Friburgo: si dimette il giudice istruttore del caso Grossrieder
Ancora un colpo di scena legato al caso Grossrieder: il giudice istruttore Patrik Lamon, responsabile dell'inchiesta, si è dimesso. Lo ha annunciato mercoledì il Consiglio di Stato friburghese: contro il magistrato avviato un procedimento amministrativo.
Proprio mentre il ministero pubblico pronunciava la sua requisitoria contro Paul Grossrieder, il governo cantonale annunciava le dimissioni del giudice Lamon, presentate il 23 giugno. Il magistrato ha motivato la decisione affermando che «i rapporti di fiducia indispensabili al proseguimento del suo lavoro non esistono più fra lui e alcuni poliziotti».
Lamon era stato incaricato delle indagini sul caso di Paul Grossrieder, il capo dell’unità antidroga attualmente sotto processo a Friburgo per presunti favoreggiamento, corruzione passiva, violazione del segreto d’ufficio e atti sessuali con un’indiziata. Il giudice istruttore è stato accusato dalla difesa di varie irregolarità.
Il 5 giugno, il collegio elettorale (Consiglio di Stato e Tribunale cantonale riuniti) gli hanno annunciato l’apertura di un procedimento amministrativo nei suoi confronti. La decisione è stata presa sulla base del rapporto Piquerez-Cornu sulle disfunzioni della giustizia friburghese, che il governo cantonale friburghese ha reso pubblico mercoledì.
Il rapporto – di cui il quotidiano «la Liberté» aveva già pubblicato ampi estratti recentemente- ha messo in luce gravi ritardi nel decennio 1988-1998, che hanno permesso ad alcuni casi di cadere in prescrizione. La giustizia friburghese è stata pure accusata di violazioni dei diritti delle parti ad essere ascoltate, di abusi nell’ambito della detenzione preventiva, di violazioni della presunzione di innocenza e di pratiche poco chiare in materia di intercettazioni telefoniche.
Il consigliere di Stato Claude Granjean, responsabile della giustizia cantonale friburghese, ha precisato però che secondo il rapporto Piquerez-Cornu nella maggioranza dei casi i procedimenti non si prestavano a critiche.
swissinfo e agenzie
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