La Quinta Svizzera ha bocciato l’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni!”
La diaspora ha respinto l'iniziativa dell'UDC volta a limitare la popolazione in modo ancora più netto rispetto al resto della Svizzera. Sette svizzere/i all'estero su dieci hanno inserito un "no" nella loro busta di voto. La Quinta Svizzera non ha invece mostrato divergenze nel suo voto sulla riforma del servizio civile.
Domenica, quasi il 55% dell’elettorato elvetico ha detto “no” all’iniziativa dell’UDC “No a una Svizzera da 10 milioni!”, che mirava a limitare la popolazione del Paese a 10 milioni di persone entro il 2050, restringendo drasticamente l’immigrazione.
L’iniziativa è stata respinta in modo massiccio dalle svizzere e dagli svizzeri all’estero. Oltre il 70% dell’elettorato espatriato ha detto “no”, secondo i dati forniti dall’Ufficio federale di statistica (UST).
Il rifiuto è ancora più marcato di quanto lasciassero presagire i sondaggi. Nell’ultimo sondaggio d’opinione condotto da gfs.bern una decina di giorni prima del voto, il 63% delle persone svizzere all’estero interrogate prevedeva di respingere il testo.
Nessuno dei 12 Cantoni per i quali si dispone di tali statistiche fa eccezione.
Come capita spesso, un voto più a sinistra e più urbano
Questo risultato non sorprende Martina Mousson, poiché è conforme al tipico modello di voto delle svizzere e degli svizzeri all’estero. “[Queste persone] votano generalmente più a sinistra”, ricorda la politologa dell’istituto gfs.bern. “Questo è ancora più evidente quando si toccano le questioni europee e dell’immigrazione, perché questa categoria di popolazione dipende fortemente dalle buone relazioni con l’Unione Europea e beneficia anche della libera circolazione”.
L’Organizzazione degli svizzeri all’estero si era d’altronde espressa contro il testo, temendo che potesse indebolire lo status dei circa 480’000 elvetici stabiliti nell’UE.
>> La nostra analisi in sei punti del voto di domenica:
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Sei lezioni da trarre dalla bocciatura dell’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni”
Mousson aggiunge che il voto della diaspora su questo tema segue la scia di quello urbano. In Svizzera, in occasione di questo scrutinio si è manifestata una forte spaccatura tra città e campagna, ed è principalmente nei centri urbani che il rifiuto dell’iniziativa ha raggiunto proporzioni simili a quelle dell’elettorato all’estero.
La politologa rileva inoltre che i timori per l’economia hanno particolarmente fatto pendere la bilancia a favore del “no”. “In Svizzera, quasi tutti concordano sul fatto che l’infrastruttura a volte raggiunga i suoi limiti ma, alla fine, non è per questo che si è votato a favore o contro questa proposta”, analizza. “Questo è ancora più vero per le svizzere e gli svizzeri all’estero, che percepiscono meno le problematiche legate alla densità e maggiormente i rischi economici”.
>> L’analisi del politologo Urs Bieri:
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Un’ampia fetta dell’elettorato svizzero chiede soluzioni per far fronte alle sfide dell’immigrazione
La diaspora ha sostenuto anche la riforma del servizio civile
Secondo oggetto in votazione domenica, l’inasprimento del servizio civile è stato accettato con il 52,5% dei voti. Anche la Quinta Svizzera ha detto “sì” in proporzioni simili (quasi il 52%) e in quasi tutti i Cantoni per i quali si dispone di cifre dettagliate – in alcuni di essi, il “sì” è stato ancora più netto.
Questo risultato è più sorprendente per Martina Mousson, che si aspettava un “no” più marcato tra le svizzere e gli svizzeri all’estero. La spaccatura città-campagna, che si è manifestata su questo oggetto anche nella Confederazione, non si concretizza nel voto della diaspora, osserva. Su questa tematica, le cittadine e i cittadini espatriati per una volta non hanno votato più a sinistra di chi vive in patria.
Come si spiega? La politologa avanza l’ipotesi che “le insicurezze geopolitiche attuali pesino forse ancora di più per le persone che vivono in altri Paesi europei”. “Le tensioni geopolitiche costituiscono comunque il quadro di questa decisione e molte persone ritengono che non sia il momento d’indebolire l’esercito”, ipotizza la specialista.
Una forte mobilitazione
A livello nazionale, questa votazione ha registrato una mobilitazione superiore di dieci punti rispetto alla media dal 2021. Per l’oggetto “No a una Svizzera da 10 milioni!”, che è stato il motore dello scrutinio, la partecipazione si è attestata al 58,9%. Si tratta della seconda più alta partecipazione degli ultimi cinque anni, dopo quella del 28 novembre 2021, in cui il popolo era stato chiamato a pronunciarsi in particolare sulla base legale che istituiva il certificato Covid-19 (65,3%).
Martina Mousson lo attribuisce alla “grande emotività che si è espressa nel dibattito” sull’iniziativa dell’UDC e all’eccezionale copertura mediatica della campagnaCollegamento esterno.
Un’impennata della mobilitazione si osserva anche da parte della diaspora, sebbene in proporzioni minori rispetto a quanto visto in Svizzera. Più del 28% delle persone aventi diritto (46’195 su 164’553) ha votato su questo oggetto, ovvero quattro punti in più rispetto alla media degli ultimi cinque anni.
Si tratta della terza votazione che ha maggiormente mobilitato la diaspora negli ultimi cinque anni, dopo quelle del 26 settembre 2021 (matrimonio per tutte e tutti) e del 3 marzo 2024 (13esima rendita AVS), alle quali aveva partecipato oltre il 28,5% delle persone espatriate.
L’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni!” ha ricevuto anche un’ampia copertura internazionale, il che contribuisce certamente a spiegare questa mobilitazione.
Articolo a cura di Samuel Jaberg
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