tre penitenziari elvetici: Regensdorf, Lenzburg e Champ-Dollon (Tônex).
Mercoledì 13 luglio, l’Ufficio federale della comunicazione ha tenuto a Bienne il suo annuale incontro con la stampa.
Sono state presentate delle considerazioni in merito alla diffusione del digitale terrestre e all’avvento del VoIP (voice over internet protocol), ovvero la possibilità di «telefonare» avvalendosi di internet e non di una rete telefonica classica.
L’incontro ha fornito anche l’occasione di discutere del rapporto sul mercato svizzero delle telecomunicazioni nel confronto internazionale e dei progetti pilota in merito all’introduzione di disturbatori per cellulari nelle carceri.
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