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La Storia presenta il conto a Milosevic

Uno scenario che solo un anno fa sembrava impossibile: Slobodan Milosevic incarcerato e chiamato a rispondere dei crimini che hanno insanguinato un decennio nei Balcani. Keystone

Caduta libera per l'ex presidente della Federazione jugoslava portato davanti al Tribunale penale internazionale dell'Aja. Monito a chi guida un Paese con forza e violenza.

Sembrava impossibile

Un anno dopo la rivolta popolare che portò alla caduta di Slobodan Milosevic, l’ex presidente jugoslavo è sotto processo all’Aja. La più recente accusa che il tribunale Onu gli ha fatto piombare tra capo e collo è quella di genocidio.

Tre tappe importanti, nella storia più recente, per la cronaca di una caduta annunciata. Nel 1999, durante i bombardamenti Nato contro la Serbia – sotto Milosevic da 13 anni – il Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia ha lanciato la “scomunica” contro Milosevic, rendendo pubblica la sua incriminazione, in particolare per crimini contro l’umanità commessi in Kosovo, a partire dal gennaio dello stesso anno.

La svolta

Il 2000 è stato l’anno in cui la “buona” sorte ha definitivamente voltato le spalle a Milosevic, protagonista della tormentata storia balcanica per oltre un decennio.

Il 24 settembre Milosevic ha perso le presidenziali contro l’avvocato Vojislav Kostunica, rappresentante dell’opposizione. Fu il caos: nonostante i conclamati brogli, Milosevic non ne voleva sapere di cedere il potere. Le proteste hanno però avuto un peso decisivo a favore dell’elezione di Kostunica alla presidenza jugoslava. “Finalmente è finita”, è stata una delle frasi più ricorrenti tra la gente.

Da eroe popolare a reietto: sotto forti pressioni internazionali Belgrado ha arrestato, all’alba di un concitato primo aprile 2001, il suo ex uomo forte, accusato di corruzione, abuso di potere e malversazione.

Preso nella rete

L’arresto di Milosevic è stato salutato con entusiasmo dalla comunità internazionale, che non intendeva però accontentarsi di un processo a Belgrado.

L’estradizione quindi ci fu, soprattutto perché la mancata consegna sarebbe stata “punita” dal circuito finanziario internazionale che conta. La sua consegna è stata definita dal procuratore Capo del Tpi Carla Del Ponte “una svolta importante”. Milosevic, che non riconosce tuttora la legittimità del Tpi, ha parlato di “rapimento”.

Instancabile “cacciatrice”

Un anno fa la svizzera Carla Del Ponte sembrava l’unica a credere che l’estradizione di Milosevic, e il processo a suo carico al Tpi, fossero possibili. Per mesi Carla Del Ponte ha fatto la spola tra l’Aja e Belgrado, facendo pressioni sulla dirigenza jugoslava perché arrestasse Milosevic, e in seguito per ottenerne l’estradizione.

Il braccio di ferro fra il Procuratore capo del Tpi e il presidente Kostunica ha avuto momenti molto aspri, al punto che la Del Ponte ha più volte definito Kostunica “un uomo del passato”, accusandolo così di non voler far realmente voltare pagina al Paese.

La sua risolutezza l’ha portata ad essere fischiata e chiaramente osteggiata durante i suoi incessanti viaggi in Jugoslavia dalla popolazione belgradese, che la accusava di essere il fantoccio degli Stati Uniti.

Un processo politico?

A molti osservatori il mandato di cattura è sembrato più l’apice di una diatriba politica contraria alla dirigenza serba che un passo giuridicamente fondato.

“Il processo contro Milosevic”, afferma a swissinfo Walter Giacardi del Centro italiano Studi per la Pace, “rappresenta sicuramente un passo avanti della giustizia internazionale. Anche perché è un modo di condannare quello che è capitato nella ex Jugoslavia. Bisogna dire che allora, durante la guerra di Bosnia, la comunità internazionale non è intervenuta tempestivamente. Il fatto di aver istituito questo tribunale e il fatto di riuscire a fare un atto d’accusa nei confronti di un Capo di Stato ancora in carica rappresenta sicuramente un passo importante per la giustizia internazionale”.

Il messaggio è chiaro: il concetto di sovranità, inteso come privata proprietà, è superato, i dittatori non si sentano più intoccabili.

Ma c’è chi storce il naso

“Sembra che si sia voluto demonizzare qualcuno quando le colpe e le responsabilità non sono solo della persona Milosevic. In quel momento era comodo riconoscere in lui il diavolo, diavolo che invece adesso, come tutti sappiamo, viene impersonificato da qualcun altro”.

Milosevic non ha un almeno un pò di ragione quando dice di non riconoscere la legittimità del Tpi? “Il fatto è”, afferma Walter Giacardi, “che Milosevic in Patria era considerato un eroe, perché voleva tenere il Kosovo che, non dimentichiamolo, è una regione interna. Non si è trattato di una guerra tra Stati ma di un conflitto civile per bloccare un movimento che voleva la secessione. Insomma, il Tpi è un tribunale di guerra che giudica qualcosa che non è di guerra. Si, è un pò paradossale”.

Fa infine riflettere il fatto che le prove a suo carico siano state fornite soprattutto da Paesi che hanno combattuto contro Milosevic, e quindi dell’Alleanza Nato, e fa riflettere anche il fatto che non si è ancora indagato nei confronti dei responsabili delle altre etnie tanto quanto si è indagato su Milosevic.

Milosevic si, la Nato no

I sostenitori di Milosevic accusano questo tribunale di rigettare sistematicamente qualsiasi causa si cerchi di intentare contro la Nato. È il caso dei danni collaterali – le vittime civili – provocati dai bombardamenti alleati nella guerra del Kosovo.

Milosevic ha inoltre criticato il fatto che l’Onu lo faccia processare da un Tribunale finanziato dall’accusa. Per Walter Giacardi il Tpi deve essere accettato per quello che è: “La sua non indipendenza economica può far pensare. Ma, in ogni caso, la creazione di questo Tribunale è una cosa positiva”.

Insomma, il tribunale può essere criticato; sta di fatto che le violazioni e i crimini, ci sono stati. E bisogna pur cominciare a punirli a livello internazionale, lanciando il messaggio che nessuno – ipoteticamente – è impunibile.

La lezione del caso Milosevic

C’era bisogno che intervenisse un tribunale per spiegare che Milosevic è colpevole? Il processo all’Aja ha comunque una portata storica. “È senz’altro meglio cercare di fermare le atrocità mentre sono in divenire piuttosto che mantenerne solo memoria postuma.

Ma sia altrettanto chiaro”, conclude Walter Giacardi, “che simili processi non devono rappresentare la giustizia dei vincitori. Il Tpi deve dimostrare che indaga anche sui Paesi occidentali connessi al caso Milosevic”.

Le indagini dovrebbero contemplare anche le responsabilità dei vertici politici e militari statunitensi e britannici. “Ciò potrebbe anche non portare a grandi risultati, ma almeno il Tpi dimostrerebbe di non muoversi solo in una direzione”.

Se il Tribunale dell’Aja non dovesse mostrare il suo impegno anche nei confronti dei vincenti, la causa della giustizia al di sopra dei singoli poteri nazionali potrebbe fare un grande passo indietro.

Maddalena Guareschi

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