Il rammarico dell’ambasciatrice statunitense
La diplomatica ha espresso a Micheline Calmy-Rey il suo rammarico per la morte del cittadino svizzero-iracheno ucciso a Bagdad da proiettili statunitensi.
Durante un incontro con l’ambasciatrice USA, la ministra degli esteri elvetica si è detta «costernata» per quanto accaduto e ha chiesto di nuovo agli Stati Uniti a far luce sul caso in tempi brevi.
Le circostanze della morte di Salah Jmor, un uomo di origini curde in possesso della doppia cittadinanza svizzera e irachena sono state «discusse a fondo» martedì durante un incontro tra la ministra degli esteri elvetica Micheline Calmy-Rey e l’ambasciatrice statunitense a Berna Pamela Willeford.
Secondo il portavoce del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) Ivo Sieber, la rappresentante statunitense ha espresso il suo «rammarico» e ha assicurato a Micheline Calmy-Rey che l’ambasciata degli Stati Uniti a Berna farà tutto quanto è in suo potere per far luce sul caso.
Inchiesta del Pentagono
«Stiamo raccogliendo le informazioni», ha dichiarato da parte sua Daniel Wendell, portavoce dell’ambasciata statunitense, aggiungendo che è troppo presto per dire quanto durerà l’inchiesta condotta dal Pentagono.
«Per ora si tratta di un’inchiesta americana», ha chiarito Wendell, rifiutandosi di speculare su un’eventuale coinvolgimento delle autorità svizzere nell’indagine.
Il DFAE aveva già chiesto alle autorità statunitensi di procedere ad un’inchiesta per far chiarezza sulle circostanze di quello che appare come un errore fatale delle forze armate statunitensi.
«Quando avremo ricevuto una risposta da parte degli Stati Uniti, decideremo eventuali passi supplementari», ha dichiarato Ivo Sieber. Lunedì il Partito socialista di Ginevra, di cui Salah Jmor era membro, ha sollecitato un’indagine «indipendente», con la partecipazione delle autorità svizzere e irachene.
Ucciso sull’autostrada di Bagdad
Il 49enne Salah Jmor, che viveva in Svizzera da 25 anni, ha perso la vita il 28 giugno scorso mentre stava viaggiando su un’autostrada di Bagdad in un’automobile guidata dal fratello.
Secondo la famiglia, l’uomo è stato raggiunto da una pallottola sparata da una soldatessa statunitense che si trovava in un convoglio di tre veicoli militari.
Nei giorni scorsi la famiglia ha fornito nuovi dettagli sul dramma. «Stavo guidando quando ho sentito un rumore secco. Mio fratello si è accasciato. Ignoravo chi avesse sparato perché eravamo leggermente a monte degli americani. Poi ho visto il sangue scorrere», ha raccontato Abdel Jabar, 38 anni all’agenzia AFP.
La polizia ha bloccato la strada, poi il convoglio statunitense si è avvicinato. «Due o tre soldati sono scesi, hanno visto mio fratello morto e hanno detto semplicemente: ‘siamo desolati’, poi un’ambulanza irachena ha portato via il corpo», ha aggiunto l’uomo.
I parenti di Jmor domandano ora giustizia: «I colpevoli devono essere condotti davanti alla giustizia e l’esercito americano deve pagare per il sangue versato», ha dichiarato Abdel Ramane, 70 anni, padre della vittima.
Appello alla Svizzera
Madre di tre bambini, la vedova di Salah Jmor, che vive in Svizzera dal 1990 e possiede la nazionalità elvetica, ha detto di volersi battere fino alla fine per ottenere giustizia. E ha lanciato un appello alle autorità svizzere.
«Non faccio affidamento sulle autorità irachene, che sono nelle mani del presidente statunitense George Bush. Ma confido nel governo svizzero, perché è il paese dei diritti dell’uomo e della giustizia», ha detto la donna. «Chiedo di ottenere giustizia da parte degli Stati Uniti, per mio marito e per i miei figli».
swissinfo e agenzie
Di origine curdo-irachena, Salah Jmor viveva da 25 anni in Svizzera. Dopo aver studiato all’Istituto universitario di studi sullo sviluppo (IUED) di Ginevra, aveva ottenuto un dottorato all’Istituto superiore di studi internazionali.
Da cinque anni era membro del Partito socialista di Ginevra, città in cui aveva creato una propria azienda, la Jmor Business & Consulting.
Impegnato per la causa curda e contrario all’intervento statunitense in Iraq, Jmor aveva pubblicato vari saggi dedicati al Kurdistan.
Secondo una fonte vicina al presidente del Kurdistan iracheno citata dal settimanale «NZZ am Sonntag», Salah Jmor sarebbe stato in lizza per un posto di ministro nel governo curdo-iracheno.
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