Le reazioni dopo il bagno di sangue
La sparatoria di giovedì mattina nella sala del Gran Consiglio di Zugo ha provocato la morte di 14 persone, oltre a quella dell'attentatore. Si tratta di tre membri dell'esecutivo cantonale e di undici parlamentari. L'attentatore suicida è stato identificato. E' esclusa la matrice politica: ha agito per vendetta. Dalla Svizzera e dal mondo arrivano le dimostrazioni di cordoglio.
Verso le 10.30 di giovedì un individuo in uniforme da poliziotto è penetrato nel palazzo del parlamento cantonale di Zugo, correndo attraverso i corridoi. Una volta nella sala dei deputati ha cominciato a sparare all’impazzata.
La polizia ha confermato, in una conferenza stampa indetta alle 17.00, che nella sparatoria sono decedute, oltre allo stesso attentatore, 14 persone fra i deputati del Gran consiglio ed i rappresentanti del governo cantonale. Altre 10 persone sono ferite; tra queste soltanto una rimane in condizioni critiche.
«Mi sono gettato a terra fingendomi morto»: il granconsigliere Konrad Studerus (PPD), miracolosamente scampato alla strage. «Un collega si è affacciato con un’espressione terrorizzata. Accanto a lui vi era la consigliera di Stato Monika Hutter che è stramazzata a terra».
Studerus, pensando ad un improvviso malore, si è alzato per prestarle soccorso. Ma poi qualcuno ha gridato: «giù!» e nello stesso tempo ha avverito «qualcosa come una frustata alla schiena». Solo più tardi si sarebbe reso conto di essere stato colpito.
«Per lunghi minuti si è sparato in continuazione e a un certo punto è stata lanciata una bomba a mano». Nella sala del Gran Consiglio si è sviluppato un fumo denso.
«Vi sono state altre sequenze di colpi, poi silenzio, poi altri singoli spari». «Ho pensato: adesso vengono ammazzati quelli che ancora sono in vita e non mi sono azzardato nemmeno a fiatare». Un collega lo ha poi trascinato in salvo.
Le vittime
I tre membri del governo di Zugo morti nella strage sono la responsabile della sanità Monika Hutter-Häfliger, il direttore del dipartimento delle costruzioni Jean-Paul Flachsman e il collega responsabile dell’interno Peter Bossard. Insieme a loro hanno perso la vita undici deputati.
Altri due consiglieri si Stato sono feriti: il presidente del governo e direttore del dipartimento di giustizia e polizia Hanspeter Uster è stato colpito da una pallottola che gli ha perforato il polmone, mentre il direttore della pubblica istruzione Walter Suter è stato colpito ad una gamba.
Due dei sette membri del governo sono rimasti illesi: si tratta del direttore dell’economia pubblica Robert Bisig e della resposabile delle finanze Ruth Schwerzmann.
Gli altri feriti sono tutti dei parlamentari dei vari gruppi politici che partecipavano alla seduta ordinaria del parlamento cantonale.
L’autore della strage
L’autore della strage di Zugo è Friedrich Leibacher, un 57enne domiciliato a Zurigo. Nel suo gesto disperato sembre essere stato guidato dalla rabbia e dalla vendetta.
Secondo quanto è stato indicato alla conferenza stampa, l’uomo aveva sporto sette denunce per abuso d’autorità contro diverse personalità della vita pubblica di Zugo. Denunce che sono state tutte respinte dal Tribunale cantonale di Zugo, che le ha giudicate infondate.
Le critiche dello sparatore si riferivano in particolare all’azienda di trasporto «Zugerland», che sottostà alla competenza del consigliere di Stato Robert Bisig, uno dei due membri del governo rimasti illesi.
Durante la sua azione criminale, il tiratore avrebbe gridato più volte chiedendo che la sua richiesta venisse nuovamente presa in considerazione.
Maggiore sicurezza
In seguito ai gravi fatti avvenuti sono stati sospesi i lavori delle camere federali a Berna. Il presidente del Consiglio nazionale Peter Hess, originario di Zugo, ha interrotto i lavori della Camera alle 12.10.
Nel frattempo il dispositivo di sicurezza di Palazzo federale è stato rafforzato. Da subito l’entrata dell’edificio è presidiata da due agenti di polizia armati che controllano rigorosamente l’identità e i bagagli dei visitatori. Da lunedì entrerà inoltre in funzione un metaldetector simile a quello impiegato negli aeroporti.
Negli ultimi tempi sono diventati sempre più numerosi gli abusi a Palazzo federale da parte del pubblico, ha indicato alla stampa il vice segretario generale del Parlamento Hans-Peter Gerschwiler. Alcune misure di sicurezza erano già state introdotte e altre erano state pianificate. Ora i servizi del parlamento hanno deciso di applicare immediatamente tutti i provvedimenti.
Ogni persona che entra a Palazzo federale – compresi i parlamentari e le visite internazionali – dovrà ora sottostare a un’accurata verifica dell’identità e sarà obbligata a portare la tessera di riconoscimento.
Le manifestazioni di solidarietà
Il Consiglio federale ha espresso la sua costernazione attraverso il portavoce Achille Casanova. Le bandiere di Palazzo federale sono state abbassate a mezz’asta.
Il presidente della Confederazione Moritz Leuenberger si è recato in serata sul luogo della strage. «La spirale della violenza minaccia i valori, sui quali è fondato lo Stato: un dramma come quello consumatosi nel parlamento cantonale di Zugo mette in pericolo l’esistenza di un sistema democratico come quello elvetico”, ha affermato fuori dal luogo del folle gesto.
Anche da tutti gli altri cantoni elvetici sono arrivate testimonianze di solidarietà.
I deputati dell’Assemblea plenaria del Consiglio d’Europa, riuniti a Strasburgo hanno osservato un minuto di silenzio. Il presidente dell’assemblea, Lord Russel-Johnston ha scritto un messaggio al Parlamento elvetico “Per comunicare a nome di tutti i membri del Consiglio d’Europa il profondo sgomento e la solidarietà verso il popolo svizzero”.
Messaggi ufficiali di cordoglio sono giunti anche dalla Gran Bretagna, dalla Germania e dal Parlamento slovacco. Il presidente della Camera dei deputati italiana, Pierferdinando Casini, si è a sua volta soffermato sull’accaduto, interrompendo i dibattiti. I deputati si sono alzati in piedi per rendere omaggio alle vittime della strage.
swissinfo e agenzie
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