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Libraio prosciolto in Cassazione dall’accusa di razzismo

Il procuratore generale del Canton Ginevra Bernard Bertossa ha promosso l'accusa ed inoltrato il ricorso nei confronti del libraio. Keystone / Laurent Gilieron

Tenere in libreria libri revisionisti, senza fare pubblicità per venderli, non viola la norma anti razzismo: chi lo fa non agisce «pubblicamente», come chiesto dall'articolo 261 bis del Codice penale. Lo ha sentenziato il Tribunale federale (foto).

La sentenza, le cui motivazioni sono state rese note lunedì, si riferisce ad un ricorso presentato contro la sentenza di assoluzione dell’agosto scorso di un libraio ginevrino, accusato di discriminazione razziale, per aver messo in vendita «I miti fondatori della politica israeliana», opera del controverso filosofo francese Roger Garaudy.

Il libraio era già stato prosciolto dalla giustizia di Ginevra, ma contro questa decisione avevano interposto ricorso sia il procuratore generale del Canton Ginevra Bernard Bertossa, sia la Lega internazionale contro il razzismo e l’antisemitismo (LICRA).

Il procuratore Bertossa sosteneva che il libraio non aveva alcun controllo dei clienti e che, quindi, costoro avebbero potuto far conoscere l’opera ad una cerchia più ampia di destinatari.

Secondo il Tribunale federale invece non si tratta di tenere conto delle eventualità, ma di vedere se il rischio si è poi concretamente realizzato. Nel caso in esame la Camera penale ginevrina non aveva costatato nessuna larga diffusione del volume, acquistato da alcune persone nel 1996.

Il libraio non può nemmeno essere considerato complice di Roger Garaudy, puntualizzano i giudici federali. La complicità presuppone infatti che la persona incriminata fornisca un aiuto a commettere un reato. In realtà il libraio ha agito indipendentemente, non di concerto con Garaudy, nel decidere autonomamente di commercializzare il volume.

Fin dal suo apparire «I miti fondatori della politica israeliana» ha provocato enorme scalpore. Garaudy vi sostiene che Israele parla di Olocausto, per giustificare la sua politica di repressione dei palestinesi. L’opera dell’ex dissidente comunista convertito all’Islam, esprime anche dubbi sull’esistenza delle camere a gas naziste durante la seconda guerra mondiale.

swissinfo e agenzie

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