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Il pericolo di una lista «nera» del terrore

Tra le persone bandite dalla Svizzera, l'esponente di Al Qaïda Ayman al-Zawahri Keystone

Gli USA considerano gli Hezbollah dei terroristi, l'Europa invece non li include nella «lista nera». E la Svizzera, come reagisce di fronte a gruppi potenzialmente pericolosi?

Pur riconoscendo l’esistenza di possibili estremisti violenti sul suo territorio, Berna preferisce non bandire nessuno. Ne va della neutralità del paese.

In passato è stato collegato alle pagine nere del terrorismo internazionale. Oggi è additato da molti quale principale responsabile della crisi che sta insanguinando il Medio Oriente.

Hezbollah è secondo alcuni paesi (Stati Uniti, Israele e Gran Bretagna in primis) un’organizzazione di stampo terrorista: sul loro suolo, ogni attività del movimento sciita libanese è fuorilegge.

Dello stesso avviso è stato il Parlamento europeo, che nel marzo del 2005 ha adottato una risoluzione che bandisce gli esponenti di Hezbollah. Il Consiglio dell’Unione europea (Ue) non ha però raggiunto alcun accordo in merito: il gruppo nato negli anni ’80 non figura così nella lista «nera» di Bruxelles.

La distinzione tra «buoni e cattivi», tra chi può agire in tutta libertà e chi invece è perseguito è un tema complesso e delicato da affrontare. Non in Svizzera però, visto che di liste che vietano l’attività di organizzazioni terroriste sul suo territorio non ce ne sono.

La Costituzione invece della lista

«Proibire l’attività di organizzazioni in quanto tali, su suolo elvetico, non rientra nella tradizione della Confederazione», indica a swissinfo Guido Balmer.

Le parole del portavoce dell’Ufficio federale di polizia (Fedpol) non devono trarre in inganno: la Svizzera non è da considerarsi un’isola-rifugio che accoglie terroristi, o presunti tali, senza batter ciglio.

A stabilire chi sono gli indesiderati non è una lista costantemente aggiornata come quella dell’Ue, bensì la Costituzione. «L’articolo 185 della Costituzione stabilisce che il Consiglio federale può prendere provvedimenti a tutela della sicurezza interna e esterna», spiega il portavoce di Fedpol.

La giustizia elvetica persegue inoltre le persone che infrangono la legge e quindi anche gli autori di attività terroristiche.

Per ciò che concerne la lotta al finanziamento del terrorismo, il Segretariato di Stato dell’economia può intervenire applicando una serie di sanzioni internazionali (cfr. riquadro).

Al Qaida al bando

Attualmente, l’articolo 185 è applicato nei confronti di una sola organizzazione in quanto tale: Al Qaïda, contro la quale sono state prese delle misure dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, in accordo con la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

«Sulla base del medesimo articolo, in passato sono stati emanati divieti di espressione e decreti di espulsione nei confronti di diverse persone», rammenta Balmer.

Dal momento che non rappresentano una minaccia diretta o un pericolo per la Svizzera – prosegue – Hezbollah e i suoi membri non sono al contrario perseguiti sul territorio elvetico.

Estremisti violenti

La questione della necessità o meno di una lista che proibisca l’attività di organizzazioni terroriste in Svizzera era riemersa nel mese di maggio, dopo che l’Ue aveva aggiunto le Tigri tamil dello Sri Lanka (LTTE o Liberation Tigers of Tamil Eelam) al suo elenco.

Temendo un afflusso di membri indipendentisti del LTTE verso la Confederazione, dopo la messa al bando in Europa, l’ambasciatore srilankese a Ginevra aveva manifestato la sua preoccupazione alle autorità federali.

Un timore non del tutto ingiustificato: nel «Rapporto 2005 sulla sicurezza interna» della Fedpol è chiaramente indicato che problemi irrisolti nei Paesi d’origine possono provocare, in Svizzera, la reazione di gruppi estremisti violenti, tra cui il LTTE.

Mantenere la neutralità

Ciò nonostante, Berna sembra prediligere lo status quo. Anche per non danneggiare la sua immagine di paese neutrale.

«Sarebbe difficile portare il LTTE al tavolo dei negoziati con i rappresentanti di Colombo, come abbiamo fatto a Ginevra, se considerassimo le Tigri tamil dei terroristi», aveva affermato Jean-Philippe Jeannerat, portavoce del Dipartimento degli affari esteri (DFAE).

Il professore Albert Stahel, esperto in sicurezza, condivide la stessa opinione: «Senza liste nere ufficiali la Svizzera mantiene molta flessibilità: se per necessità di politica estera bisogna contattare delle organizzazioni, Berna può agire senza impedimenti», dice a swissinfo.

swissinfo, Luigi Jorio

Poco meno di 50 persone e una quarantina di gruppi o entità figurano sulla lista «nera» dell’Ue (aprile 2004).
In accordo con l’articolo 185 della Costituzione, la Confederazione vieta l’attività sul suo territorio della sola organizzazione «Al Qaïda».

In seguito alla sua adesione alle Nazioni Unite, in virtù del diritto internazionale, la Svizzera è tenuta ad applicare le misure coercitive non militari adottate dal Consiglio di sicurezza dell’ONU.

In base a tali sanzioni, la Svizzera ha istituito misure cosiddette «di embargo» – a carattere economico e finanziario – nei confronti di trasgressori del diritto o di perturbatori della sicurezza internazionale (terroristi).

L’applicazione delle sanzioni internazionali avviene tramite ordinanze emanate del Consiglio federale. Il Segretariato di Stato dell’economia (seco) è l’autorità competente per l’esecuzione di simili ordinanze.

Attualmente sono in vigore sanzioni nei confronti delle persone e delle organizzazioni legate a Osama bin Laden, al gruppo «Al-Qaïda» o ai Taliban. Sulla lista figurano poi paesi come l’Iraq, il Myanmar (Birmania), la Sierra Leone, o la Repubblica democratica del Congo.

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