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Iniziativa per le quote femminili in politica: le donne aspetteranno

Niente da fare per l'iniziativa delle quote, bocciata con oltre l'80 percento. Le donne costituiscono il 51,2 percento della popolazione in Svizzera, ma sono destinate a restare ancora per decenni una chiara minoranza in tutte le istanze politiche.

È sorprendente l’altissima percentuale di no a questa iniziativa, alla quale numerosi osservatori destinavano una migliore sorte, pur non scommettendo certamente sul suo successo.

Ricordiamo che la storia dell’iniziativa delle quote su cui si è votato inizia il 3 marzo 1993. Quel giorno, l’Assemblea federale preferisce il socialista Francis Matthey alla candidata ufficiale Christiane Brunner. Matthey rifiuta la nomina a consigliere federale e una settimana dopo, con la pressione di migliaia di donne scese in piazza, viene eletta Ruth Dreifuss.

Il comitato promotore dell’iniziativa denominata “per un’equa rappresentanza delle donne nelle autorità federali”, detta anche “iniziativa del 3 marzo”, è composto di rappresentanti femminili dei partiti politici di ogni tendenza, di organizzazioni femminili e di sindacati.

In sostanza, l’iniziativa rivendicava l’iscrizione nella Costituzione del principio secondo cui le donne devono essere equamente rappresentate nelle autorità federali e nelle amministrazioni. Il Consiglio federale avrebbe dovuto comprendere almeno tre donne e fino all’adempimento di questa condizione ogni seggio vacante sarebbe stato assegnato a una donna.

Niente più uomini nemmeno al Tribunale federale, fino a quando le donne giudice avrebbero raggiunto il 40 percento. Il Consiglio degli Stati sarebbe stato composto di una deputata e di un deputato per ciascun Cantone. Alla Camera bassa il numero di donne e di uomini sarebbe stato il più possibile vicino al 50 percento per ciascuno dei due sessi.

Nella camera bassa le donne sono oggi il 23 percento, soltanto il 19 percento nella Camera alta. La tendenza di questi ultimi anni è leggermente in crescita, ma non mancano momenti in cui si marcia sul posto o addirittura si fa marcia indietro.

Da rilevare che ben dieci cantoni o semi-cantoni non inviano a Berna alcuna rappresentante femminile nel Consiglio nazionale. Il Cantone di Ginevra è l’unico rappresentato a Berna da due senatrici. La percentuale di donne è nettamente più elevata nei partiti della sinistra, mentre più ci si sposta a destra e meno donne si trovano.

La Svizzera, dove le donne hanno ottenuto il diritto di voto nel 1971, si situa al di sotto della media dell’Europa dei 15. Nell’Europarlamento il 27 percento dei deputati è di sesso femminile. Fa certo nettamente meglio di Italia, Francia, Grecia o Irlanda, dove le cifre della presenza femminile dei rispettivi parlamenti variano dal 6 al 13 percento.

La Svizzera è però ben lontana dai primati dei paesi nordici, dove la proporzione di donne sfiora talvolta il 50 percento. Quei Paesi non hanno introdotto quote vincolanti, ma i partiti si sono impegnati volontariamente a rispettare una quota di donne nelle liste elettorali e l’infrastruttura sociale a disposizione permette alla donna di essere più attiva anche in politica.

A suo tempo il Consiglio nazionale aveva respinto l’iniziativa con 112 voti contro 48. La Camera alta l’aveva bocciata con 36 voti contro 4.

Mariano Masserini

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